Concessioni da leader

La vita in gruppi tra individui non imparentati, in presenza dunque di potenziali competitori, dovrebbe favorire la monopolizzazione delle risorse. In molti casi, infatti, si assiste alla formazione di strette gerarchie sociali con gli individui, solitamente maschi, che si trovano all’apice della piramide che hanno il controllo delle risorse, dal cibo alle potenziali partner riproduttive (soprattutto nelle specie poliginiche). In


La vita in gruppi tra individui non imparentati, in presenza dunque di potenziali competitori, dovrebbe favorire la monopolizzazione delle risorse. In molti casi, infatti, si assiste alla formazione di strette gerarchie sociali con gli individui, solitamente maschi, che si trovano all’apice della piramide che hanno il controllo delle risorse, dal cibo alle potenziali partner riproduttive (soprattutto nelle specie poliginiche). In diverse specie, infatti, la riproduzione è a quasi totale pannaggio dei cosiddetti maschi alfa, i leader del gruppo. Nonostante ciò, non è affatto raro che gli altri maschi riescano ugualmente ad accoppiarsi nonostante si trovino in posizioni subordinate.

Al giorno d’oggi, due sono le ipotesi, in contrasto tra loro, che cercano di spiegare questo fenomeno tra gli animali: l”ipotesi del controllo limitato‘ secondo cui il maschio alfa, essendo da solo, non riesce a tenere alla larga dalle proprie femmine gli altri individui, che cercano, a volte con successo, di copulare; e l”ipotesi della concessione‘ che afferma che il maschio alfa tollera la presenza, e la saltuaria riproduzione, di altri maschi in quanto la loro stessa presenza influenza positivamente il suo successo riproduttivo. Quest’ultimo caso quindi si configurebbe come un esempio di mutualismo, che potrebbe rappresentare un passo fondamentale verso l’evoluzione della socialità.

Nei vertebrati, l”ipotesi della concessione‘ non ha mai trovato evidenze empiriche, al contrario di quella del controllo limitato della quale si conoscono diversi esempi. Oggi un nuovo studio, condotto su una popolazione di gelada (Theropithecus gelada) e pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B, ha portato le prime prove a suffragio della prima ipotesi. Questo grosso primate africano vive in gruppi di dimensioni variabili, alcuni dei quali sono strettamente monopolizzati da un solo maschio, mentre in altri insieme al leader convivono anche individui subordinati: il gelada è quindi un ottimo modello animale per comprendere le conseguenze della condivisione parziale del gruppo in termini di successo riproduttivo dei maschi.

Dai risultati emerge che i maschi alfa che vivono a stretto contatto con altri riproduttori detengono la leadership del gruppo per circa il 30% del tempo in più rispetto a quelli che non tollerano la presenza altrui. Sebbene i maschi subordinati ottengano la possibilità di riprodursi, questo si traduce nella possibilità di mettere al mondo, in media, tre figli in più nell’arco dell’intero ciclo vitale. La tolleranza da parte del maschio alfa viene ricompensata dai subordinati tramite la difesa del gruppo dal possibile arrivo di intrusi che potrebbero facilmente soppiantare il leader qualora questo fosse da solo. La presenza dei subordinati garantisce, dunque, una maggiore permanenza alla leadership del gruppo, portando ad un incremento del proprio successo riproduttivo.

In alcuni casi, concludono i ricercatori, maschi dominanti e maschi subordinati possono essere coinvolti in interazioni mutualistiche che possono favorire la tolleranza reciproca e la cooperazione, il primo passo verso l’evoluzione di una struttura sociale vera e propria.

Andrea Romano


Riferimenti:
Noah Snyder-Mackler, Susan C. Alberts, and Thore J. Bergman. Concessions of an alpha male? Cooperative defence and shared reproduction in multi-male primate groups. Proc. R. Soc. B, July 4, 2012 DOI: 10.1098/rspb.2012.0842

Immagine da Wikimedia Commons