Giorgio Manzi a Venezia

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Ecco come è andata la presentazione del nuovo libro di Giorgio Manzi a Venezia

Giovedì 28 novembre, presso la Sala del Portego di Palazzo Franchetti a Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti e della Società editrice il Mulino, è stato presentato “Il grande racconto dell’evoluzione umana”, l’ultima fatica di Giorgio Manzi, professore di Paleoantropologia presso La Sapienza e direttore del Museo di Antropologia “Giuseppe Sergi”. Hanno presentato l’evento il presidente dell’Istituto Veneto Gian Antonio Danieli e l’etologo di Ca’ Foscari Danilo Mainardi.
Proprio come quest’ultimo ha osservato, il libro di Manzi è bello da leggere e da guardare, per la ricchezza di immagini evocative che contiene e per la scorrevolezza della prosa dell’autore, dote tutt’altro che irrilevante, da non darsi per scontata tra gli scienziati divulgatori.
La paleoantropologia, disciplina cresciuta moltissimo solo negli ultimi cinque anni grazie a cospicui e continui ritrovamenti, è una scienza singolare che non è volta alla semplice applicazione di leggi esatte e deterministiche. Il lavoro del paleoantropologo consiste nel produrre una narrazione guidata da ipotesi e sorretta da verifiche sperimentali. Si tratta di un lavoro che deve unire le più disparate competenze, dalla fase “archeologica” degli scavi, a quella “molecolare” delle analisi in laboratorio, passando per quella “filogenetica” che tenta di ricostruire il percorso evolutivo dell’organismo studiato. Il lato frustrante, ma al contempo il più affascinante, è che non è affatto semplice mettere d’accordo fossili e molecole.
Ricostruire la storia dell’evoluzione umana – ha notato Manzi – è un po’ come guardare attraverso il buco della serratura di una stanza e tentare con ciò di capire cosa accade all’interno di tutto il condominio.
Dell’Origine dell’uomo di cui Darwin scriveva nel 1871, oggi si sa però molto di più: la specie umana ha avuto molte origini. La prima risale tra i 5 e i 6 milioni di anni fa, quando il nostro ramo si è separato dai cugini scimpanzé. L’ultima può essere considerata l’emergere della nostra specie sapiens, evento collocabile intorno ai 200.000 anni fa. Nel mezzo vi è stata la nascita del genere Homo, differenziatosi dall’Austrolopithecus e dal Paranthropus intorno a 3 milioni di anni fa. Questa fase ha coinciso con l’inizio dell’encefalizzazione (aumento del volume cranico rispetto al peso corporeo) e con un importante cambiamento verso una dieta maggiormente onnivora. Non disponendo ancora dei canini, ma solo di larghi molari da erbivori, Homo habilis ha iniziato a fabbricarsi strumenti in pietra da affondare nelle carni degli animali morti di cui iniziava a nutrirsi. Già, perché per un periodo della nostra evoluzione siamo stati anche “necrofagi”, o meglio “saprofagi”, ha sottolineato Mainardi: da buoni cacciatori opportunisti, ci cibavamo di carcasse di animali che ci contendevamo nella savana con gli avvoltoi. Un’origine forse poco gloriosa, nessuna solenne colonna sonora alla Odissea nello spazio.
Ma se umanamente può sembrare una delusione delle aspettative, evoluzionisticamente è stato un vero trionfo, perché proprio la produzione di quei rudimentali strumenti litici ha segnato un passaggio fondamentale della nostra storia: l’uso delle mani con cui iniziavamo a saggiare e a modellare il mondo.
Manzi con il suo libro mette ordine a una storia, la nostra, che non ha niente a che fare con un progresso lineare dal primitivo scimmiotto all’uomo bianco e depilato. L’immagine della sequenza lineare di antenati andrebbe cancellata dai libri di testo, così come smette di avere senso la metafora dell’anello mancante. Manzi ci racconta che l’evoluzione umana non è stata una catena in cui a un anello è seguito il successivo, ma piuttosto è stata un cespuglio di rami, in cui soltanto due milioni di anni fa almeno cinque diverse forme di umani convivevano sulla Terra.
Nel 1863 Thomas H. Huxley ricercava Il posto dell’uomo nella natura, mentre Darwin nel 1859 nell’Origine delle specie dedicava molto cautamente all’evoluzione umana una sola densissima e perentoria frase: “…luce si farà sull’origine dell’uomo e la sua storia”. Questa stessa frase oggi la ritroviamo sulla quarta di copertina del libro di Giorgio Manzi, che a marzo sarà a Padova presso il Dipartimento di Biologia per spiegarci come la storia profonda dell’umanità sia stata sottratta alle ombre dell’ignoto e come essa abbia bisogno di nutrirsi ancora di nuova futura luce.
Francesco Suman
Giorgio Manzi, Il grande racconto dell’evoluzione umana, Il Mulino, Bologna 2013.
pp. 428, € 45,00.