Già 45000 anni fa, l’uomo popolava le regioni artiche

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I resti di un mammut lanoso in Siberia hanno rivelato una ben più antica presenza dell’uomo nell’Artico: la nostra specie popolava quelle regioni già 45000 anni fa

Fino a poco tempo fa, si credeva che la comparsa dell’uomo nelle regioni artiche fosse stato un evento relativamente recente. Studi precedenti infatti hanno suggerito che, indicativamente, l’uomo avrebbe cominciato la sua traversata nell’Artico all’incirca 28000 anni fa. Inoltre, il fatto che i più antichi siti di ritrovamento si trovassero a sud di 55°N ha fatto pensare che le regioni più settentrionali fossero state colonizzate solo successivamente (non prima di 30-35000 anni fa). Tuttavia, uno studio pubblicato su Science ha portato, per la prima volta, delle prove che anticiperebbero questo evento di circa 10000 anni.

Nel 2012, è stata scoperta una carcassa quasi completa di un giovane maschio di mammut lanoso (Mammuthus primigenius, Blumenbach, 1799) nella Baia di Yenisei (Siberia), che è stato successivamente datato con la tecnica del radiocarbonio a circa 45000 anni fa. L’esemplare presentava alcune ossa danneggiate (p.es. scapola sinistra, zigomo sinistro, quinta costola sinistra, seconda costola destra, mandibola, zanna destra) che sono state successivamente analizzate con la tecnica della Tomografia Computerizzata a raggi X (XCT) per cercare di individuarne la causa del decesso. Dai risultati, si evince che le lesioni alla scapola, allo zigomo e alle costole sarebbero delle ferite da arma da taglio, causate da una ben precisa tecnica di caccia dell’uomo, tutt’oggi utilizzata da alcune popolazioni africane per l’uccisione degli elefanti. Questi antichi uomini, così come gli attuali cacciatori africani, colpivano con delle lance affilate, prima il torace della preda (ecco quindi, il perché delle costole e della scapola lacerate del mammut), al fine di indebolirla e rallentarne la fuga, e successivamente miravano alla base della proboscide (p.es. il segno lasciato sullo zigomo del mammut potrebbe essere dovuto ad un colpo mal mirato, che doveva, invece, essere diretto verso il collo dell’animale), per tagliare le arterie o altri vasi sanguigni importanti. In questo modo, l’animale moriva per dissanguamento.

Gli autori hanno anche considerato i danneggiamenti sulla mandibola e sulla zanna destra del mammut, provocati post mortem, considerati anch’essi come ulteriori prove di una manipolazione da parte dell’uomo. La mandibola, infatti, difficilmente si trova dissociata dal resto del corpo per cause naturali, per via delle robuste strutture che la connettono al cranio. Invece, è più facile pensare a una rottura esercitata dall’uomo, una volta aver ucciso la preda. Era infatti una pratica di uso comune rompere la mandibola per poter estrarre la lingua dell’animale, al fine di consumarla come rituale o perché considerata come una parte prelibata. Invece, le lesioni presenti sulla zanna destra, sarebbero legate all’utilizzo che ne la nostra specie ne faceva originariamente e cioè, trasformare questi lunghi denti in utensili in avorio  per la macellazione delle carni.

Come ulteriore evidenza della presenza umana nell’Artico già a partire da 45000 anni fa, vi sono i resti di un lupo, coevo del mammut lanoso della Baia di Yenisei, ritrovati in un altro sito siberiano (Bunge-Toll). Anche in questo caso, i segni sull’omero sinistro del predatore sono attribuibili alle armi da caccia. Concludendo, l’uomo ha abitato le regioni artiche già a partire da 44-45000 anni fa, vivendo probabilmente in piccole, ma sparse popolazioni, caratterizzate da avanzate strategie di caccia. Questa antica presenza sarebbe stata  facilitata dalle condizioni climatiche interglaciali, che hanno favorito l’espansione dei grandi erbivori nell’Artico, che hanno, a loro volta, rappresentato una risorsa illimitata di cibo per le popolazioni umane. Inoltre, la vicinanza allo Stretto di Bering (via di passaggio che collegava l’Eurasia al Nord America), ha fatto sì che l’uomo potesse dirigersi verso il Nuovo Mondo, ancora prima dell’ultimo massimo glaciale (Glaciazione Würm, 110-9000 anni fa).


Riferimenti:
Pitulko V.V. et al. (2016). Early human presence in the Arctic: Evidence from 45,000-year-old mammoth remains. Science, 351:260-263

Pitulko et al., Science