Gibboni e parenti non si riconoscono allo specchio

L’uomo condivide la capacità di riconoscersi allo specchio con le grandi scimmie antropomorfe, ma non con gli altri gruppi di primati più lontanamente imparentati. Questo è il risultato di un interessante studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B che ha testato le abilità di autoriconoscimento di diversi individui appartenenti ad alcune specie di ilobatidi (Famiglia: Hylobatidae).Numerosi studi

L’uomo condivide la capacità di riconoscersi allo specchio con le grandi scimmie antropomorfe, ma non con gli altri gruppi di primati più lontanamente imparentati. Questo è il risultato di un interessante studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B che ha testato le abilità di autoriconoscimento di diversi individui appartenenti ad alcune specie di ilobatidi (Famiglia: Hylobatidae).

Numerosi studi hanno dimostrato che nella nostra specie la capacità di riconoscere sè stessi tramite uno specchio compare tra i 15 e i 24 mesi di età, mentre nelle grandi scimmie antropomorfe sviluppano tale abilità in età adulta. Ma che dire dei nostri parenti più lontani?

Studi di questo tipo sui primati della famiglia ilobatidi non erano ancora stati condotti, per questo motivo Thomas Suddendorf e Emma Collier-Baker della University of Queensland hanno messo alla prova 17 esemplari (3 del genere Hylobates, 7 del genere Symphalangus e 7 del genere Nomascus) provenienti da alcuni zoo australiani. Sugli individui oggetto di studio sono stati applicati alcuni contrassegni rimovibili, alcuni, sulle zampe e sul torace, visibili senza l’ausilio di uno specchio, mentre altri, sulla schiena e sulla nuca, che le scimmie potevano individuare e rimuovere solo grazie alla riflessione. Sebbene vi sia una grande variabilità nel successo individuale, quasi tutti gli individui hanno rimosso con successo i contrassegni visibili senza l’aiuto dello specchio, mentre non sono stati in grado di individuare quelli posizionati sulle parti del corpo più nascoste.

Questo risultato interessante, sostengono i ricercatori, indica che la capacità di autoriconoscimento probabilmente si è sviluppata nell’antenato comune tra l’uomo e le scimmie antropomorfe, ma solo in un periodo successivo alla separazione tra queste e i loro parenti più prossimi, gli ilobatidi. Questa abilità sarebbe dunque posteriore a 18 milioni di anni fa.

Bisogna ricordare, però, che la capacità di riconoscersi allo specchio è propria di altre specie di mammiferi, come i delfini e gli elefanti, ma anche di alcuni uccelli, come la gazza (Anche gli uccelli si riconoscono allo specchio, notizia del 30/08/2008), a dimostrare che lo sviluppo di capacità cognitive elevate sia avvenuta più volte nel corso dell’evoluzione della vita animale.

Andrea Romano


Riferimenti:
Thomas Suddendorf and Emma Collier-Baker. The evolution of primate visual self-recognition: evidence of absence in lesser apes. Proc. R. Soc. B, 2009 276:1671-1677. doi:10.1098/rspb.2008.1754