Arte e pensiero simbolico nell’uomo di Neanderthal

Alcune pitture rupestri rinvenute in Spagna (le più antiche mai ritrovate) risalirebbero a 20.000 anni prima dell’arrivo di Homo sapiens in Europa e sarebbero quindi attribuibili ai Neanderthal. Si tratterebbe di importanti prove a sostegno della capacità di pensiero simbolico da parte dei nostri cugini

L’uomo di Neanderthal, contrariamente a quanto ritenuto in precedenza, era capace di pensiero simbolico, e padroneggiava la pittura ed altre forme d’arte, come la decorazione di conchiglie. A (ri)dimostrarlo sono due articoli pubblicati rispettivamente su Science e Science Advances, che, attraverso la datazione di alcuni manufatti, riconducibili a periodi precedenti rispetto all’arrivo di Homo sapiens in Europa, ne attribuiscono la creazione proprio a Homo neanderthalensis.

L’idea che i Neanderthal fossero una specie rozza e dalle limitate capacità cognitive è stata da tempo superata, grazie anche a numerosi ritrovamenti che hanno permesso di conoscere in maniera molto più approfondita i nostri cugini: è il caso, per esempio, delle strutture architettoniche rinvenute in Francia, delle incisioni su roccia ritrovate a Gibilterra, delle conchiglie colorate di Verona, dell’osso decorato di Zaskalnaya e di numerose altre testimonianze, che in qualche modo hanno sfatato il preconcetto legato alla loro arretratezza cognitiva, e, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti di natura decorativa, ne suggeriscono dei comportamenti puramente simbolici, e non legati quindi alla mera sussistenza.

Attraverso il metodo di datazione del torio-uranio, alcuni ricercatori della University of Southampton e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia hanno effettuato uno studio analizzando alcune pitture rupestri rinvenute in tre differenti siti spagnoli: La Pasiega (in Cantabria), Maltravieso (in Estremadura) e Ardales (in Andalusia). Tale tecnica era già in uso in geologia da decenni ma raramente era stata utilizzata in altri ambiti; essa si basa sull’analisi di residui di carbonato di calcio che si formano sulle pareti rocciose (in questo caso sulle pareti recanti i dipinti) e si prefiggerebbe di essere molto più precisa rispetto alla classica datazione basata sul radiocarbonio.

Dalle analisi effettuate, è emerso che le pitture, effettuate in ocra rossa e raffiguranti una scala, sagome di mani e diverse forme geometriche, risalgono a circa 65.000 anni fa, ovvero 20.000 anni prima che la nostra specie facesse il suo ingresso in Europa. Dai risultati appare come queste pitture rupestri, attribuibili ai Neanderthal, siano le più antiche mai rinvenute (precedentemente si riteneva che le pitture rupestri più antiche si trovassero in Indonesia: Pikaia ne ha parlato qui). In accordo con i ricercatori, la realizzazione di questi dipinti presupporrebbe comportamenti complessi, come la scelta del luogo e della luce, la preparazione dei colori.

Molti autori di questa ricerca, tra cui Dirk Hoffman del Max Planck Institute, hanno poi firmato un secondo studio, nel quale vengono descritte alcune conchiglie, dipinte con pigmenti rossi e gialli e bucate, e rinvenute nella grotta di Aviones, nel sudest della Spagna. Dalle stime effettuate, esse sarebbero risalenti a 115.000 anni fa, e quindi ancora una volta attribuibili a H. neanderthalensis.

Da un lato queste nuove evidenze suscitano numerosi interrogativi, legati soprattutto all’affidabilità delle tecniche utilizzate per la datazione dei reperti. Sarebbe quindi necessario rinvenire in Europa altre forme di arte rupestre riconducibili ai Neanderthal per fugare ogni sospetto.  D’altro canto però, le ultime scoperte non sono le uniche prove del pensiero simbolico dei Neanderthal, bensì si tratta di ulteriori evidenze che si fanno via via sempre più concrete, fino a diventare quasi certezze. La creazione di pitture rupestri è solamente l’ennesima abilità che i nostri estinti cugini sembravano avere prima del nostro arrivo in Europa.  

Appare sempre più chiaro come anche H. neanderthalensis fosse in possesso di avanzate capacità cognitive, a tal punto da produrre oggetti con evidenti significati simbolici. Il pensiero simbolico, ritenuto fondamentale nell’evoluzione umana, non dovrebbe quindi essere considerato di esclusivo appannaggio della nostra specie, ma fu probabilmente ereditato (insieme alle avanzate capacità cognitive) da un antenato comune con i Neanderthal, e non acquisito dalla nostra specie.


Riferimenti:
D. L. Hoffmann, C. D. Standish, M. García-Diez, P. B. Pettitt, J. A. Milton, J. Zilhão, J. J. Alcolea-González, P. Cantalejo-Duarte, H. Collado, R. de Balbín, M. Lorblanchet, J. Ramos-Muñoz, G.-Ch. Weniger, A. W. G. Pike. U-Th dating of carbonate crusts reveals Neandertal origin of Iberian cave artScience, 2018; 359 (6378): 912 DOI:10.1126/science.aap7778

Dirk L. HoffmannDiego E. AngelucciValentín VillaverdeJosefina ZapataJoão Zilhão.
Symbolic use of marine shells and mineral pigments by Iberian Neandertals 115,000 years ago. Science advances, 2018; 4 (5255) DOI:  10.1126/sciadv.aar5255

Credi Imaget: C.D Standish, A.W.G. Pike and D.L. Hoffmann