“Eredità, comportamento e culture nei primati” per il XXI congresso Api

Ecco il resoconto del XXI Congresso dell’Associazione Primatologica Italiana

Sbadigliano, litigano, si consolano, instaurano legami di fiducia, scelgono: il ritratto abbozzato dal XXI Congresso Nazionale Api (Associazione Primatologica Italiana), in corso ad Asti presso il Polo Universitario, é un solido ponte che rinnova il dialogo tra il sapiens e i suoi parenti zoologici più stretti. E non solo perché i campi d’indagine scelti, “Eredità, comportamento e culture nei primati”, come indica lo stesso titolo del congresso, sono quelli su cui la discussione etologica é forte di una solidità dal sapore darwiniano, ma soprattutto perché a questa direzione tematica si aggiunge il rigore del metodo, che non concede nessuna deroga al più ferreo sperimentalismo. 
«Se si vuole veramente avviare uno studio etologico umano comparativo grazie ai dati delle nostre ricerche- avvisa Elisabetta Palagi, membro del comitato direttivo Api e ricercatrice del Museo di storia Naturale dell’Universita di Pisa- occorre studiare l’uomo proprio come si studiano gli altri animali. Solo guidati da un metodo corretto e rigoroso riusciremo a rafforzare il dialogo tra le varie discipline». 
Trentatré le comunicazioni previste durante i tre giorni che hanno spaziato dal campo della cognizione a quello della comunicazione, dalla gestione, al comportamento, con dei focus di riflessione sullo stato dell’arte degli studi di primatologia oggi. Due le main lectures, tenute da ospiti d’eccezione: Andrew Whiten, docente presso la School of Psychology & Neuroscience St. Andrew e direttore del Living Links Human Evolution’ Research Centre e del Centre for Social Learning & Cognitive Evolution, e Leslie A. Knapp, direttore del Prime (Primate Immunogenetics and Mulecolar Ecology Research Group), che hanno approfondito il tema del comportamento dei primati con particolare rilievo rispettivamente dal punto di vista della trasmissione culturale e genetica. 
Particolarmente ricchi di stimoli per il confronto le comunicazione di giovani dottorandi e ricercatori, che hanno condiviso con la platea i risultati delle proprie ricerche, molte delle quali svolte anche in grandi parchi naturali internazionali, tra cui alcuni in Giappone e altri in Africa. 
«Sono molto soddisfatto di questo congresso- ha sottolineato l’organizzatore del congresso Francesco Scalfari-, sia per il tenore degli interventi, che per la presenza di due studiosi d’eccezione come Andrew Whiten e Leslie Knapp. La loro presenza qui ci onora e rappresenta anche un riconoscimento per il lavoro svolto dai membri della nostra associazione. La precisione e la ricchezza del materiale presentato dai giovani ricercatori é la conferma di una grande vitalità, che purtroppo si scontra ogni anno con le difficoltà del sistema universitario e della formazione italiana in generale. Anche la nostra associazione risente in questi anni pesantemente della crisi. Il problema piú grande, infatti, rimane la mancanza di risorse che spesso non consente a tutti gli interessati la partecipazione a questo tipo di eventi. Inoltre la “precarietá” delle condizioni di studio e di lavoro non permette una piena integrazione di nuove leve, che spesso sono costrette a spostarsi o ad abbandonare questo campo di studi». Il Congresso é stato dedicato ad Alfred R. Wallace nel centenario dalla sua morte. «Un modo per valorizzare una figura spesso semi dimenticata dalla storia della scienza- ha detto il presidente dell’Api Pier Francesco Ferrari-, ma anche un riconoscimento verso il lavoro silenzioso che ogni giorno centinaia di studiosi svolgono in tutto il mondo e su cui si fondano poi le acquisizioni e le scoperte scientifiche più importanti». 
Santina Giannone