I cebi producono schegge di pietra simili ad artefatti del genere Homo

I cebi striati colpisoco abitualmente pietre incastonate producendo schegge la cui conformazione mostra evidenti analogie con quelle prodotte dai nostri antenati oltre due milioni di anni fa.

L’archeologia dei primati è recentemente oggetto di ricerche sistematiche, che hanno evidenziato come diverse specie di primati usino rudimentali strumenti in pietra per procurarsi il cibo. Alcuni esempi di questo comportamento sono stati recentemente ravvisati nei macachi tailandesi e nei cebi striati; i primi per rompere gusci di ostriche e lumache, i secondi per aprire le noci di anacardo.

Proprio in questi ultimi è stato registrato un comportamento nuovo e peculiare. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature ha riportato l’osservazione di cebi striati (Sapajus libidinosus) nel Parco Nazionale Serra de Capivara, in Brasile, che dopo aver selezionato accuratamente dei ciottoli di quarzite incastonati in pareti rocciose, li colpivano con forza e ripetutamente con una pietra usata a mo’ di martello, allo scopo di romperla.

Così facendo, i cebi producevano residui con spigoli vivi e accidentalmente anche schegge di pietra recanti somiglianze notevoli con alcuni artefatti ritrovati nel sito di Olduvai, in Tanzania, attribuiti a Homo habilis e risalenti a 2,6 milioni di anni fa. Nella fattispecie, tali frammenti mostrano una forma denominata “concoide”, che ricorda la superficie curva dell’interno delle conchiglie, considerata alla base di tutta la tecnologia litica degli ominini.

L’indagine è stata condotta da un gruppo di ricercatori afferenti all’Università di Oxford e all’University College londinese, in collaborazione con l’Università di San Paolo in Brasile, e si basa sulla raccolta di 111 schegge di pietra. I cebi non sono mai stati visti utilizzare i frammenti così prodotti, ma in diverse occasioni sono stati osservati mentre li leccavano o annusavano. Gli studiosi hanno tentato di spiegare questo comportamento ipotizzando che in questo modo i primati tentassero di procurarsi il silicio, essenziale per la loro dieta, o di estrarre i licheni per un qualche scopo medicinale non meglio compreso. Curiosamente, nessuno dei cebi ha provato a impiegare le schegge per raschiare direttamente via i licheni.

L’indagine presenta numerosi elementi di interesse per comprendere l’origine dei manufatti in pietra creati dagli ominini. Da una parte, gli oggetti creati dai nostri progenitori sono troppo complessi per essere spiegati con una creazione accidentale, e infatti venivano usati in modo diverso (per tagliare o raschiare). Non vi è neanche dubbio che gli artefatti di questo tipo ritrovati finora siano stati prodotti da ominini, come dimostrato da numerose prove contestuali (come ossa e fossili) ritrovate insieme alle pietre.

D’altro canto però gli autori dello studio sospettano che, se rinvenute fuori contesto, le schegge prodotte da cebi e ominini possano rivelarsi impossibili da distinguere. Al di là di questo, occorre ridefinire le caratteristiche distintive degli artefatti litici dei nostri progenitori, poiché sia gli oggetti con spigoli vivi, sia la forma concoide non sono più esclusivi del genere Homo. Lo studio comparativo dell’archeologia dei primati può fornire indizi sull’origine della tecnologia litica degli ominini estinti. È possibile infatti che, prima dell’epoca a cui sono datate le prime evidenze archeologiche, anche Homo habilis avesse generato le schegge di forma concoide in modo accidentale per poi passare a una produzione deliberata finalizzata a un uso preciso.


Riferimento: 
Proffitt et al., Wild monkeys flake stone tools, Nature (2016), doi:10.1038/nature20112

Immagine di By Tfalotico, CC BY-SA 3.0