Beelzebufo, la rana mangia-dinosauri

Uno studio sulla forza del morso di un genere di anfibi attuali svela nuovi retroscena sulle capacità predatorie di una rana del Cretaceo

In una ricerca condotta dalla University of Adelaide’s School of Biological Sciences, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, è stata studiata la forza del morso delle odierne “rane cornute” del Sud America appartenenti al genere Ceratophrys e note comunemente anche come “rane pacman” per via delle grandi dimensioni della bocca e dell’inconfondibile forma arrotondata del corpo.

Questo studio ha rivelato che le “rane cornute”, aventi una larghezza del cranio di quasi 5 centimetri, possiedono una forza del morso di intensità di circa 30 newton, che è di gran lunga superiore a quella della maggior parte delle rane attuali. E’ proprio questa peculiarità a renderle perfettamente in grado di cacciare non solo piccole prede, ma anche altre specie di rane, serpenti e roditori della loro stessa dimensione, che immobilizzano ed uccidono per mezzo delle potenti mascelle.

Lo studio del rapporto esistente tra la forza del morso e la grandezza della testa di questi animali ha permesso di giungere alla conclusione che le “rane pacman” di maggiori dimensioni, dotate di una larghezza del cranio di circa 10 centimetri, possiedono una forza del morso di quasi 500 newton. Questo risultato è paragonabile a quello osservato in altre specie di rettili e mammiferi caratterizzati da una testa di dimensioni simili. E’ proprio tenendo conto del rapporto scalare esistente tra la larghezza del cranio e la forza del morso di Ceratophrys che gli scienziati sono riusciti a stimare per la prima volta quest’ultima grandezza in un particolare genere di rana estinta, chiamato Beelzebufo, ovvero “rana diavolo”.

Questo genere di anfibi è vissuto in Madagascar nel periodo geologico del tardo Cretaceo, circa 68 milioni di anni fa, ed era caratterizzato da una morfologia molto simile a quella della “rana pacman”, anche se presentava dimensioni corporee nettamente maggiori: gli esemplari più grandi possedevano infatti una larghezza della testa addirittura superiore a 15 centimetri. Secondo gli scienziati è proprio grazie alla notevole grandezza del cranio di Beelzebufo se la forza del suo morso, che secondo le stime poteva raggiungere circa i 2200 newton di intensità, era così elevata da poter essere equiparata a quella di femmine adulte di leoni e tigri attuali. Date queste caratteristiche, la “rana diavolo” era, pertanto, quasi certamente in grado di afferrare ed uccidere con le sue possenti fauci non solo animali di piccola taglia, ma anche coccodrilli giovani e cuccioli di dinosauri, che cacciava probabilmente mediante imboscata.

Come afferma il ricercatore Marc Jones, questo studio ha permesso non solo di ampliare le nostre conoscenze sull’ecologia degli anfibi odierni, ma ha aggiunto anche importanti informazioni sul comportamento della specie estinta Beelzebufo, svelandone degli aspetti a dir poco curiosi ed insoliti, che non potevano essere raccontati esclusivamente dal record fossile.


Riferimento:
Lappin A. K., Wilcox S. C., Moriarty D. J., Stoeppler S. A. R., Evans S. E., Jones M. E. H., 2017. Bite force in the horned frog (Ceratophrys cranwelli) with implications for extinct giant frogs. Scientific Reports 7: 11963. DOI: 10.1038/s41598-017-11968-6

Immagine: By Nobu Tamura (Own work) [GFDL or CC BY 3.0], via Wikimedia Commons