Allarmi e predatori

Sebbene la comunicazione vocale sia ampiamente utilizzata nel regno animale, i primati sono famosi per l’ampia gamma di vocalizzi usati nell’interazione tra membri della stessa specie nei più svariati contesti. Una delle principali spinte selettive che ha contribuito alla diffusione di questo tipo di comunicazione è stata senza dubbio la predazione: la possibilità di comunicare la presenza di un predatore

Sebbene la comunicazione vocale sia ampiamente utilizzata nel regno animale, i primati sono famosi per l’ampia gamma di vocalizzi usati nell’interazione tra membri della stessa specie nei più svariati contesti. Una delle principali spinte selettive che ha contribuito alla diffusione di questo tipo di comunicazione è stata senza dubbio la predazione: la possibilità di comunicare la presenza di un predatore è infatti di vitale importanza, sopratutto nelle specie che vivono in gruppi sociali.

Un recente studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Biology Letters, ha messo in evidenza come i segnali vocali di allarme possano variare, oltre che tra specie affini, anche tra differenti popolazioni della medesima specie. Questo accade quando le pressioni predatorie sono diverse nei differenti contesti ambientali in cui queste vivono. La ricerca ha preso in considerazione alcuni gruppi sociali appartenenti alla specie cercopiteco diana (Cercopithecus diana), una piccola scimmia che abita le foreste pluviali della zona equatoriale dell’Africa Occidentale. In particolare, sono stati analizzati i richiami di allarme antipredatorio di due popolazioni: la prima, nella foresta di Taï, in Costa d’Avorio, interagisce con due principali predatori, il leopardo (Panthera pardus) e l’aquila coronata africana (Stephanoaetus coronatus), mentre la seconda, che vive sull’isola di Tiwai, in Sierra Leone, viene predata quasi esclusivamente dal rapace.

I risultati indicano che non esistono differenze sito-specifiche dei richiami di allarme nei confronti degli attacchi delle aquile e di disturbi generali arrecati al gruppo, mentre esiste, come atteso, una sostanziale diversità delle vocalizzazioni antipredatorie per quanto concerne i leopardi. In particolare, nella popolazione insulare, l’attacco di un leopardo viene percepito come un disturbo generale, a cui segue un generico richiamo di allarme. Al contrario, nella foresta della Costa d’Avorio, il segnale dell’arrivo del felino predatore è indicato da specifiche vocalizzazioni.

La distinzione tra due diversi predatori, in grado di attaccare da punti diversi, uno dall’alto e l’altro dal basso, rappresenta un’importante strategia di difesa per questi piccoli primati e non stupisce che la selezione naturale abbia favorito lo sviluppo di richiami predatore-specifici, udibili e correttamente interpretabili dagli altri membri del gruppo, che possono così mettere in atto comportamenti di elusione differenti.

Andrea Romano


Riferimenti:
Claudia Stephan e Klaus Zuberbühler, Predation increases acoustic complexity in primate alarm calls. Biology Letters, Volume 4, Number 6, Pag 641-644; 10.1098/rsbl.2008.0488

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons