Addio pesci d’Italia

“La condizione della fauna ittica italiana è piuttosto grave ed è lo specchio di una situazione di degrado generalizzato della rete idrografica superficiale: delle circa 50 specie autoctone di pesci solo una, il Cavedano (Leuciscus cephalus), può essere oggi considerata non a rischio; tutte le altre, comprese le 22 specie endemiche o subendemiche, sono da considerare a diverso grado in

“La condizione della fauna ittica italiana è piuttosto grave ed è lo specchio di una situazione di degrado generalizzato della rete idrografica superficiale: delle circa 50 specie autoctone di pesci solo una, il Cavedano (Leuciscus cephalus), può essere oggi considerata non a rischio; tutte le altre, comprese le 22 specie endemiche o subendemiche, sono da considerare a diverso grado in pericolo di estinzione.” Questo è lo sconcertante scenario che è stato palesato l’ultimo rapporto del WWF, intitolato “Acque in Italia. L’emergenza continua: a rischio molte specie di pesci“. L’intero resoconto è disponibile e scaricabile online.

In questo triste elenco, 3 specie, lo storione comune (Acipenser sturio), lo storione ladano (Huso huso) e la lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis), sono già da considerarsi estinte nel nostro paese, mentre altre 22 sono, in maniera diversa, in pericolo di estinzione.

Tra le principali cause di questo declino si contano l’inquinamento, la distruzione e la frammentazione degli habitat naturali e l’introduzione di specie aliene predatrici o portatrici di patologie, nonchè la mancata applicazione da parte dell’Italia di norme internazionali, come la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE e la Direttiva Habitat 92/43/CE.

Per la tutela della biodiversità acquatica italiana saranno necessari dunque  numerosi interventi di miglioramento ambientale, tramite procedure di rinaturazione della rete idrica superficiale, monitoraggio capillare e piani d’azione particolareggiati per le specie ittiche più a rischio, nel più breve tempo possibile. L’allarme da parte della società civile e dalla comunità scientifica è stato lanciato, ora la palla passa nelle mani delle istituzioni, nella speranza che, per una volta, non prevalgano solo gli interessi economici.

Andrea Romano

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons