Uguali, ma diverse

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Le specie criptiche, o specie gemelle, sono delle vere e proprie specie, caratterizzate dall’essere molto simili fra loro, addirittura non distinguibili ad occhio. A noi umani questa caratteristica intriga molto: siamo abituati a riconoscere le cose e le specie soprattutto ad occhio: se per un’ipotesi assurda l’umanità comprendesse più di una specie, ci troveremmo in difficoltà a riconoscere potenziali partner.

Le specie criptiche, o specie gemelle, sono delle vere e proprie specie, caratterizzate dall’essere molto simili fra loro, addirittura non distinguibili ad occhio. A noi umani questa caratteristica intriga molto: siamo abituati a riconoscere le cose e le specie soprattutto ad occhio: se per un’ipotesi assurda l’umanità comprendesse più di una specie, ci troveremmo in difficoltà a riconoscere potenziali partner. In quali gruppi zoologici sono più frequenti le specie criptiche? Verrebbe da dire: in quei gruppi che non si riconoscono con la vista. Se i membri di una specie si riconoscono l’un l’altro mediante i suoni emessi, oppure mediante organi di senso chimici, non c’è possibilità di errore, anche se le diverse specie – o comunità riproduttive – hanno aspetto identico o quasi!

Uno studio di Markus Pfenninger e Klaus Schwenk apparso recentemente sul giornale open access BMC Evolutionary Biology (2007, 7:121) ha rivelato una realtà diversa. Gli autori hanno passato in rassegna più di 770 mila articoli zoologici pubblicati negli ultimi 28 anni e vi hanno trovato 2207 casi documentati  di specie criptiche. Hanno poi tentato di correlare l’abbondanza delle specie criptiche sia con i gruppi zoologici di appartenenza, che con le diverse aree geografiche, trovando che sono distribuite “a pioggia” un po’ in tutti i gruppi: più numeroso è un gruppo, maggiori sono i casi documentati. Naturalmente, prima di effettuare l’analisi, è stato applicata una correzione che  tenesse conto dei gruppi e degli ambienti sui quali sono stati pubblicati più articoli. 

Questa conclusione, se da un lato lascia aperto il problema del “perché” esistono le specie criptiche, dall’altro invita i ricercatori nel campo della sistematica (come è noto si tratta di una specie in via di estinzione!) a considerare la possibilità che in ciascuno dei gruppi zoologici esaminati possano coesistere più specie senza che noi, coi nostri limitati mezzi (gli occhi!) che ne rendiamo conto.

Marco Ferraguti