Di polpi ed ecstasy

L’MDMA, la metanfetamina contenuta nell’ecstasy, avrebbe nei polpi effetti paragonabili a quelli osservabili negli esseri umani. Uno studio lascia supporre che la serotonina, così come alcuni circuiti neuronali implicati nel comportamento sociale, siano evolutivamente conservati da 500 milioni di anni

L’assunzione di 3,4-metildiossimetanfetamina, più comunemente nota con il nome di ecstasy o MDMA, ha nel polpo effetti molto simili a quelli riscontrati negli esseri umani. È quanto emerge da una ricerca pubblicata recentemente su Current Biology da parte di alcuni scienziati della John Hopkins University nel Maryland. La scoperta, di per sé bizzarra e quantomeno curiosa, potrebbe avere in realtà importanti implicazioni anche nello studio dell’evoluzione del comportamento sociale e per la ricerca biomedica.

L’ecstasy è una sostanza psicoattiva che nell’uomo causa, tra le altre cose, una percezione di aumentata energia, euforia, e una riduzione dei timori e delle ansie sociali. Risultano dunque incrementate l’empatia e la predisposizione al contatto con gli altri. Semplificandone molto il meccanismo d’azione, l’ecstasy agisce legandosi ai recettori della serotonina (mimandone l’effetto), un neurotrasmettitore responsabile dell’umore e del sonno, definito a ragione “ormone della felicità” e implicato anche nell’insorgere di alcuni tipi di depressione.   

Uomo e polpo si sono separati, evolutivamente parlando, circa 500 milioni di anni fa. Se da una parte, questi cefalopodi continuano a stupirci per alcuni loro comportamenti complessi, come l’utilizzo “consapevole” di strumenti (Pikaia ne ha parlato qui), le doti di trasformismo (Pikaia ne ha parlato qui), l’apprendimento a seguito dell’osservazione e la memoria episodica, d’altro canto il loro cervello è molto più simile a quello di una lumaca che al nostro. 

Nel 2015, alcuni ricercatori, tra cui Eric Edsinger, co-autore anche del recente studio, sequenziarono interamente il genoma del polpo Octopus bimaculoides. Essi notarono che alcuni dei geni che codificano per le proteine trasportatrici della serotonina (SerT, Serotonin Transporter) sono pressoché identiche nel polpo e nell’uomo. Gli appartenenti a questa specie risultano normalmente piuttosto schivi e solitari, e in alcuni casi anche aggressivi verso i propri simili. Tali atteggiamenti vengono modificati solamente durante il periodo dell’accoppiamento, durante il quale gli individui mostrano una maggiore predisposizione per la socialità.

L’ipotesi dei ricercatori era che i polpi utilizzassero i circuiti nervosi della serotonina per modificare il proprio atteggiamento durante il periodo dell’accoppiamento. Poiché l’MDMA agisce sugli stessi circuiti nervosi della serotonina, le risposte a seguito della sua somministrazione dovrebbero essere paragonabili a quelle dell’uomo. In maniera piuttosto goliardica, è stato quindi possibile anche rispondere alla domanda “Ma cosa succede se si somministra MDMA ad un polpo?”

Gli scienziati hanno utilizzato alcuni polpi appartenenti alla specie Octopus bimaculoides e ne hanno studiato le interazioni sociali prima e dopo la somministrazione di MDMA, disciolto in acqua ed in seguito assorbito dagli animali attraverso le branchie.

Gli animali sono stati introdotti, a turno, all’interno di una vasca, comunicante con un giocattolo, da una parte, e con un altro polpo, dall’altra. In condizioni di lucidità, i polpi hanno esibito comportamenti molto simili a quelli riscontrati in natura, ovvero si mostravano restii al contatto e in alcuni casi anche ostili. Dopo l’esposizione all’acqua contenente ecstasy, questi cefalopodi hanno iniziato a manifestare atteggiamenti di interesse e curiosità nei confronti dei simili (non solo verso gli appartenenti all’altro sesso). Inoltre i polpi, di solito refrattari al contatto, hanno cercato di abbracciare le vasche con gli altri animali, di toccarli e di sfregare il proprio ventre contro i loro tentacoli.

Dagli esperimenti, è emerso che Octopus bimaculoides e gli esseri umani condividono gli stessi meccanismi responsabili dei comportamenti sociali e le stesse risposte alla serotina (e all’MDMA). Questi processi, così come la serotonina e i geni implicati nella sua azione, risultano evolutivamente conservati nell’arco temporale dell’ordine di 500 milioni di anni.

Gli scienziati sono comunque molto cauti, soprattutto perché per gli esperimenti è stato utilizzato un numero molto esiguo di esemplari. Saranno dunque necessari ulteriori studi, anche su altre specie, per poter avvalorare o smentire le ipotesi fatte (al momento si sta lavorando per sequenziare il genoma di altre due specie di polpo). Se i risultati fossero confermati, secondo i ricercatori sarebbe, forse, possibile utilizzare i cefalopodi come organismi modello per lo studio del nostro cervello e per valutare, in via preliminare, l’impatto di droghe e terapie farmacologiche.


Riferimento:
Eric Edsinger, Gül Dölen. A Conserved Role for Serotonergic Neurotransmission in Mediating Social Behavior in OctopusCurrent Biology, 2018; DOI: 10.1016/j.cub.2018.07.061

Immagine da Wikimedia Commons