Etnomusicologia, musicologia evolutiva e neuroscienze

Seminario Internazionale di Etnomusicologia“Etnomusicologia, musicologia evolutiva e neuroscienze“26-27-28 gennaio 2012, Fondazione Giorgio Cini, VeneziaFin dalle sue origini, l’etnomusicologia, a riprova della sua vocazione positiva e transculturale, si è interrogata sui processi mentali e cognitivi del fare ed ascoltare musica. Basti pensare che il primo centro di ricerca etnomusicale, la cosiddetta Scuola di Berlino, si costituì nei primi anni dello scorso


Seminario Internazionale di Etnomusicologia
Etnomusicologia, musicologia evolutiva e neuroscienze
26-27-28 gennaio 2012, Fondazione Giorgio Cini, Venezia

Fin dalle sue origini, l’etnomusicologia, a riprova della sua vocazione positiva e transculturale, si è interrogata sui processi mentali e cognitivi del fare ed ascoltare musica. Basti pensare che il primo centro di ricerca etnomusicale, la cosiddetta Scuola di Berlino, si costituì nei primi anni dello scorso secolo, in un quadro di comparativismo evoluzionista, all’interno di un Istituto universitario di Psicologia; che già negli anni Trenta, con gli studi di George Herzog sugli idiomi musicali delle diverse società native nordamericane e, in seguito di due suoi illustri allievi come George List e Bruno Nettl, l’etnomusicologia si è anche specificamente occupata delle relazioni tra musica e linguaggio e dei molteplici livelli di formalizzazione fonica e ritmica della parola nelle diverse culture; che, a conclusione del suo libro più famoso, How musical is man? (1973), John Blacking affermava che la musica può fornire un’immagine, senza interferenze, della mente e dei generali schemi d’interazione dell’uomo; per non parlare, poi, dell’esteso filone di studi etnologici, psicologici ed etnomusicologici, sulle relazioni fra musica e stati non ordinari di coscienza, fiorente soprattutto nel ventennio ’60-’80 dello scorso secolo.

Soprattutto negli ultimi venti anni vi è stato uno sviluppo crescente, nell’ambito delle neuroscienze (ma anche della neuro-psicologia, della musicologia neo-evoluzionista, della biolinguistica, della paleoetnologia, ecc.), dello studio scientifico dei processi cognitivi della musica, in relazione sia ai meccanismi cerebrali implicati in tali processi, sia ad altre forme e comportamenti espressivi e comunicativi umani (anche rispetto a quelli di altre specie animali), in primo luogo al linguaggio e alla sua filogenesi. Questi nuovi ambiti di studio fanno ogni giorno nuovi progressi, grazie alle sempre maggiori potenzialità della tecnologia informatica e alle possibilità di studio e sperimentazione dei processi cerebrali offerte oggi da nuovi strumenti d’indagine clinica, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la stimolazione magnetica transcranica (TMS), la magnetoencefalografia (MEG) e la tomografia a emissione di positroni (PET). Opere come The Origins of Music di Nils L. Wallin, Björn Merker e Steven Brown (2000), Music, Language and the Brain di Aniruddh D. Patel (2008), ma anche The Singing Neanderthals dell’archeologo Steven Mithen (2005), hanno avuto una straordinaria diffusione e, d’altra parte, termini e locuzioni come neuroscienze cognitive della musica, musical processing, musicologia cognitiva e cognitivismo musicale, biomusicologia, musilinguaggio, ecc. suonano ormai familiari anche per i musicologi, soprattutto per quelli sistematici e interculturali da sempre interessati alla musicalità umana, come sono appunto gli etnomusicologi.

Il Seminario Internazionale di Etnomusicologia dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione G. Cini ha pertanto deciso di consacrare la sua XVII edizione (26-28 gennaio 2012) a Etnomusicologia, musicologia evolutiva e neuroscienze così da fare il punto, assieme ad alcuni fra i maggiori esponenti internazionali di tali ambiti di studio, su una relazione complessa, non sempre sufficientemente basata su un fruttuoso e reciproco interscambio: quella fra la ricerca etnomusicologica, spesso ancora attardata su posizioni di relativismo antropologicomusicale proprie del secolo ormai trascorso e una ricerca neuroscientifica sulla musica che, a volte, non sembra sufficientemente consapevole, nelle sue indagini e sperimentazioni di laboratorio, della nuova concezione transculturale del fare musica e delle relazioni fra musica e linguaggio che proprio l’etnomusicologia ha sostanzialmente contribuito a determinare.

Seminario a cura di Francesco Giannattasio in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, Università Ca’ Foscari di Venezia.



Programma

GIOVEDI 26.01
9.30 – 12.30
Maurizio Agamennone (Università di Firenze)
Introduzione al Seminario

Björn Merker (Uppsala Universitet)
The vocal learning constellation: Where music, brain and human origins meet

14.00 – 16.00
Emmanuel Bigand (Université de Bourgogne)
Can music modify brain and cognition?

VENERDI 27.01
9.30 – 12.30
Isabelle Peretz (Université de Montréal)
The nature of music from a biological perspective

14.00 – 16.00
Giorgio Banti (Università di Napoli «L’Orientale»)
A linguist’s view about language, genetics and poetry

SABATO 28.01
9.30 – 13.30
Entretien avec Simha Arom (CNRS, Paris)
Un demi-siècle de pratique ethnomusicologique
con Maurizio Agamennone e Serena Facci (Università di Roma Tor Vergata)

Discussione finale

Info: Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati ‐ 0412710357‐ musica.comparata@cini.it ‐ www.cini.it