Genetica e archeologia descrivono l’arrivo di allevamento e agricoltura in Africa orientale

Uno studio multidisciplinare ha ricostruito come e quando le migrazioni hanno introdotto allevamento e agricoltura in Africa orientale


Allevamento e agricoltura sono stati introdotti in Africa orientale (Kenya e Tanzania), in ondate migratorie differenti e iniziate da 4500 anni fa. La scoperta, opera di un team di ricerca multidisciplinare, comprendente archeologi e genetisti di otre 16 istituzioni accademiche europee, nordamericane e africane, è stata pubblicata su Science.

Il team ha analizzato i resti di 41 uomini vissuti in Africa orientale fino a 5000 anni fa. I resti umani erano seppelliti con vari artefatti che indicavano chiaramente l’appartenenza dei soggetti a società di cacciatori raccoglitori, allevatori o agricoltori. Il loro DNA è stato poi confrontato con quello di centinaia di esseri umani contemporanei e di antichi africani, alla ricerca di tracce di antiche parentele.

Prima di questo lavoro si riteneva che le prime comunità pastorali si fossero sviluppate nell’area della Rift Valley, Kenya, circa 5000 anni fa, costruendo anche i primi complessi funebri monumentali (qui l’articolo di Pikaia al riguardo). I nuovi dati genetici, invece, indicano una migrazione di popolazioni settentrionali, dal medio oriente al Sudan, dedite alla pastorizia. Questi migranti si sarebbero mischiati con le popolazioni di cacciatori raccoglitori locali tra 4000 e 3500 anni fa, portando con loro animali e pratiche di allevamento.

A questo punto, però, il flusso genico trai due gruppi sembra interrompersi di improvviso. Seppure le due popolazioni, raccoglitori e allevatori, condividessero lo stesso territorio, non si hanno tracce di scambio di DNA tra di loro; un fenomeno di questo tipo indica che è probabile che siano sopraggiunte delle barriere sociali che hanno impedito contatti (sociali e sessuali) tra le due popolazioni.

Un ultima grande ondata migratoria è avvenuta 1200 anni fa, operata da popolazioni ancora sudanesi e dall’Africa occidentale, portando con loro anche pratiche agricole più moderne. E’ con quest’ultimo flusso che si è costituito il mosaico moderno di raccoglitori, allevatori e agricoltori del corno d’Africa.

A questo punto, restano alcune domande ancora aperte. Agli archeologi sono note due distinte popolazioni umane antiche, residenti in Kenya e Tanzania, distinte tra loro da differenti pratiche funerarie e stile nella produzione del vasellame. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che parlassero lingue diverse e avessero diverse identità etniche. Queste due popolazioni non mostrano però segni di differenziamento genetico tanto marcato quanto quello culturale. In altre parole si tratterebbe di popolazioni in contatto genetico (parenti) e con un territorio quasi condiviso, ma culturalmente molto isolate.  Come questo sia stato possibile è ancora un rebus per i ricercatori.


Riferimenti
Prendergast et al. 2019. Ancient DNA reveals a multistep spread of the first herders into sub-Saharan Africa. Science. eaaw6275

Immagine: Africa. French Equatorial Africa. The zebu herd (oxen) arrive at Compagnie Miniere de l’ Oubanghi headquarters in Berberati, a little weary and thin after the 260 kilometer hike. Note the long horns. Immagine di pubblico dominio appartenente alla collezione della National Archives and Records Administration, via Wikimedia commons.