Facciamo i conti

Tutti gli organismi a riproduzione sessuale alternano nel loro ciclo vitale una fase definita “ridotta” ed una definita “duplicata”, per la maggior parte delle specie questa alternanza è fra una fase aploide ed una diploide. Il ciclo vitale di un organismo viene definito in base a quale delle due fasi prevale sull’altra, in questo modo avremo organismi aplonti, che operano

Tutti gli organismi a riproduzione sessuale alternano nel loro ciclo vitale una fase definita “ridotta” ed una definita “duplicata”, per la maggior parte delle specie questa alternanza è fra una fase aploide ed una diploide. Il ciclo vitale di un organismo viene definito in base a quale delle due fasi prevale sull’altra, in questo modo avremo organismi aplonti, che operano mitosi solamente nella fase aploide, ed all’opposto organismi diplonti in cui la fase aploide è ristretta ai gameti e non prevede mitosi, come per gli esseri umani. Esistono anche organismi bifasici, in cui crescita e divisione avvengono sia nella fase aploide che in quella diploide del ciclo vitale.

Gli autori del breve report pubblicato su Current Biology focalizzano l’attenzione sulle varie teorie che indagano il rapporto fra ploidia ed evoluzione, sottolineando come il numero di mutazioni sia strettamente correlato al livello di ploidia e come possa agire la selezione in rapporto ad essa. Negli organismi aploidi insorgono meno mutazioni, ma esse risultano immediatamente visibili nel fenotipo e questo le sottopone direttamente all’azione della selezione: mutazioni deleterie vengono rapidamente eliminate e mutazioni benefiche vengono altrettanto rapidamente fissate, mentre nei diploidi la presenza dei rapporti di dominanza e recessività può agire rallentando il processo di selezione, nonostante la presenza di un maggior numero di mutazioni.

Poste queste basi gli autori citano diversi lavori che hanno approfondito sperimentalmente queste teorie, manipolando la ploidia di popolazioni di organismi per valutare l’impatto evolutivo di questi cambiamenti. Sono tutti studi interessanti che tentano di dare conferme, ma ancora la strada da compiere è molta, soprattutto per capire come si inserisca l’ambiente con la sua variabilità in questo contesto di variazioni essenzialmente genetiche.

Silvia Demergazzi


Riferimenti:
Sarah P. Otto,  and Aleeza C. Gerstein. The evolution of haploidy and diploidy. Current Biology 18 (24): 1121-1124. doi:10.1016/j.cub.2008.09.039   

Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons