Anche gli uccelli imparano nuove lingue

Secondo un nuovo studio gli individui di una specie di passeriforme australiano imparano a riconoscere nuovi richiami di allarme anche senza aver mai visto chi ha emesso il suono o il predatore che lo ha provocato: uno straordinario esempio di apprendimento sociale


Una capacità diffusa tra gli uccelli è quella di riconoscere i suoni di allarme delle altre specie. Un nuovo studio pubblicato su Current Biology ha individuato che, per la specie Malurus cyaneus, il riconoscimento delle altre “lingue” è frutto di un processo di apprendimento: questa specie impara nuovi richiami di allarme anche senza aver mai visto l’individuo che effettivamente emette il suono o la causa scatenante dell’emissione dell’allarme (in questo caso i predatori).

Malurus cyaneus è una specie di ‘scricciolo’ australiano che possiede un alto grado di dimorfismo sessuale: gran parte del piumaggio dei maschi è, infatti, blu iridescente mentre le femmine sono di colore marroncino. Il team guidato da Robert Magrath si è per lungo tempo interessato all’apprendimento dei richiami di allarme in questa specie e da alcuni studi passati è emerso che questa specie impara a riconoscere un nuovo allarme, diverso dal suono tipico della propria specie, se questo è associato a un modello di predatore, un tipo di apprendimento “per esperienza diretta”. Lo stesso team di ricercatori ha ipotizzato però la presenza di un altro tipo di apprendimento in questa specie: l’apprendimento sociale in cui gli individui apprendono nuovi richiami di allarme direttamente dagli altri individui, imparando quindi a riconoscere il significato di una “lingua” diversa dalla propria.

L’esperimento si è diviso in due parti, in cui nella prima fase i ricercatori hanno riprodotto attraverso degli amplificatori due suoni non familiari a questa specie: il verso che un’altra specie di passeriforme, Acanthiza uropygialis, emette quando si accorge di un pericolo e un generico suono emesso dal computer, simile al verso di un uccello. In questa fase, dopo l’ascolto di ognuno dei due suoni di allarme non familiari, gli uccelli coinvolti non reagivano al loro ascolto. Nella seconda fase, invece, i due suoni non familiari sono stati emessi dagli amplificatori in concomitanza di altri versi che per questa specie erano già avvisi di pericolo. Gli individui, dopo questa fase, avevano imparato ad associare i suoni e quando i due versi inizialmente sconosciuti venivano riprodotti, questi li riconoscevano come segnali di pericolo, dandosi alla fuga non appena li sentivano. L’esperimento ha quindi mostrato che gli uccelli imparano ad associare dei suoni di allarme nuovi a quelli già conosciuti, anche senza vedere direttamente l’individuo che li ha riprodotti o il motivo per cui lo ha fatto.

Questi risultati dimostrano come l’apprendimento sociale avviene molto velocemente in natura attraverso l’ascolto di veri e propri cori di allarme, una tattica sviluppata in conseguenza alla difficoltà che si trova molto spesso nell’individuare i predatori e gli individui che riproducono i suoni di allarme.

Ma non solo: la ricerca ha anche dei possibili risvolti per quanto riguarda la conservazione. Molto spesso, infatti, gli individui appartenenti alle specie minacciate che passano gran parte della loro vita in cattività, vengono catturati quasi subito dai predatori dopo il loro rilascio in natura. Grazie a questa ricerca, gli uccelli possono essere “preparati” alla vita in natura con un periodo di training che potrebbe aiutarli a riconoscere i suoni di allarme delle altre specie e, quindi, a metterli in guardia dai possibili predatori. Un aspetto importante che potrà essere tenuto in considerazione nei futuri programmi di conservazione.


Riferimenti:
Dominique A. Potvin, Chaminda P. Ratnayake, Andrew N. Radford, Robert D. Magrath. Birds Learn Socially to Recognize Heterospecific Alarm Calls by Acoustic AssociationCurrent Biology, 2018; DOI: 10.1016/j.cub.2018.06.013

Immagine: da WikimediaCommons