Gli anfibi “megadiversi” del Madagascar a rischio per la scoperta di un fungo killer

Un articolo pubblicato sulla rivista “Scientific Reports”riporta i risultati di una ricerca coordinata dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e il il rinvenimento del pericoloso chitridio anche in Madagascar

Gli anfibi sono la classe di Vertebrati maggiormente minacciata di estinzione: si stima che un terzo delle circa 7000 specie note stia subendo un decremento significativo dovuto all’azione dell’uomo. Oltre ad una generalizzata perdita di habitat molte specie sono affette da “malattie emergenti” che stanno decimando molte popololazioni. Una di queste è il letale fungo microscopico Batrachochytrium dendrobatidis (Bd), che ha portato all’estinzione diverse popolazioni di anfibi in America centrale, Australia, Stati Uniti occidentali, Europa e Africa orientale.

Fino a tempi recenti si riteneva che il Bd fosse assente dall’isola continente del Madagascar, uno degli hot-spot della biodiversità mondiale, con oltre 300 specie di anfibi note e altre 200 in attesa di descrizione. In seguito ad uno studio multidisciplinare coordinato dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino un team internazionale ha identificato il Bd anche in Madagascar. È quanto emerge in un articolo pubblicato il 26 febbraio sulla prestigiosa rivista Scientific Reports.

L’estinzione degli anfibi del Madagascar non è solo importante per i zoologi e per i ricercatori”, afferma Franco Andreone, Conservatore e Zoologo al Museo di Scienze Naturali di Torino, Co-chair dell’Amphibian Specialist Group-Madagascar dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (UICN) e, leader della ricerca e coautore dell’articolo. “Sarebbe una grave perdita per tutta la biodiversità della Terra”. Il team di esperti ha finora analizzato più di 4100 esemplari di anfibi provenienti da tutto il Madagascar, confermando la presenza del fungo in individui di diverse specie provenienti da 5 località. Gli autori dell’articolo stanno attualmente lavorando per determinare se il fungo che loro hanno trovato appartiene allo stesso ceppo letale che sta minacciando gli anfibi del Pianeta. “Il novantanove per cento delle rane del Madagascar sono endemiche di questo territorio”, spiega Andreone. “Ciò significa che se la presenza del Bd è per gli anfibi, potremmo perdere una significante porzione della diversità mondiale di questi vertebrati”.

Nel novembre 2014, il Museo di Torino ha organizzato insieme all’Amphibian Survival Alliance e ad altre organizzazioni il workshop A Conservation Strategy for the Amphibians of Madagascar, finalizzato a definire il piano d’azione per fronteggiare i pericoli che interessano gli anfibi del Madagascar. “Sapevamo che era solo una questione di tempo l’identificazione di Bd anche in Madagascar” commentano Angelica Crottini e Gonçalo M. Rosa, co-autori dell’articolo e ricercatori presso il CIBIO/InBIO (Portogallo) e la Zoological Society di Londra, nonché precedenti studenti al Museo di Torino. “E’ per questo che negli anni ci siamo battuti per la realizzazione di un piano di monitoraggio nazionale per la pronta identificazione del patogeno e più in generale per creare un network di collaborazioni che possa facilitare la ricerca su questo patogeno In Madagascar”.

Le ricerche in Madagascar continueranno con l’intento di definire il ceppo del Bd (al fine di capire la sua virulenza) e per definire strategie di conservazione che dovranno coinvolgere i gestori delle aree protette del Madagascar e l’ecoturismo, attualmente la maggiore risorsa economica per il paese.


Riferimenti:
Molly C. Bletz, Gonçalo M. Rosa, Franco Andreone, Elodie A. Courtois, Dirk S. Schmeller, Nirhy H. C. Rabibisoa, Falitiana C. E. Rabemananjara, Liliane Raharivololoniaina, Miguel Vences, Ché Weldon, Devin Edmonds, Christopher J. Raxworthy, Reid N. Harris, Matthew C. Fisher & Angelica Crottini. Widespread presence of the pathogenic fungus Batrachochytrium dendrobatidis in wild amphibian communities in Madagascar. Scientific Reports 5, Article number: 8633 doi:10.1038/srep08633


Immagine: copyright Franco Andreone