Due nuove alghe pluricellulari del Precambriano

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Sono state descritte due nuove specie di alghe pluricellulari bentoniche risalenti a 555 milioni di anni fa e provenienti dal giacimento fossilifero di Zuun-Arts, in Mongolia

Le prime forme di vita sulla Terra sono apparse all’incirca 3,8 miliardi di anni fa. Erano organismi unicellulari semplici, probabilmente adattati a vivere in ambienti privi di ossigeno e legati, principalmente, a fonti energetiche alternative alla luce, come il vulcanismo sottomarino (Pikaia ne ha parlato qui). Infatti, dovette passare oltre un miliardo di anni prima che alcuni microrganismi cominciassero ad utilizzare l’energia solare per potersi produrre le sostanze necessarie alla loro sopravvivenza (originatisi oltre 2,7 miliardi di anni fa). Grazie alla fotosintesi di questi fotoautotrofi, sono state rilasciate grandi quantità di ossigeno e, all’incirca 2,2 miliardi di anni fa, questo elemento aveva già trasformato radicalmente l’atmosfera terrestre. Un’altra tappa fondamentale ha riguardato l’origine della cellula eucariotica (dominio Eukaryota, 2,0-1,5 miliardi di anni fa), che avrebbe permesso, secondo alcuni, l’evolversi delle prime forme di vita pluricellulari (Pikaia ne ha parlato qui).

Questa ricostruzione della storia evolutiva della vita, seppur ancora incerta e lacunosa, è stata resa possibile, principalmente, grazie alle informazioni paleontologiche e in particolare, ai giacimenti fossiliferi. Ad esempio, la fauna Ediacariana (da Ediacara, Australia, il sito di ritrovamento più famoso in cui sono stati rinvenuti fossili di alcuni di questi organismi; Pikaia ne ha parlato qui e qui) rappresenta uno dei più antichi esperimenti di vita pluricellulare risalente al periodo Ediacariano (630-540 milioni di anni fa). Alcuni di questi giacimenti fossiliferi sono presenti in Siberia, India, Paraguay, Stati Uniti occidentali e Cina, dove sono stati ritrovati esclusivamente organismi molli e per la maggior parte estinti, al seguito dell’estinzione a fine periodo. Molto ben conservate sono anche alcune alghe bentoniche (ancorate al fondale o a stretto contatto con esso) pluricellulari come, ad esempio, il genere Vendotaenia a Yangzte, Cina.

In uno studio, pubblicato su Scientific Reports, sono state descritte due nuove specie di alghe pluricellulari bentoniche, appartenenti proprio alla fauna di Ediacara, rinvenute nel giacimento fossilifero di Zuun-Arts, in Mongolia: Chinggiskhaania bifurcata e Zuunartsphyton delicatum. I fossili si trovano conservati in uno strato di rocce carbonatiche spesso sette metri e risalgono, all’incirca, a 555 milioni di anni fa. C. bifurcata presenta un ridotto numero di filamenti sottili (larghezza media di 0.47 mm), i quali non hanno divisioni longitudinali o diramazioni. Z. delicatum, invece, ha un portamento simile ad un arbusto (diametro all’incirca di 3 mm), anch’essa con filamenti sottili, ma arricciati (larghezza minore di 0.1 mm) e senza diramazioni o divisioni. Analizzando la loro morfologia, gli autori hanno suggerito che fossero bentoniche, perché entrambe sarebbero dotate di un tallo (in questo caso, si è potuto osservare una regione basale per l’ancoraggio e una apicale per l’accrescimento).

Nonostante il basso livello di biodiversità del giacimento (solo due nuove specie sono state descritte), l’importanza di questo sito per una più approfondita conoscenza sulla storia evolutiva della vita è indubbia. I ritrovamenti fossili delle antiche faune sono una preziosa testimonianza sull’avvicendamento degli esseri viventi nel tempo, e, fortunatamente, possiamo fare, il più delle volte, ricostruzioni abbastanza precise, grazie al loro eccezionale stato di conservazione. Parlando di giacimenti fossiliferi, come si può evitare di citare anche il famoso sito di Burgess Shale, risalente al Cambriano, nel quale sono stati trovati taxa estinti (molti dei quali erano unici nel loro genere), tra cui Pikaia gracilens, considerata tra le più importanti sorprese che nascondevano quegli strati rocciosi della British Columbia.


Riferimenti:
Dornbos S.Q., Oji T., Kanayama A. et Gonchigdorj S. (2016). A new Burgess Shale-type deposit from the Ediacaran of western Mongolia. Scientific Reports, doi:10.1038/srep23438

Credit Image: University of Wisconsin-Milwaukee