E quindi?

I giornali italiani sbavano, pagina dopo pagina, sulla pornografia filosofica sciorinata da Piattelli-Palmarini e Fodor nel loro “What Darwin Got Wrong” o ribattezzato “Gli errori di Darwin” da Feltrinelli (purtroppo il singolare dello stesso titolo era già stato preso anni fa da un obbrobrio creazionista). Decisamente più morboso l’attaccamento a Piattelli-Palmarini, rispetto a Fodor: il fascino del compatriota in missione

I giornali italiani sbavano, pagina dopo pagina, sulla pornografia filosofica sciorinata da Piattelli-Palmarini e Fodor nel loro “What Darwin Got Wrong” o ribattezzato “Gli errori di Darwin” da Feltrinelli (purtroppo il singolare dello stesso titolo era già stato preso anni fa da un obbrobrio creazionista). Decisamente più morboso l’attaccamento a Piattelli-Palmarini, rispetto a Fodor: il fascino del compatriota in missione all’estero strega, nonostante fior fior di pubblicità progresso ci rassicurino sulla salute dell’accademia italiota. Giù nella tana del coniglio, quindi verso la fiera delle banalità.

Cominciamo dall’Avvenire che, rispetto ai rimanenti grumi di parole, sorprende positivamente: “Per un singolo libro, che si basa soltanto su una rilettura di alcune ricerche, forse un obiettivo troppo ambizioso […] l’attuale ortodossia darwiniana potrà subire ulteriori aggiustamenti nel tempo. E tutto ciò si farà sul campo, non con polemiche superficiali.” Desidererebbe sbilanciarsi di più ma il libro è talmente sbarellato che proprio non si può fare.

Veniamo invece al Foglio che conclude altisonante “Il libro di Fodor e Piattelli-Palmarini ha già incassato recensioni lusinghiere, oltre a critiche severe, come quella di Pigliucci su Nature” (Pikaia ne ha parlato qui). Ecco, sulle seconde non c’è dubbio (e vengono pure citate: Pigliucci e Pievani) mentre delle prime (“recensioni lusinghiere”?) non v’è traccia e si sprofonda veramente nell’imbarazzo. L’incresciosa situazione fa il paio con l’anedottica conclusione: “Fodor, ha tenuto lo scorso anno una conferenza […] Un signore anziano […] lo ha rimproverato: queste cose non vanno dette e scritte, perché i creazionisti se ne sarebbero approfittati. ‘Anche se sono vere?’, gli ha chiesto Fodor. ‘Soprattutto se sono vere’, è stata la risposta”.

Basta poco per convincere i recensori del Foglio della bontà delle argomentazioni, la dichiarazione sulla quale gli autori hanno furbescamente montato l’intero appeal del libro “Ci proclamiamo atei, completamente, ufficialmente, fino all’osso e irriducibilmente atei”. La Repubblica se ne lava le mani, pubblicando un’intervista a Piattelli-Palmarini che sfodera le “rivoluzionarie” non-spiegazioni olistiche dell’auto-organizzazione, quando il bistrattato Antonio Lima de Faria, pubblicava la stessa “rivoluzionaria” roba, in Italia, ormai una decina di anni fa (“Evoluzione senza selezione. Autoevoluzione di forma e funzione” per l’appunto. Ma chi se lo ricorda questo?).

E concludiamo con De Mattei sul Giornale, che sentendosi in odore del suo stesso brodo, fa sfoggio di tutto l’arsenale apodittico antievoluzionistico a disposizione, premurandosi di citare il libro da lui curato. E converte la dichiarazione-slogan “C’è bisogno di proclamarsi «cattolici, completamente, ufficialmente, fino all’osso e irrimediabilmente cattolici», per spiegare che la macroevoluzione non funziona semplicemente perché è una teoria, filosofica e scientifica, falsa e infondata?”

Eh? Boh.

Giorgio Tarditi Spagnoli