Il 2010 anno della biodiversità? Solo sulla carta.

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Nel 2002 i leader delle principali nazioni del pianeta si diedero come obiettivo per il 2010 la riduzione della velocità  con cui si perdeva biodiversità ed inglobarono questo obiettivo in quelli che vennero allora definiti “United Nations Millennium Development Goals“. La rivista Science pubblica sull’ultimo fascicolo un’avvilente analisi dal titolo “Global Biodiversity: Indicators of Recent Declines di Stuart H.M. Butchart

Nel 2002 i leader delle principali nazioni del pianeta si diedero come obiettivo per il 2010 la riduzione della velocità  con cui si perdeva biodiversità ed inglobarono questo obiettivo in quelli che vennero allora definiti “United Nations Millennium Development Goals“.

La rivista Science pubblica sull’ultimo fascicolo un’avvilente analisi dal titolo “Global Biodiversity: Indicators of Recent Declines di Stuart H.M. Butchart e colleghi in cui, sulla base dei dati pubblicati, si riporta chiaramente che il declino della biodiversità  non è stato affatto rallentato e che, contrariamente a ciò che ci si proponeva, il trend negativo è rimasto assolutamente inalterato ad indicare l’assoluta inadeguatezza degli interventi messi in atto.

Parallelamente si è invece assistito a un aumento della pressione antropica sulle risorse ambientali, che assieme agli effetti delle variazioni climatiche, ha fortemente compromesso gli habitat di numerose specie animali. A questo trend non certamente positivo deve inoltre aggiungersi un aumentato numero di specie aliene invasive (in particolare in Europa) da cui derivano, anche in Italia, numerosi danni.

All’interno di questo panorama non certo entusiasmante ci sono alcuni dati positivi e legati al fatto che è aumentata la superficie delle aree protette nel mondo, in molte nazioni esistono norme e politiche di controllo per la gestione delle specie invasive, è stata rallentata la deforestazione in Amazzonia e l’estinzione di alcune specie è stata per ora evitata. Come sottolineano Butchart e colleghi i pochi dati positivi sono legati però a progetti locali e che nel complesso non sono sufficienti per invertire gli indici di perdita di biodiversità su scala mondiale. Tuttavia come gli autori dell’articolo indicano nelle conclusioni, questi risultati, sebbene locali, “suggeriscono che, con adeguate risorse e volontà  politica, la perdita di biodiversità  può essere ridotta“. Ovviamente però questo sarà  fattibile solamente “integrando pienamente la conservazione della biodiversità  nei programmi di sfruttamento del pianeta su ampia scala, inserendo il valore economico della biodiversità nei processi decisionali e mettendo a disposizione sufficienti risorse e volontà politiche per fronteggiare adeguatamente la perdita di biodiversità“.

Il 2010 è l’anno della biodiversità, ma purtroppo sarà anche un anno in cui prendere atto che l’ennesimo buon proposito di ridurre il nostro impatto sul pianeta è andato in fumo, dato che certamente anche questa sfida è stata persa. Se il 2010 non sarà (e certamente non lo sarà!) l’anno in cui celebrare una inversione rispetto al declino continuo della biodiversità, è condivisibile l’augurio di Stuart H.M. Butchart: speriamo che il 2010 sia un buon anno per mettere in atto nuovi progetti sul campo, piuttosto che sulla carta!

 

Mauro Mandrioli

 

NOTA: IL testo dell’articolo di Butchart e colleghi è limitato agli abbonati di Science, mentre il materiale a supporto dell’articolo (che comprende una ampia serie di riferimenti bibliografici e web) può essere scaricata dal sito dell’United Nations Environment Programme World Conservation Monitoring Centre.