I coproliti chiariscono il ruolo ecologico dell’avifauna neozelandese del passato

Lo studio del DNA estratto dai coproliti degli uccelli giganti del Pleistocene della Nuova Zelanda svela l’importante funzione ecologica di queste specie

Gli ultimi 50.000 anni sono stati caratterizzati dall’estinzione su scala globale della megafauna terrestre, di cui facevano parte anche gli iconici mammut lanoso Mammuthus primigenius e la ‘tigre’ dai denti a sciabola Smilodon fatalis. Meno famosa, ma altrettanto degna di nota è la scomparsa di nove specie di uccelli erbivori giganti della Nuova Zelanda dell’ordine Dinornithiformes, chiamati comunemente “moa”.

Come pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, lo studio del DNA antico estratto dai coproliti di uccelli neozelandesi del passato, inclusi i moa giganti (Dinornis novaezelandiae) ma antichi esemplari di kakapo (Strigops habroptilus), specie ancora esistente, datati tra circa 120 e 1500 anni fa, ha rivelato numerose informazioni sull’ecosistema neozelandese antecedente l’insediamento umano ed ha chiarito l’importanza paleoecologica di queste specie e le conseguenze che la loro estinzione ha avuto sull’ecosistema.

Infatti, i coproliti sono una fonte di informazioni dettagliate sul comportamento alimentare degli organismi estinti e sulle popolazioni dei loro parassiti intestinali. E’ emerso che gli uccelli giganti si nutrivano non solo di felci e muschi, ma anche di una vasta gamma di funghi, contribuendo così alla dispersione delle loro spore. In particolare i moa erano responsabili della disseminazione delle spore dei funghi ectomicorrizici, che rivestono un’importanza fondamentale per lo sviluppo delle foreste di faggi, distribuite in gran parte della Nuova Zelanda.

Attualmente non sembrano esserci altri organismi, che si nutrono di questi funghi, in grado di propagare spore fertili. Perciò la scomparsa degli uccelli giganti dell’ordine Dinornithiformes è associata alla perdita di questa importante funzione ecologica, con gravi implicazioni sulla biodiversità dell’ecosistema e sulla sopravvivenza a lungo termine delle faggete della Nuova Zelanda.

Lo studio del DNA antico estratto dai coproliti ha permesso di comprendere anche che l’avifauna neozelandese era caratterizzata da una sorprendente diversità di parassiti intestinali, variabili all’interno delle specie esaminate e che quest’ultimi erano per la maggior parte sconosciuti alla scienza. Ciò avvalora l’ipotesi della co-estinzione ospite-parassita.

Le analisi del DNA antico estratto dai coproliti degli uccelli giganti della Nuova Zelanda hanno mostrato il risvolto ecologico delle estinzioni di parte della megafauna pleistocenica ed hanno fornito importanti informazioni per la conservazione e il ripristino degli ecosistemi attualmente minacciati. Questo studio ha sottolineato anche i rischi a cui andrebbe incontro l’ecosistema in previsione di future estinzioni di specie considerate in pericolo critico.


Bibliografia:
Boast A. P., Weyrich L. S., Wood J. R., Metcalf J. L., Knight R., Cooper A., 2018. Coprolites reveal ecological interactions lost with the extinction of New Zealand birds. Proceedings of the National Academy of Sciences, 201712337. DOI: 10.1073/pnas.1712337115

Immagine: Joseph Smit [Public domain], via Wikimedia Commons