Evidenze di trasmissione culturale negli oranghi

Negli ultimi decenni la parola “cultura” é comparsa sempre piú spesso in studi riguardanti le scimmie antropomorfe, soprattutto da quando tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso i vari team di ricercatori impegnati ad osservare gli scimpanzé in Africa hanno cominciato a mettere a confronto i propri dati in maniera sistematica. Fino a poco tempo fa peró l’unica


Negli ultimi decenni la parola “cultura” é comparsa sempre piú spesso in studi riguardanti le scimmie antropomorfe, soprattutto da quando tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso i vari team di ricercatori impegnati ad osservare gli scimpanzé in Africa hanno cominciato a mettere a confronto i propri dati in maniera sistematica. Fino a poco tempo fa peró l’unica scimmia antropomorfa ritenuta in grado di trasmettere comportamenti per via culturale, o perlomeno l’unica che si era direttamente osservata e della quale si avevano quindi prove certe, era proprio lo scimpanzé, ma da quando Carel Van Schaik scoprí che una particolare comunitá di oranghi mostrava di utilizzare utensili (a differenza dei conspecifici loro vicini) il sospetto si insinuó nella comunitá antropologica e con esso una domanda: quanto sono profonde le radici dell’abilitá umana di trasmettere culturalmente I comportamenti?

Considerato che per quanto riguarda I macachi e le scimmie non antropomorfe in generale l’abilitá culturale sembra non risiedere nella capacitá imitativa e quindi essere solo blandamente comparabile a quella umana, gli oranghi rivestono un ruolo particolarmente importante nel rispondere al quesito dato che sono la scimmia antropomorfa vivente (dopo i gibboni) meno strettamente imparentata alla nostra specie. Lo studio, compiuto da Michael Krützen e colleghi (tra cui lo stesso Carel van Schaik) dell’universitá di Zurigo e pubblicato su Current Biology, porta con sé una notevole mole di dati e aiuta a comprendere al meglio la portata dell’abilitá culturale degli oranghi.

Il dataset utilizzato per questa comparazione é il piú esteso raccolto finora riguardante una singola specie di scimmia antopomorfa: oltre 100.000 ore di osservazione diretta, 150 profili genetici individuali e precise misure delle differenze ecologiche tra popolazioni prese utilizzando satelliti e sensori remoti. Questo immane apparato di dati é stato quindi passato al vaglio e la conclusione, supportata da analisi statistiche, é che le numerose differenze che si riscontrano nel comportamento delle varie popolazioni di oranghi sia per larghissima parte da attribuire alla plasiticitá nello sviluppo di questa specie, ovvero all’elevata capacitá di apprendere e tramandare comportamenti. Sono vere e proprie “tradizioni culturali” che compaiono di conseguenza in questi casi, da cui l’utilizzo, ormai sempre piú abituale per quanto riguarda animali non umani, della parola cultura.

Marco Michelutto


Riferimenti:
Michael Krützen, Erik P. Willems, and Carel P. van Schaik. “
Culture and Geographic Variation in Orangutan Behaviour”Current Biology, October 20, 2011