Gli animali e il sesso fai-da-te

L’autoerotismo è sempre stato un argomento tabù nella nostra società, grazie all’indubbio contributo delle religioni monoteiste, e laddove proprio se ne parlava veniva descritto sino a pochi decenni fa come un’abitudine deplorevole praticata da menti malate o inferiori, o che portava a gravi conseguenze per la salute. Non solo si diventerebbe ciechi secondo i preti, ma secondo Burdach, un fisiologo


L’autoerotismo è sempre stato un argomento tabù nella nostra società, grazie all’indubbio contributo delle religioni monoteiste, e laddove proprio se ne parlava veniva descritto sino a pochi decenni fa come un’abitudine deplorevole praticata da menti malate o inferiori, o che portava a gravi conseguenze per la salute. Non solo si diventerebbe ciechi secondo i preti, ma secondo Burdach, un fisiologo del XIX secolo, la pratica porterebbe a problemi di erezione e all’infecondità. Una malattia da curare o da compatire, insomma. Se la masturbazione maschile è una debolezza mentale, quella femminile è un mistero assoluto perchè se ne parla molto poco tutt’ora. In un quadro del genere, è normale che si trovi inconcepibile pensare che la masturbazione sia una pratica comune anche tra gli altri mammiferi: l’autoerotismo diventerebbe automaticamente un anello di congiunzione tra l’uomo e gli altri animali e questo va oltre l’etica del peccato, scuote il piedistallo su cui ci siamo posti e ci riporta nella classe Mammalia in mezzo a tutti gli altri animali “non intelligenti”. Sembrerebbe invece che la masturbazione sia un carattere comune a tutti i mammiferi, praticamente tutti gli ordini di questa classe sono stati osservati in pratiche di autostimolazione degli organi genitali, e non è un carattere esclusivo degli animali più intelligenti: ancora oggi la masturbazione, seppure vile, deve poter essere un comportamento “umano” e non “bestiale”perche’ la cosa assocerebbe il senso di colpa alla perdita di autostima, il che diventa intollerabile.

Tutti i primati praticano atti di autoerotismo, sia le scimmie antropomorfe che quelle più piccole, sia i maschi che le femmine, usando le mani, la bocca, i piedi prensili, le code prensili nel caso di scimmie del nuovo mondo o anche oggetti. I bonobo in questo sono ovviamente maestri, visto che per loro il sesso è alla base di tutti i rapporti sociali ancora più che per noi. Frans de Waal, nel suo libro “Chimpanzee politics: power and sex among apes”, descrive una femmina di scimpanzè che oltre ad avere atteggiamenti chiaramente omosessuali si masturbava nel periodo inter-estro : “sebbene l’autogratificazione sia un noto e frequente fenomeno tra i primati in cattività, nel nostro gruppo Puist è l’unica con questa abitudine. Curiosamente lo fa solo quando non è nel suo “periodo rosa” [ovvero in ovulazione, NdT]. Compie rapidi movimenti con le dita nella vulva per circa un minuto. Non possiamo dire niente dalla sua faccia, ma deve avere effetti piacevoli, altrimenti perchè mai dovrebbe farlo?”[traduzione mia].

Gli orang utan sono noti per usare bastoncini per masturbarsi (maschi e femmine) e la parte più interessante di ciò è che l’uso di questo dildo della jungla è tramandato per via culturale tramite l’esempio.

Per gli animali dotati di zampe anteriori più o meno prensili il gesto è scontato e spesso, o almeno per quel che ne sappiamo, legato alla cattività o a frustrazione sessuale per impossibilità (o anche non volontà, come nel caso di Puist) di accoppiarsi. Gli orsi dello zoo sono stati spesso filmati in atti di autoerotismo (Qui un orso polarequi un orso bruno).

Ma che succede se la struttura anatomica di un animale non gli permette l’autoerotismo in senso classico o orale? Rinuncia? Ma neanche per idea!

I delfini e le orche nei delfinari si arrangiano strofinando il pene contro le pareti della vasca o su corde e getti d’acqua, in natura sembra cerchino apposta acque basse con ciottoli arrotondati per strofinarcisi su, cullati dalle onde. Non mi è chiaro anatomicamente come si organizzino le femmine, ma pare sia un comportamento registrato.

Cavalli, asini, buoi, cervi e persino elefanti devono invece adottare un’altra tecnica, non potendo contare nè sulle mani nè sulla bocca nè sulla spinta di galleggiamento dell’acqua. L’erezione del pene, nei maschi, è spontanea dopo di che in un gruppo controllato di cavalli e pony è stato contato che l’83% degli animali faceva rimbalzare il pene contro l’addome, il 57% lo teneva premuto contro l’addome e solo il 13% dava spinte pelviche. Esiste inoltre anche la variante della “dorsoflessione” che consiste in cambiamento di angolazione e convessità del pene senza contatto con la pancia.

La masturbazione non è tuttavia esclusiva dei mammiferi. I pappagalli in cattività ad esempio si masturbano quando sono in estro utilizzando giocattoli, strofinandosi contro la gabbia o contro i loro umani favoriti.

Persino le placide tartarughe si masturbano, questo video mi ha lasciata senza parole.

