Darwin non ci dice che cos’è l’etica umana

Spiace notare che nell’articolo, si trova la solita insistenza eccessiva sul “darwinismo”, ormai in gran parte superato: disturba e sconcerta che siano soprattutto gli antievoluzionisti ormai a celebrarlo e divertirsi a scoprire e mostrare i suoi errori, noti da tempo e spesso dovuti al contesto culturale del’800, preferendo ignorare la varietà e la complessità (oltre all’utilità) dell’attuale teoria dell’evoluzione.Si insiste

Spiace notare che nell’articolo, si trova la solita insistenza eccessiva sul “darwinismo”, ormai in gran parte superato: disturba e sconcerta che siano soprattutto gli antievoluzionisti ormai a celebrarlo e divertirsi a scoprire e mostrare i suoi errori, noti da tempo e spesso dovuti al contesto culturale del’800, preferendo ignorare la varietà e la complessità (oltre all’utilità) dell’attuale teoria dell’evoluzione.

Si insiste a criticare inutilmente il metodo scientifico, che è ovvio venga usato in un contesto scientifico. Del tutto originale invece il tentativo di distiguere tra un Darwin naturalista e uno anticreazionista; eravamo abituati a una distinzione giustificabile fra Darwin naturalista e Darwin filosofo, capace di spiazzare alternativamente filosofi e biologi …  Ora si propone una dicotomia piuttosto strana: è come se si potesse distinguere un Galilei astronomo e un Galilei eliocentrico … come si fa?

Non si capisce quindi la necessità di far notare la “vivace connotazione antireligiosa, anzi esplicitamente ateistica” su una questione che subito dopo viene presentata addirittura in modo corretto, sottolineando “una duplice convinzione: la religione non ha titolo per sindacare la lettura scientifica della natura e la scienza non ha titolo per sindacare la pretesa ( strettamente religiosa) che il mondo abbia un senso”.

Riguardo alla frase successiva (“la Chiesa non ha mai condannato Darwin”), sappiamo che difficilmente la Chiesa avrebbe potuto condannare un anglicano, per cui la condanna che non ha colpito Darwin ha invece abbattuto e ridotto al silenzio (perfino da morto) un gesuita e paleoantropologo cattolico, Teilhard de Chardin, autore di una teoria che la Chiesa non accetta (non ha infatti per ora nessuna intenzione di disattivare il Monitum). Tuttora Teilhard non è stato riabililitato, tuttora viene negata la casualità dei meccanismi genetici [casuali!] scoperti dall’abate G.Mendel, meccanismi che hanno senza dubbio contribuito a confermare la genialità e le intuizioni di Darwin.

Sembra probabile che molte opinioni sono solo conseguenza dell’applicazione di filtri ideologici a fatti banali: termini usati anche in questo articolo, come “spietata lotta per la vita” o “sopraffazione”, “predazione” descrivono in realtà atti del tutto  naturali necessari per la sopravvivenza; atti  che qualsiasi giurista e qualsiasi essere umano che vive in Europa oggi svolge semplicemente andando al supermercato o al negozio all’angolo; nessuno addenta una bistecca o un ravanello al grido di “mors tua via mea”, ma la raltà è semplicemente quella.  L’energia necessaria per i processi vitali viene dall’interruzione di altri processi vitali. O no? Viene a questo punto anche il dubbio che i giuristi abbiano anche qualche problema a considerare i “darwinisti” come figure umane simili ai “biologi evoluzionisti”…

Del tutto insoliti per l’Avvenire i complimenti a Darwin nella frase conclusiva dell’articolo: “Darwin aveva, grazie alla sua straordinaria intelligenza scientifica, occhi adeguati a percepire solo le dinamiche delle specie. E’ per questo che per l’uomo comune, che non ha l’intelligenza di Darwin, ma ne condivide l’umanità ( cioè la percezione delle paure e delle speranze, dei dolori e delle gioie degli uomini), Darwin è un nome nella storia della scienza, un nome grandissimo, ma nulla di più”.

Tratto da L’Antievoluzionismo in Italia, il blog di Daniele Formenti