Forma e funzione. L’evoluzione a due velocità

Uno studio americano suggerisce che l’evoluzione di nuove funzioni ecologiche non sia stata veloce ed esplosiva come la comparsa di nuove forme e specie

Un antico e rapido aumento di forme, una vastità di nuove possibilità che l’evoluzione ha esplorato; alcune di esse sono sopravvissute – perché più adatte o magari perché più fortunate – e molte altre si sono estinte. Così Stephen Jay Gould interpretava il grande assortimento di forme testimoniato dai fossili, in particolare quelli di Burgess Shale. La cosiddetta esplosione del Cambriano è l’evento durante il quale varietà e complessità degli esseri viventi sono aumentati esponenzialmente. In quel periodo, iniziato all’incirca mezzo miliardo di anni fa, sono comparsi i progenitori della maggior parte degli animali moderni.

Questo grande e repentino aumento della molteplicità delle forme animali non corrisponderebbe però a un altrettanto esplosivo incremento della varietà delle loro funzioni.

È quanto sostengono quattro ricercatori dell’Università di Stanford, in un recente articolo pubblicato su Nature Communications. Diversità tassonomica e diversità ecologica sono infatti due concetti differenti; la prima si riferisce alle differenze morfologiche, la seconda a quelle funzionali. In sostanza, come è fatto un animale e cosa può fare con i tratti di cui dispone.

I ricercatori americani hanno catalogato i reperti fossili di 18.621 generi di animali marini (corrispondenti al 63% di tutti i generi di cui si hanno testimonianze fossili verificate), definendo per ciascuno una modalità ecologica, risultante dalla combinazione di tre caratteristiche: posizione relativamente al fondale marino, motilità e strategia nutritiva.

Ciò che hanno notato è che le differenze funzionali fra gli animali marini si sono accumulate più lentamente del previsto, nonostante la vasta diversità morfologica e tassonomica. L’esplosione di forme, quindi, non corrisponderebbe a un’esplosione di funzioni. Inoltre, le estinzioni di massa che hanno segnato il passaggio da un’era all’altra – quella del Permiano (252 milioni di anni fa) e quella del Cretaceo (65 milioni di anni fa) – avrebbero giocato un ruolo molto importante nella diversificazione delle funzioni; la perdita di modalità ecologiche da esse causato è stata infatti seguita, in entrambi i casi, da un forte incremento di varietà, segno che nuove opportunità si erano aperte dopo che intere specie erano state spazzate via.


Immagine: Nobu Tamura (http://spinops.blogspot.com), via Wikimedia Commons