Ma che significato etologico ed evolutivo ha la masturbazione? Tutto sommato è un grande spreco di energie (per ambo i sessi) e di risorse (per i maschi), si direbbe del tutto a vuoto, eppure il comportamento non solo si è mantenuto nel tempo ma sembra si sia diffuso nello spazio. Molte teorie sono state proposte in un tentativo di spiegazione. Quella “classica” per spiegare l’onanismo maschile è la seguente: la spermiogenesi nei testicoli è un processo continuo e ininterrotto che porta all’accumulo degli spermatozoi non ancora ejaculati. Gli spermatozoi sono cellule delicate che vivono poco. Soprattutto laddove c’è competizione spermatica tra più maschi è indispensabile che gli spermi siano tutti belli sull’attenti con le codine in ordine per avere maggiori possibilità di fecondare l’ovulo ed essere il padre della progenie. Ed ecco che man mano che vengono prodotti i nuovi gli spermatozoi più vecchi trovano la loro strada verso il mondo esterno dove non possono fare danno. Sarebbe insomma un meccanismo evolutivo per far sopravvivere lo spermatozoo più adatto. La falla di questo ragionamento è che la masturbazione è diffusa anche tra quegli animali dove non c’è competizione spermatica come i gorilla, i trichechi e i cavalli, e la paternità della progenie è ottenuta dalla lotta tra i maschi adulti piuttosto che dalla lotta tra gli spermatozoi. Non c’è oltretutto finora prova evidente che dimostri che chi si masturba di più abbia più chances di paternità. Jane Waterman, una ricercatrice che ha osservato la masturbazione degli scoiattoli di terra del Capo (Xerus inauris), propone invece che sia un sistema per tenere pulite le vie spermatiche da batteri e virus patogeni sessualmente trasmessi tramite pulizia esterna “a mano” e sciacquo delle vie interne. Anche in questo caso, non c’è evidenza che i masturbatori incalliti siano più sani. Rimane oltretutto da spiegare il fine dell’autoerotismo femminile, a cui niente di tutto ciò si applica.

Secondo me la spiegazione è abbastanza più semplice.

Anno: il lontano 1954. James Olds e Peter Milner sono due neurofisiologi che studiano la formazione reticolare del cervello grazie alla stimolazione da elettrodi impiantati nel cervello delle cavie. Un giorno, per errore, impiantano in un topo un elettrodo in un’altra area. L’esperimento consisteva nel mettere il topo con l’elettrodo in una  grossa scatola i cui angoli erano contrassegnati con le lettere ABCD. L’arrivo nell’angolo A provocava un lieve elettroshock nel topo tramite l’elettrodo e l’animale avrebbe quindi dovuto evitare la zona. Il topo con l’elettrodo sbagliato invece non solo non si allontanava, ma continuava ad andarci ripetutamente, e cambiando la zona che dava l’elettoshock il topo seguiva. La povera bestia arrivava al punto di ignorare il cibo per continuare a ricevere lo stimolo, se messo di fronte ad una scelta, anche dopo un digiuno prolungato. Fu allora costruita per il topo una levetta in modo che schiacciandola fosse in grado di autoprocurarsi quel particolare stimolo. Il topo continuò a schiacciarla ogni cinque secondi con un impulso di un secondo ogni volta sino all’esaurimento delle forze. Fu scoperto così che nel cervello abbiamo un’area designata al piacere. Quando si passò ad esperimenti su esseri umani, si osservò che dosi di acetilcolina iniettate in quella specifica area del setto tramite una cannula impiantata portavano a piaceri intensissimi e ad orgasmi multipli della durata anche di mezz’ora. La stimolazione del setto è dunque il meccanismo per provare piacere, e tutto quello che porta a un potenziale elettrico in quell’area è desiderato e ricercato in quanto gratificante

La morale di questa storia è che non solo gli uomini, ma anche gli animali perseguono il raggiungimento del piacere e dell’appagamento quale è quello che può essere indotto da un orgasmo. Gli orgasmi, a loro volta, sono un buon sistema per garantire che un animale spenda energia per accoppiarsi tramite la ricompensa del piacere: se non si prova piacere perchè mai si dovrebbe andare incontro a tutti gli sconforti del sesso? La mannaia della selezione deve avere agito molto pesantemente in tal senso, selezionando orgasmi sempre più intensi tra gli animali più “adatti”. In mancanza della possibilità immediata di accoppiarsi (mancanza di partner perchè si e’ chiusi in uno zoo, o perchè si è unindividuo non dominante, o perchè si è nel periodo interestro, o perchè non si ha voglia in quel momento di cercarsi un partner), la masturbazione garantisce comunque la stimolazione dell’aria del setto del cervello collegata al piacere. La domanda semmai andrebbe ribaltata: come mai gli animali si masturbano così poco e non fanno come il povero topolino con l’elettrodo nel cervello? Per fortuna direi che hanno anche altre priorità come sopravvivere. E tra gli animali, ci tengo a sottolinearlo, includo ovviamente anche l’Homo sapiens.

La versione completa su L’Orologiaio Miope, il blog di Lisa Signorile

Foto di Andrea Romano