Esclusiva intervista con la curatrice di Down House

Nel giorno del compleanno di Charles Darwin Pikaia parla con Annie Kemkaran-Smith, responsabile della casa dove scrisse L’Origine delle Specie


Nel giorno del compleanno di Charles Darwin Pikaia parla con Annie Kemkaran-Smith, responsabile della casa dove scrisse L’Origine delle Specie e che oggi è una dimora dell’English Heritage visitata da più di 45mila persone all’anno.


Pikaia: Charles aveva una routine quotidiana che cambiò molto poco nel 40 anni che visse a Down House. In cosa consisteva?

Annie Kemkaran-Smith: Si alzava alle 7 del mattino e faceva una breve camminata da solo prima di fare colazione. Lavorava nel suo studio fino alle 9:30 sulle cose più importanti a cui stava lavorando perché credeva che quelle fossero le ore più produttive della giornata.
Una volta finito con il lavoro della mattina passava un’oretta con Emma in salotto, prima leggendo le lettere di lavoro e poi ascoltando la moglie che leggeva a voce alta la posta invita dalla famiglia.
Alle 10:30 tornava nello studio e continuava il lavoro iniziato la mattina fino a mezzogiorno quando andava a fare una passeggiata nelle serre e poi percorreva il Sandwalk qualche volta.
Alle 12:45 tutta la famiglia si riuniva nella sala da pranzo per mangiare insieme e discutere le notizie della giornata. I Darwin avevano spesso ospiti a pranzo e le discussioni potevano quindi variare da questioni familiari a quelle legate al lavoro di Charles.
Finito di pranzare, Charles rispondeva alle lettere che erano arrivate la mattina e leggeva il giornale The Times.  Alle 3 si riposava mentre Emma leggeva ad alta voce qualche romanzo. Era particolarmente amante dei libri di Jane Austen.  Alle 4 Charles andava a fare un’altra lunga passeggiata nelle campagne attorno a Down House o ancora sul Sandwalk.
Alle 4:30 lavorava ancora un’oretta nello studio per finire le cose che ancora non era riuscito a sbrigare nel resto della giornata. Si riposava ancora prima della cena delle 7:30, e poi giocava con Emma a backgammon e la ascoltava suonare il piano.  Charles andava a letto per le 10:30.
Mentre Charles aveva questa rigida routine Emma aveva da sbrigare le sue faccende domestiche per esempio assicurarsi che qualcuno si occupasse die bambini e che non disturbassero il padre mentre era impegnato. Collaborava con la cuoca e il resto dei domestici per decidere cosa comprare e pianificare i menù. Inoltre aveva un ruolo attivo nella vita del villaggio di Downe.
A Emma piaceva anche dedicare tempo alle aiuole fiorite nel giardino che si vedevano dalle finestre del salotto e nel corso della sua vita aveva compilato un libro con le ricette che amava cucinare per la sua famiglia.


P: Quante persone abitavano a Down House?

A. K-S: Charles ed Emma hanno avuto 10 figli in tutto ma nel 1858 tre di questi (Mary, Annie and Charles) erano morti. In quell’anno il maggiore dei loro figli William aveva quasi 20 anni ma viveva ancora a Down regolarmente. Dutante i 40 anni che vissero qui Charles, Emma e i loro figli continuavano a vedere Down come la loro casa, così come alcuni dei loro domestici e giardinieri che erano sempre i benvenuti per tornare a passare dei periodi di vacanza a Down anche dopo che erano andati in pensione.


P: Dove possiamo riconoscere maggiormente il tocco femminile di Emma?

A. K-S: Il salotto di Down House era dominio di Emma. Fu costruito nel 1858 quando estero l’edificio originario con una stanza da letto e un guardaroba direttamente sopra al primo piano probabilmente esteso come una suite per lei tanto che la aveva immediatamente decorata con mobili e motivi tipicamente vittoriani. In quanto appassionata pianista si era prodigata perché il suo salotto avesse un pianoforte adatto e fece collocare lo strumento della Broadwood and Sons  nell’angolo che davano sul giardino. dove c’erano le finestre a tutta parete.
Originariamente queste finestre davano direttamente sul giardino e sulle aiuole, ma nel 1876 aggiunsero una veranda subito fuori dal salotto che in effetti integrava bene l’ambiente interno e quello esterno.
Certamente questa è la stanza dove si vede maggiormente l’influenza di Emma. Questo anche grazie ai due grandi ritratti che la rappresentano che sono appesi ai muri: uno dipinto da George Richmond subito dopo il suo matrimonio con Charles, e l’altro da  Charles Fairfax Murray negli ultimi anni della sua vita.


P: Cosa si prova ad essere la curatrice di Down House?

A. K-S: È un immenso privilegio prendersi cura della casa dove Darwin trascorse così tanti anni e dove ha volto i suoi lavori più importanti. Camminando per le stanze al piano terra si ha immediatamente la sensazione di essere in una casa di famiglia accogliente e amichevole dove lui visse felicemente per molti anni. Lo studio ha una atmosfera speciale e si percepisce l’importanza di quello che è successo in quella stanza e in tutta la casa dove l’intera famiglia supportava Charles nel suo lavoro, mentre allo stesso tempo lui era al lavoro ma anche un padre e un marito amorevole.


Per approfondire:
Il giardino di Darwin

Emma Wedgood Darwin – Ritratto di una vita, evoluzione di un’epoca

Natale a Down House