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Esattamente 150 anni or sono, all’inizio dell’estate (in un giorno imprecisato di giugno) Charles Darwin ricevette una lettera da parte di Alfred Russel Wallace contenente un invito a leggere un saggio di cui Wallace stesso era autore e che riportava “in forma mirabile e con grande chiarezza” una teoria identica a quella di Darwin.Nella sua Autobiografia, Darwin ricorda questo evento scrivendo:

Esattamente 150 anni or sono, all’inizio dell’estate (in un giorno imprecisato di giugno) Charles Darwin ricevette una lettera da parte di Alfred Russel Wallace contenente un invito a leggere un saggio di cui Wallace stesso era autore e che riportava “in forma mirabile e con grande chiarezza” una teoria identica a quella di Darwin.

Nella sua Autobiografia, Darwin ricorda questo evento scrivendo: “Nei primi mesi del 1856, Lyell mi consiglio di scrivere piuttosto estesamente le mie idee ed io incominciai subito a farlo, con un’ampiezza tre o quattro volte superiore a quella che adottai nella stesura definitiva dell’Origine delle specie; tuttavia era solo un compendio del materiale che avevo raccolto, e per circa la metà di questo lavoro continuai ad attenermi a tali proporzioni. Ma i miei progetti furono sconvolti, perchè all’inizio dell’estate del 1858 il signor Wallace, il quale allora si trovava nell’arcipelago malese, mi mandò un saggio “Sulla tendenza delle varietà a distaccarsi indefinitamente dal tipo originale”, in cui si esponeva una teoria identica alla mia (Charles Darwin, Autobiografia, Einaudi, pag. 103)”.

Il saggio di Wallace, divenne un forte stimolo per Darwin a scrivere in modo chiaro (e veloce!) la prima edizione de L’origine delle specie e lo stesso Darwin ricorda che “Un altro elemento di successo del libro fu la sua mole non eccessiva, e questo si deve alla comparsa del saggio di Wallace, ché altrimenti, se lo avessi pubblicato nelle proporzioni con cui avevo cominciato a scriverlo nel 1856, il libro sarebbe risultato quattro o cinque volte più ampio dell’Origine, e pochissimi avrebbero avuto la pazienza di leggerlo (Autobiografia, pag. 106)”.

L’intera vicenda, compresa le reazioni di Darwin rivissute attraverso porzioni di lettere scritte o ricevute da Darwin, è ricostruita nel brillante saggio di Andrew Berry e Janet Browne dal titolo “The other beetle-hunter” pubblicato sull’ultimo fascicolo di Nature.

Il saggio ripercorre non solo il rapporto tra Darwin e Wallace, ma ricorda anche il loro destino dopo la pubblicazione de L’origine delle specie, con l’ascesa di Darwin e la progressiva uscita di scena di Wallace, uscita favorita anche da alcune scelte di Wallace (tra cui l’interesse per lo spiritismo) che andarono a minarne la credibilità come scienziato.

Come emerge dal saggio di Berry e Browne, il confronto tra Darwin e Wallace fu impari, perchè sebbene entrambi arrivarono alla stessa conclusione, nel 1858 Wallace aveva una buona intuizione, mentre Darwin una teoria solida su cui aveva “riflettuto” ed accumulato prove per oltre 20 anni, come ben riportato da John Van Wyhe nel 2007 nel saggio intitolato “Mind the gap: did Darwin avoid publishing his theory for many years?” e pubblicato su Notes & Records of the Royal Society.  Utilizzando una metafora proposta dallo stesso Wallace nel 1869, Darwin è paragonabile ad un generale che ha analizzato e tenuto nota di ogni singola battaglia, mentre Wallace è assimilabile ad un guerrigliero che ha ottenuto una vittoria lampo in una battaglia, ma che non era pronto per sostenere la “guerra” che dalla pubblicazione dell’Origine prese il via.

Mauro Mandrioli

 

A. Berry, J. Browne (2008) – The other beetle-hunter. Nature 453: 1188-1190.