I crani a mosaico che raccontano l’evoluzione dell’uomo

L’analisi di diciassette crani di ominini ritrovati in Spagna getta nuova luce sulle possibili origini dei Neanderthal


Si chiama Sima de los Huesos, che in italiano significa “la buca delle ossa”, ed è uno dei siti archeologici della Sierra de Atapuerca, in Spagna. Qui, a partire dal 1984, sono stati trovati diversi resti fossili di ominini. Un gruppo di scienziati spagnoli ha coordinato uno studio internazionale con lo scopo di analizzare diciassette crani ritrovati in questo sito. I crani risalgono al Pleistocene medio – un periodo compreso fra i 781.000 e i 126.000 anni fa – e mostrano sia caratteristiche tipiche dei Neanderthal, sia tratti associati a ominini più primitivi. Un vero e proprio mosaico che ha rivelato ai ricercatori molte informazioni sull’origine evolutiva dei Neanderthal.

Facciamo un lungo passo indietro fino a 400-500 mila anni fa, quando gruppi di ominini si separarono da altri che in quel periodo vivevano in Africa e in Asia Orientale, e si andarono a stabilire in Eurasia. Qui, essi continuarono il loro percorso evolutivo che li avrebbe portati a dare origine ai Neanderthal. Ciò che aveva sempre sorpreso gli scienziati era la grande velocità con cui i Neanderthal si sono differenziati dai loro antenati.

Per poter capire come ciò sia avvenuto, era necessario avere più informazioni sulle prime fasi dell’evoluzione dei Neanderthal. E qui entrano in gioco i reperti di Sima de los Huesos. Questo sito rappresenta infatti la più grande fonte di fossili di ominini mai trovata. I diciassette crani in esso ritrovati appartenevano a un’unica popolazione della stessa specie e questo fatto, unito alle loro caratteristiche intermedie fra Neanderthal e ominini più primitivi, ha fornito ai ricercatori un quadro ampio e ricco di dati su cui lavorare.

La conclusione cui sono giunti è che i Neanderthal avrebbero evoluto i tratti che li caratterizzano in momenti diversi e non in un’unica transizione lineare, dando così origine al mosaico di attributi dei crani di Sima de los Huesos. Un altro aspetto interessante di questo studio, pubblicato su Science, è che molti dei tratti neanderthaliani dei crani spagnoli hanno a che fare con la masticazione, in particolare con un uso intenso dei denti frontali.

Si tratta quindi di un lavoro di grande importanza che, sfruttando la ricchezza di informazioni del sito della Sierra de Atapuerca, fornisce una possibile risposta a una domanda che molti scienziati si pongono da tempo sull’origine dei nostri più celebri antenati.

Michele Bellone

Riferimenti:
J. L. Arsuaga, I. Martínez, L. J. Arnold, A. Aranburu, A. Gracia-Téllez, W. D. Sharp, R. M. Quam, C. Falguères, A. Pantoja-Pérez, J. Bischoff, E. Poza-Rey, J. M. Parés, J. M. Carretero, M. Demuro, C. Lorenzo, N. Sala, M. Martinón-Torres, N. García, A. Alcázar de Velasco, G. Cuenca-Bescós, A. Gómez-Olivencia, D. Moreno, A. Pablos, C.-C. Shen, L. Rodríguez, A. I. Ortega, R. García, A. Bonmatí, J. M. Bermúdez de Castro, and E. Carbonell. Neandertal roots: Cranial and chronological evidence from Sima de los Huesos. Science, 2014; Vol. 344, no. 6190, pp. 1358-1363 DOI: 10.1126/science.1253958

Immagine: Wikimedia Commons