Gioielli senza un padrone

Intorno a 35.000 anni fa, pochi millenni prima di sparire, i Neandertal sembrano passare in alcuni siti a un industria litica più sofisticata di quella musteriana a cui sono tipicamente associati nel record fossile: l’industria litica chiamata chatelperroniana, ritrovata per la prima volta da Leroi-Gourhan nella Grotte de Fées a Chatelperron, in Francia. Questi utensili sono molto più simili a


Intorno a 35.000 anni fa, pochi millenni prima di sparire, i Neandertal sembrano passare in alcuni siti a un industria litica più sofisticata di quella musteriana a cui sono tipicamente associati nel record fossile: l’industria litica chiamata chatelperroniana, ritrovata per la prima volta da Leroi-Gourhan nella Grotte de Fées a Chatelperron, in Francia. Questi utensili sono molto più simili a quelli prodotti dai sapiens nello stesso periodo, e una delle teorie a riguardo vuole che derivino proprio da una contaminazione culturale tra le due specie che si sarebbero quindi incontrate e avrebbero intessuto scambi (in molti credono ad ogni modo che i Neandertal possano semplicemente aver affinato i propri strumenti indipendentemente e prima dell’eventuale, e peraltro non sicuro, contatto con sapiens); assieme a questi strumenti compaiono anche ornamenti personali, si può capire quindi come molto di quello che intuiamo sul comportamento dei Neandertal dipenda da questa associazione tra loro e la cultura chatelperroniana, associazione che è messa in dubbio in uno studio recente comparso su PNAS a firma di Thomas Higham e colleghi, un team composto da studiosi sia francesi che inglesi.

 

Il sito preso in esame è quello della Grotte du Renne ad Arcy-sur-Cure in cui sono stati ritrovati negli strati chatelperroniani svariati ornamenti personali (ossa bucate, anelli, pendagli e via dicendo) assieme a 29 denti neandertal e ad alcuni frammenti d’ossa della stessa specie: un associazione che appare ovvia e indiscutibile, quindi, se si tiene conto solo della disposizione degli strati e si prende per buona la loro successione cronologica. Un sito però può andare incontro, nei millenni che ci separano dalla sua formazione, a stravolgimenti di ogni tipo, e qualcosa del genere è ciò che lo studio in questione si propone di dimostrare datando campioni da svariati strati e comparando i risultati. Le analisi sono state svolte tramite l’utilizzo di acceleratori per la spettrometria di massa, una tecnica che permette di ottenere datazioni notevolmente precise, i campioni sono stati prelevati dagli strati che vanno dal V al X, ovvero dalla sezione aurignaziana (la cultura sapiens posteriore a quella chatelperroniana) fino agli strati più bassi associati ai neandertal.

 

Quello che i ricercatori si aspettavano è esattamente quello che hanno trovato: alcuni reperti di strati chatelperroniani (nessun dente o frammento d’osso è stato però analizzato per mancanza di autorizzazioni) hanno datazioni troppo recenti e reperti di strati più alti datazioni troppo antiche: in generale sembra che l’intero sito sia andato incontro nel tempo a numerosi episodi di contaminazione tra strati, non si sa se per cause naturali o antropiche (legate all’utilizzo del sito da parte dei precedenti abitanti). Non tutti i reperti mostrano queste insolite caratteristiche e soprattutto non tutti gli ornamenti e gioielli ritrovati, elemento di maggiore importanza di questo studio poiché non sono molti i siti nei quali si possono associare questo tipo di manufatti ai Neandertal, hanno date “sbagliate”, si potrebbe quindi pensare a fenomeni di contaminazione dei campioni misurati.

 

Tuttavia non è questa l’interpretazione degli autori dello studio, che considerano la situazione presente nel sito tale da richiedere un ripensamento della sua bontà per quanto riguarda l’associazione della cultura chatelperroniana con Homo neanderthalensis, proponendo quindi che finchè non si sia in grado di effettuare un’associazione irrevocabile si lasci da parte perlomeno questo sito nel fare considerazioni sul comportamento e sulle abilità cognitive dei Neandertal. Rinunciare però a un sito di una tale importanza avrebbe un peso notevole e non è detto che questa richiesta venga accolta facilmente dalla comunità antropologica, ma solo il tempo e nuovi studi potranno dirci quale sarà il destino di questa grotta tanto ricca di reperti e testimonianze su una specie “cugina” sulla quale si dibatte da sempre e che non smetterà mai di far discutere gli studiosi.

 

Marco Michelutto

 

 

Riferimenti:

 

T. Higham, R. Jacobi, M. Julien, F. David, L. Basell, R. Wood, W. Davies, C. B. Ramsey. “Chronology of the Grotte du Renne (France) and implications for the context of ornaments and human remains within the Chatelperronian.Proceedings of the National Academy of Sciences, 2010; DOI: 10.1073/pnas.1007963107

 

L’immagine è tratta dall’articolo originale