E’ forse eBay il futuro della ricerca italiana?

“Nuova legge minaccia incarichi di ricerca” [“New law threatens Italian research jobs“]. Ora possiamo permetterci di essere atterriti, e l’articolo continua con la strage annunciata di circa 2000 ricercatori italiani che saranno costretti a lasciare il loro posto di lavoro – alla faccia dell’ottimizzazione del settore pubblico – ammesso che dopo questa falcidiazione esista ancora un settore pubblico. Poiché a

“Nuova legge minaccia incarichi di ricerca” [“New law threatens Italian research jobs“]. Ora possiamo permetterci di essere atterriti, e l’articolo continua con la strage annunciata di circa 2000 ricercatori italiani che saranno costretti a lasciare il loro posto di lavoro – alla faccia dell’ottimizzazione del settore pubblico – ammesso che dopo questa falcidiazione esista ancora un settore pubblico. Poiché a differenza di ciò che accade in molti altri paesi, in Italia, i ricercatori sono dipendenti pubblici e il loro numero dipende, pressoché direttamente, dalle decisioni del Governo.

Oltre alle oceaniche folle che marciano sulle strade di Roma, alcuni ricercatori hanno perfino deciso di       (s)vendersi su eBay, probabilmente, a ragione. Il miasma del precariato, dopo aver intossicato i settori privati con stipendi al limite della sopravvivenza arriva anche in Università, dove la moda diviene quella di fare contratti monodose, che, come alcuni sostengono dovrebbero renderci la vita più varia, riempiendola di meravigliose sorprese e diversivi. Come se non bastasse compare anche l’ambigua sagoma della “privatizzazione” delle istituzioni universitarie.

Inoltre, alcuni nostri ricercatori hanno risposto alle domande rivoltegli da Nature, come Claudio Gatti, fisico delle particelle all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati. In verità, sentenzia un nero climax: “nel sistema di ricerca italiano non c’è pianificazione, nessuna mobilità, nessun futuro – ma siamo pronti a lottare per i nostri diritti con ogni mezzo legale a noi disponibile”, ma altri nomi a cui è stata chiesto commento in merito, come Mariastella Gelmini, Ministro dell’Istruzione, si limitano a non rispondere.

In questo silenzio assenso, vi lascio meditare sul da farsi.

Giorgio Tarditi Spagnoli


Riferimenti:
Emiliano Feresin e Alison Abbott, New law threatens Italian research jobs. Scientists protest over government’s cost cutting. Nature 455, 840-841 (2008); doi:10.1038/455840b

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons