Alla ricerca del freddo

La rivista Global Change Biology pubblica un’interessante ricerca sugli effetti del riscaldamento del pianeta su un piccolo lagomorfo nordamericano, il pika (Ochotona princeps). Lo studio mostra come la distribuzione di pika nella regione del Great Basin, un’ampia area in prevalenza montagnosa nel Nord-Ovest degli Stati Uniti, sia stata fortemente influenzata dai repentini cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro pianeta


La rivista Global Change Biology pubblica un’interessante ricerca sugli effetti del riscaldamento del pianeta su un piccolo lagomorfo nordamericano, il pika (Ochotona princeps).

Lo studio mostra come la distribuzione di pika nella regione del Great Basin, un’ampia area in prevalenza montagnosa nel Nord-Ovest degli Stati Uniti, sia stata fortemente influenzata dai repentini cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro pianeta da alcuni decenni. I ricercatori si sono avvalsi di 110 anni di dati relativi alla distribuzione di questi lagomorfi e 62 anni di dati climatici su scala regionale, individuando profonde modificazioni delle dinamiche di popolazione in particolare nel corso dell’ultimo decennio, in cui le temeperature si sono oltremodo impennate.

Sui 25 siti in cui questi stretti parenti dei conigli erano presenti all’inzio del XX secolo, 10 hanno visto la loro scomparsa. In quasi la metà di questi (4 su 10), però, l’estinzione locale è avvenuta dopo il 1999, ad indicare un effetto del riscaldamento più forte nell’ultimo decennio. Inoltre, i pika, animali strettamente legati a climi freddi, nel corso del secolo hanno iniziato ad abitare le pendici delle montagne ad altitudini sempre più elevate. Tra il 1898 e il 1999, gli animali si sono mossi verso le cime in media di 13 metri per decade, mentre nell’ultimo decennio di ben 145 metri! 

Questa specie non è mai stata considerata in particolare declino e, per questo motivo, a rischio di estinzione. Se si prendono, però, i dati dell’ultimo decennio le cose potrebbero rapidamente cambiare. Emerge ora la necessità di monitorare più assiduamente le popolazioni naturali che in questo periodo di intensi cambiamenti climatici potrebbero risentire più di prima del cambiamento delle condizioni ecologiche.

Andrea Romano


Riferimenti:
Erik A. Beever, Chris Ray, Jenifer L. Wilkening, Peter F. Brussard, Philip W. Mote. Contemporary climate change alters the pace and drivers of extinction. Global Change Biology, 2011; DOI: 10.1111/j.1365-2486.2010.02389.x

Immagine: da Wikimedia Commons