I punti cardinali della coevoluzione

L’importanza della coevoluzione per la storia evolutiva delle specie

Ogni specie possiede un genoma funzionalmente incompleto. Se infatti si astraesse una specie da tutte le interazioni che instaura con le altre, non sopravviverebbe. La selezione naturale ha infatti favorito quegli organismi capaci di sfruttare la funzionalità di altre specie, non importa il modo, basta che venga sfruttato. Ed ecco che fioriscono molteplici combinazioni di interazioni tra specie: competizione, corsa agli armamenti, parassitismo, mutualismo etc. Evolution: Education and Outreach pubblica due articoli sulla coevoluzione.

Il primo fa il punto della situazione, anzi quattro:
1. Gli organismi complessi richiedono interazioni coevolute per sopravvivere e riprodursi: più gli esseri viventi sono complessi più hanno bisogno di sfruttare altri organismi.
2. Gli ecosistemi ricchi di specie sono costruiti su una base di interazioni coevolute:  gli ecosistemi “ricchi di storia” (come ad esempio i tropici), sono quelli in cui l’evoluzione si è intrecciata più profondamente;
3. La coevoluzione assume forme molteplici e genera diversità nei risultati ecologici: poiché la selezione genera adattamento a livello locale, le vie per cui si arriva alla coevoluzione sono molteplici;
4. Le interazioni coevolvono come mosaici geografici costantemente in cambiamento: esiste un’ampio spettro di interazioni coevolute, in diverse zone si possono trovare diversi stadi della stessa interazione.

L’ipotesi della Regina Rossa è direttamente coinvolta: tutte le specie coevolvono con qualche altra specie (o più di una) perché nessuno vuole fermarsi nella corsa per la sopravvivenza. Come dire: gli alberi esistono e crescono verso il cielo perché le piante combattono per catturare la luce, cercando di scalzarsi le une le altre. Vedere la coevoluzione plasmare l’evoluzione significa, in ultima analisi, adottare la prospettiva proposta da Dawkins nel suo “Il fenotipo esteso“: dovremmo cominciare a vedere le funzioni delle specie nell’ambiente e sulle altre specie come una forma di manipolazione, come se quella parte di ambiente e specie che vengono modificate fossero parte del fenotipo dell’organismo manipolatore. A partire dalla competizione diretta (tra preda e predatore) si arriva all’opposto estremo della simbiosi, in cui due specie arrivano a modificare reciprocamente il proprio comportamento o, nei casi più clamorosi, a fondere i propri genomi (come nell’endosimbiosi).

E come il secondo articolo, firmato Futuyma, fa notare è solo grazie al pensiero di Darwin che possiamo studiare tutto ciò: “la selezione naturale, che non è altro che la differenza nella sopravvivenza e nel successo riproduttivo”, non può pianificare, e così attraverso gli eoni, spirali di mosse e contromosse coevolutive, il conflitto evolutivo tra nemici e vittime, tra competitori, e perfino tra simbionti che si sfruttano reciprocamente, ha prodotto spreco, vicoli ciechi evolutivi, estinzione – ma anche raffinate forme e funzioni, adattamenti che nessun inventore avrebbe concepito e le “infinite forme bellissime e meravigliose” che Darwin cantava nelle ultime righe del suo più meraviglioso libro”.

Se quattro sono i punti cardinali, una è la bussola


Fonte dell’mmagine: http://www.victorianweb.org/art/illustration/tenniel/lookingglass/2.4.jpg