Come il bradipo allungò il suo collo

Uno dei tratti che si è maggiormente conservato nel corso dell’evoluzione dei mammiferi è il numero di vertebre del collo. Tutte le specie, infatti, dai minuscoli topiragno alle gigantesche giraffe, hanno sette vertebre cervicali, con pochissime eccezioni. Tra queste figurano i lamantini (Genere Trichechus) e i bradipi didattili (Genere Choloepus) che ne hanno solo sei, mentre l’unico gruppo che ne


Uno dei tratti che si è maggiormente conservato nel corso dell’evoluzione dei mammiferi è il numero di vertebre del collo. Tutte le specie, infatti, dai minuscoli topiragno alle gigantesche giraffe, hanno sette vertebre cervicali, con pochissime eccezioni. Tra queste figurano i lamantini (Genere Trichechus) e i bradipi didattili (Genere Choloepus) che ne hanno solo sei, mentre l’unico gruppo che ne possiede un numero maggiore è quello dei bradipi tridattili (Genere Bradypus), che ne hanno tra le otto e le dieci a seconda della specie.

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha focalizzato l’attenzione sullo sviluppo embrionale del bradipo variegato (Bradypus variegatus) con l’intento di svelare quali siano i meccanismi ontogenetici alla base della formazione del collo di questi animali. Nei mammiferi, lo sviluppo della colonna vertbrale ha inizio con la formazione delle vertebre della cassa toracica dotate di costole e solo successivamente si sviluppano quelle della regione cervicale che ne sono prive. Nei bradipi tridattili, al contrario, si sviluppano prima le vertebre più distali, quelle prive di costole, e solo successivamente quelle più basali della cassa toracica.

Nel confrontare l’ontogenesi della colonna vertebrale dei diversi mammiferi, i ricercatori dell’Università di Cambridge, autori dello studio, hanno evidenziato la presenza durante le prime fasi di sviluppo di tutti i mammiferi, bradipi compresi, di otto vertebre al di sotto della testa. Nella maggior parte dei casi, poi, la vertebra più basale di queste acquisisce le costole e diventa a tutti gli effetti una componente della cassa toracica. Nei bradipi, invece, ne rimane priva, andando a costituire una delle vertebre cervicali.

In altre parole, le vertebre basali del collo dei bradipi vanno incontro ai medesimi stadi di sviluppo di quelle distali toraciche degli altri mammiferi. Per questo motivo, usando le parole dei ricercatori, “possono essere considerate delle vertebre della cassa toracica mascherate da vertebre del collo”. Nel corso dell’evoluzione dei bradipi, dunque, la selezione naturale ha favorito lo slittamento verso il basso della cassa toracica, bloccando lo sviluppo delle costole delle vertebre toraciche più vicine alla regione cefalica, e ha reso il collo di questi animali lungo e flessibile, perfettamente adattato all’ambiente arboricolo in cui vivono.

Andrea Romano


Riferimenti:
Lionel Hautier, Vera Weisbecker, Marcelo R. Sánchez-Villagra, Anjali Goswami, Robert J. Asher. Skeletal development in sloths and the evolution of mammalian vertebral patterning. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2010; DOI: 10.1073/pnas.1010335107

Foto di Andrea Romano