Behavioural Ecology Meeting 2018

Il resoconto della quinta edizione del Behavioural Ecology Meeting che si è tenuto a Chioggia il 19 e 20 Aprile: un’opportunità di confronto e di scambio soprattutto per i ricercatori più giovani

Il 19 e 20 Aprile 2018 si è tenuta a Chioggia la quinta edizione del Behavioural Ecology Meeting nella splendida cornice di Palazzo Grassi. Il convegno, organizzato dal gruppo di ricerca di ecologia comportamentale dell’Università di Padova, è stata un’opportunità di confronto per i ricercatori più giovani che hanno presentato al pubblico i risultati delle loro ultime ricerche. Ed era proprio questo l’obiettivo che si erano prefissati gli organizzatori.

«Questo convegno è nato dall’idea di trovare un punto d’incontro con tutta la comunità di behavioural ecologists in Italia» ci ha raccontato Matteo Griggio, professore presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e organizzatore del convegno. «E’ un evento pensato soprattutto per dare la possibilità ai più giovani di apprendere nuove informazioni sul comportamento animale e di partecipare alla discussione dei loro risultati e idee in un contesto informale avvolti dall’atmosfera senza tempo della laguna veneziana»

La prima giornata di seminari è stata introdotta da una plenary di un’ora tenuta da un colosso dell’ecologia comportamentale, Gil Rosenthal, professore all’Università A&M del Texas. Il professor Rosenthal ha per prima cosa affrontato un tema molto importante con un excursus sul concetto, ormai superato, di razza umana e di inferiorità dei “meticci”, ricollegandosi poi al lavoro che insieme al suo gruppo di ricerca sta svolgendo sulla scelta del partner e sul ruolo di questa nell’ibridazione di specie di pecilidi del genere Xiphophorus. Dalle loro ricerche è emerso, infatti, che il riconoscimento della propria specie viene compromesso dall’inquinamento chimico presente nella acque in cui vivono queste popolazioni naturali, situate nelle Prealpi della Sierra Madre Orientale, in Messico, portando alla formazione di ibridi con una fitness minore degli altri. Il professor Rosenthal ha concluso il suo seminario ricordando che anche se l’ibridazione può avere conseguenze negative, essa è una fonte essenziale di diversità, di novità e anche di adattamento all’ambiente.

Nel pomeriggio si sono poi susseguiti i seminari di alcuni giovani ricercatori. Ha iniziato Elisa Ligorio che ha illustrato il suo esperimento di tesi magistrale su una popolazione di cinciarelle (Cyanistes caeruleus) presente nella foresta di Pressabaum a Vienna, che ha avuto come scopo quello di investigare la funzione del display di wing-shivering (un movimento delle ali tipico di questa specie che avviene durante la formazione della coppia) in un contesto predatorio. Martina Magris con uno studio sull’investimento riproduttivo strategico nei maschi del ragno Pisaura mirabilis, una specie in cui i maschi offrono un dono nuziale alla femmina prima dell’accoppiamento (tipicamente una preda avvolta nella seta) e, in particolare, se questo comportamento può essere in qualche modo influenzato dall’opportunità di accoppiamento che si presentano al maschio, data dal numero di femmine a disposizione. Dopo una breve pausa ha continuato Valeria Mazza che ha presentato un lavoro sull’arvicola comune (Microtus arvalis) in cui si è cercato di stabilire se esiste un collegamento tra stile cognitivo, il modo con cui l’individuo affronta un compito, e la sua personalità. I risultati emersi portano all’ipotesi che stile cognitivo e personalità formino una specie di “sindrome” che influenza non solo come gli individui risolvono un compito, ma anche come questo può avere un impatto nella loro fitness. Maria Santacà ha illustrato, poi, come gli animali “vedono” il mondo e in particolare ha riportato i primi risultati dei suoi esperimenti sulla diversa percezione dell’illusione di Delboeuf in diverse specie di pesci teleostei, come il guppy (Poecilia reticulata), lo zebrafish (Danio rerio) e lo scalare (Pterophyllum scalare). Ha proseguito Adriano Wanderlingh che ha presentato il suo lavoro come i lepidotteri licenidi mirmecofili sfruttino i sistemi di comunicazione acustica delle formiche per instaurare con queste delle relazioni mutualistiche o parassitarie. Infine ha terminato la giornata Valeria Torti con un seminario sull’indri (Indri indri), una specie di lemure endemica del Madagascar che ha la capacità di emettere dei canti estremamente complessi usati nelle interazioni intra-gruppo.

