E ora chi lo dice alle Valchirie?!?

In fondo c’era da aspettarselo: chi di voi ha mai visto il latte di renna nel reparto alimentare IKEA? Era sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno aveva fatto caso all’atavica avversione degli svedesi per il liquido bianco. Ci avevano provato, i biondoni, a nascondere lo sporco sotto il tappeto. Ma la scienza non si può arrestare, neanche di fronte

In fondo c’era da aspettarselo: chi di voi ha mai visto il latte di renna nel reparto alimentare IKEA? Era sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno aveva fatto caso all’atavica avversione degli svedesi per il liquido bianco. Ci avevano provato, i biondoni, a nascondere lo sporco sotto il tappeto. Ma la scienza non si può arrestare, neanche di fronte a Odino in persona!

Un nuovo studio condotto da ricercatori delle Università di Uppsala e di Stoccolma, pubblicato su BMC Evolutionary Biology, ha rivelato che i cacciatori-raccoglitori che abitarono la costa meridionale della Scandinavia 4000 anni fa erano intolleranti al lattosio. Un’immenso bacino di utenza dello Zymil, insomma. Accidenti, se sfruttato a dovere nemmeno Tanzi avrebbe mai potuto fermare la Parmalat!

Ora… Secondo la mitologia scandinava in principio vi fu un’esplosione di neve e fiamme, lave e torrenti, una cosa vagamente simile al Big Bang; il primo essere a venire alla luce fu quindi Adhumula la Nutrice, un’enorme mucca dalle cui mammelle sgorgavano quattro nutrienti fiumi di latte. Se poi consideriamo che tale bove è – buffe generazioni intraspecifiche ed ermafrodite a parte – la bisnonna di Odino, possiamo capire l’imbarazzo portato dalla nuova scoperta: gli scandinavi dell’Età della Pietra erano una stirpe intollerante al lattosio nata da una mucca da latte. Qualcosa dunque non quadra. In effetti il gigante Ymir, il primo ad abbeverarsi con i prodotti di Adhumula, era famoso per febbri, sudorazione eccessiva e bruciori di stomaco (era detto Aurgelmir, colui che fa bollire il fango). Insomma, un primo campanello d’allarme suonava da tempo.

Ma come diceva qualcuno di importante con l’alloro in testa, “Il dado è tratto!”: visto che abbiamo mandato allo sfascio millenni di miti norreni, vediamo almeno se i nuovi dati servono a qualcosa di utile! Prova a spiegarcelo una delle autrici del paper: Anna Linderholm, un tempo al Laboratorio di Ricerca Archeologica dell’Università di Stoccolma, oggi all’Università College Cork in Irlanda. Che sia stata costretta a fuggire dal paese natio dopo il pasticcio combinato? Fonti ufficiali smentiscono, ma tutti ben sappiamo come vanno le cose in questo mondo. Comunque sia, la nostra esule spiega che il gruppo di cacciatori-raccoglitori analizzato differiva significativamente dai moderni Svedesi per quanto riguarda le sequenze di DNA che generalmente si associano con la capacità di digerire il lattosio nell’età adulta.

E questo, secondo il gruppo di eversivi, ha due possibili spiegazioni. La prima è che queste differenze siano evidenza di un potente processo selettivo, attraverso il quale i geni dei cacciatore-raccoglitori dell’Età della Pietra si siano persi nei millenni per un qualche vantaggio associato alla capacità  di digerire il latte. Dai Odino, non disperare: il Ragnarok, il crepuscolo degli Dei, potrebbe essere ancora lontano! La seconda possibilità  è che semplicemente gli attuali Svedesi non siano discendenti di questo antico gruppo di persone, ma di uno giunto successivamente. Inutile dire che gli sprezzanti blasfemi che hanno condotto lo studio propendono per quest’ultima tesi. Mi dispiace Odino, dai: abbandona il tuo alto trono Hlidskjalf, verranno giorni migliori. In fondo è anche un po’ colpa tua. Non sono io il Dio della Sapienza, è campo tuo.

Ma, divinità nordiche a parte, a chi interessa davvero se i lattiginosi scandinavi digerissero o no il lattosio? A quanto pare a tutta Europa, visto che la Comunità Europea ha finanziato il LeCHE (Lactase persistence and the early Cultural History of Europe), un progetto di ricerca focalizzato sulla rilevanza del latte per la preistoria europea. In effetti si stima che la capacità di consumare latte non trattato nell’età adulta sia stata di grande rilevanza per la preistoria umana. Come spiega il coordinatore del LeCHE Anders Götherström, del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica dell’Università di Uppsala (ebbene si, lui ha coraggiosamente deciso di non scappare, affrontando le avversità che il Fato gli ha destinato), tale capacità è strettamente associata con la transizione da cacciatori-raccoglitori a società agricole, da nomadismo a sedentarietà.

Il caso in questione, quindi, stimola l’acquolina degli studiosi. Götherström si dice incline a credere che le ultime scoperte siano indicative del “flusso genico”: la migrazione nella regione, in un tempo successivo a quello preso in analisi, di un qualche nuovo gruppo di persone a lui geneticamente simili. Gira e rigira, si continua a sparare sulla Croce Rossa. L’attuale lavoro dei ricercatori si concentrerà quindi sulla ricerca del makeup genetico degli agricoltori primitivi della Scandinavia, cercando risposte alle domande sui propri antenati.

Una cosa è però certa: domattina, nel Valhalla, il Dio e i suoi eroi indispettiti faranno colazione mescendo tè… rigorosamente con limone!

Luca Perri


Riferimenti:
Helena Malmström, Anna Linderholm, Kerstin Lidén, Jan Storå, Petra Molnar, Gunilla Holmlund, Mattias Jakobsson, Anders Götherström. High frequency of lactose intolerance in a prehistoric hunter-gatherer population in northern Europe. BMC Evolutionary Biology, doi:10.1186/1471-2148-10-89, 2010.

L’immagine è di Luca Perri