Gli utensili di pietra più antichi dell’Africa del Nord

Risalirebbero a 2,4 milioni di anni fa gli strumenti litici mai rinvenuti in Africa del Nord. Tali reperti, quasi contemporanei a quelli di Olduvai, in Tanzania, fanno supporre che la lavorazione della pietra si sia sviluppata contemporaneamente in più regioni del continente, o che si sia diffusa in maniera molto rapida


Nel sito archeologico di Ain Boucherit, in Algeria, sarebbero stati rinvenuti gli utensili in pietra più antichi dell’Africa del Nord. La scoperta, pubblicata su Science, è stata realizzata da un team di ricercatori guidati da Mohamed Sahnouni, archeologo al Centre National de Recherches Préhistoriques, Anthropologiques et Historiques (CNRPAH) di Algeri e allo Stone Age Institute and Anthropology Department dell’Indiana (USA). I resti, risalenti a 2,4 milioni di anni fa, porterebbero con sé nuovi dubbi e interrogativi riguardo a quella fase dell’evoluzione umana.  

Fino a poco tempo fa, l’Africa orientale era comunemente considerata la “Culla dell’umanità”. In particolare, in Etiopia erano stati rinvenuti i resti di Homo sapiens considerati più antichi, risalenti a circa 195.000 anni fa; nella Gola di Olduvai, invece, lungo il bordo della Rift Valley della Tanzania Orientale, era venuto alla luce il primo fossile considerato di ominide bipede africano, nonché manufatti litici risalenti a circa 2,6 milioni di anni fa (Pikaia ne ha parlato qui). Era dunque in queste aree che si pensava fossero comparsi i primi ominidi ed avesse avuto origine la lavorazione litica.  

Probabilmente tali denominazioni riflettevano semplicemente il fatto che molto poco si sapeva riguardo la presenza e l’attività di ominidi nel nord del continente. Già nel 2017 infatti, nel sito di Jebel Hiroud in Marocco, furono rinvenuti fossili che facevano supporre che Homo sapiens (o perlomeno ominidi molto simili) fosse presente in Africa già 300.000 anni fa (Pikaia ne ha parlato qui). Un’ipotesi recente sosterrebbe che H. sapiens, pur avendo origini africane, deriverebbe dall’incontro con diverse popolazioni (Pikaia ne ha parlato qui). Per questo motivo sarebbe quindi incorretto parlare di culla dell’umanità riferendosi ad una località in particolare.  

La scoperta di Sahnouni e colleghi, sembra in parte confermare tale ipotesi. Dal 1992, gli scavi archeologici di Ain Boucherit hanno dato alla luce numerose testimonianze fossili. In particolare, gli strumenti in pietra qui rinvenuti risalirebbero a circa 2,4 milioni di anni fa: sarebbero quindi cronologicamente molto vicini a quelli tanzaniani. La tecnica di lavorazione della pietra, inoltre, sembra essere la stessa utilizzata ad Olduvai, anche se i risultati appaiono leggermente diversi, probabilmente a causa della pietra utilizzata (calcarea e selce, disponibili localmente). Ciò potrebbe significare due cose: o tali metodi di lavorazione si diffusero molto rapidamente dall’Africa orientale verso il resto del continente, oppure ebbero origine in maniera indipendente in più regioni differenti.   In un altro strato di roccia, risalente a circa 1,9 milioni di anni fa, i paleoarcheologi hanno poi rinvenuto altri attrezzi litici e resti di ossa appartenenti a bovini ed equini che mostrano segni di tagli e di lavorazione. Sembra evidente che gli animali venissero scuoiati ed eviscerati per poi sfruttarne carne e midollo, anche se è impossibile sapere se gli ominidi in questione fossero cacciatori o si limitassero a sfruttare carcasse di animali morti.  

Finora, insieme agli strumenti e ai resti animali, non sono stati rinvenuti fossili degli autori, e non è quindi possibile rispondere alla domanda “chi fabbricò questi utensili?”. Non è nemmeno possibile stabilire se i responsabili appartenessero al genere Australopithecus o Homo (una recente scoperta sostiene che appartenenti al genere Homo fossero già presenti in Etiopia 2,8 milioni di anni fa). Interrogativi simili sono stati posti in Cina, dove sono stati ritrovati manufatti datati 2,1 milioni di anni (Pikaia ne ha parlato qui).Ciò che invece appare chiaro è che non sembrerebbe corretto parlare di “culla dell’umanità” riferendosi ad una sola regione africana, perché probabilmente tutta quanta l’Africa lo fu.


Riferimento:
Mohamed Sahnouni, Josep M. Parés, Mathieu Duval, Isabel Cáceres, Zoheir Harichane, Jan van der Made, Alfredo Pérez-González, Salah Abdessadok, Nadia Kandi, Abdelkader Derradji, Mohamed Medig, Kamel Boulaghraif, Sileshi Semaw. 1.9-million- and 2.4-million-year-old artifacts and stone tool–cutmarked bones from Ain Boucherit, AlgeriaScience, 2018; DOI: 10.1126/science.aau0008

Credit Image: Sahnouni et al, doi:10.1126/science.aau0008