La seconda giornata è stata introdotta da un’altra plenary, questa volta tenuta da Francesca Cagnacci, ricercatrice della Fondazione Edmund Mach di Trento, che studia la movement ecology, un ambito che ha preso piede rapidamente negli ultimi anni e che si può definire come un aspetto spazio-temporale dell’ecologia che mira a studiare il movimento degli individui e delle popolazioni animali. Protagoniste delle sue ricerche sono state diverse specie di ungulati, in cui è emersa una diversa probabilità di migrazione di diverse popolazioni della stessa specie. Studiare il movimento degli animali risulta fondamentale per conoscere le risposte dell’animale all’ambiente ed è un aspetto cruciale nello studio dei processi ecologici ed evolutivi.

Ha proseguito poi Jacopo Cecere con uno studio sulla popolazione di falco grillaio (Falco naumanni) di Matera, una delle colonie più grandi d’Europa, in cui, grazie a misure di geolocalizzazione degli individui, è emersa una differenza nel comportamento di foraggiamento degli individui che risulta essere influenzato dalle condizioni meteo. Bruno Esattore ha presentato uno studio svolto in una popolazione di cervi (Cervus elaphus) in cattività all’Institute of Animal Science, in cui si sta ancora lavorando sulla possibile influenza del comportamento di questi cervi sulla loro concentrazione di cortisolo nel sangue. Con Elia Gatto e il suo studio sulla preferenza della scelta del nido in una specie di ape non sociale appartenente alla famiglia Megachilidae, si sono conclusi i talk che hanno preceduto la pausa pranzo.

Il professor Mauro Zordan ha poi introdotto i seminari pomeridiani con uno studio sull’apprendimento in Drosophila melanogaster dove è stata analizzata la risposta neuronale degli individui esposti a diversi stimoli. Ha continuato poi Stefano Podofillini con una ricerca svolta sempre sulla stessa colonia di falco grillaio di Matera, in cui è stato indagato l’effetto dell’integrazione alimentare, attraverso un supplemento di cibo fornito dai ricercatori, sulla migrazione e sulle performance riproduttive degli individui. Beatrice De Felice ha concluso con l’ultimo talk su un tema particolarmente “caldo” degli ultimi mesi, affrontando la problematica ambientale delle plastiche di provenienza antropica. Il suo studio ha avuto come scopo la valutazione della tossicità di microplastiche nei confronti del crostaceo planctonico Daphnia magna e l’utilizzo di variazioni comportamentali come campanello d’allarme.

Sono stati due giorni ricchi di seminari davvero interessanti, una sorta di punto di incontro a cadenza biennale per i giovani ricercatori di biologia comportamentale. «Un convegno come questo è un’opportunità per gli studenti appena laureati, per i giovani dottorandi e ricercatori di conoscersi» ci ha detto Silvia Cattelan, post-doc del gruppo di ecologia comportamentale di Padova e organizzatrice dell’evento «…e magari chi lo sa, di far nascere nuove collaborazioni, come è già successo nei convegni degli anni scorsi».

La quinta edizione di questo convegno è stata una piacevole parentesi, sia per gli organizzatori sia per i partecipanti, da cui si riparte sicuramente carichi di nuove conoscenze e idee per il futuro.

Il programma completo del meeting può essere consultato sul sito ufficiale.


Immagine di Gioia Alfonsi