Il brutto Neanderthal

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… il brutto Neanderthal morì. Da solo. Caput. Si estinse dalla faccia della Terra. Al bando l’imperante buonismo, al diavolo l’happy end! Questo è lo scenario che sembrerebbe risultare dalla ricerca presentata ieri al IV Congresso SIBE da Silvia Ghirotto, dell’Università degli studi di Ferrara. In effetti (devo ammetterlo in tutta onestà) la cosa è stata dal sottoscritto leggermente romanzata:

… il brutto Neanderthal morì. Da solo. Caput. Si estinse dalla faccia della Terra.

Al bando l’imperante buonismo, al diavolo l’happy end! Questo è lo scenario che sembrerebbe risultare dalla ricerca presentata ieri al IV Congresso SIBE da Silvia Ghirotto, dell’Università degli studi di Ferrara. In effetti (devo ammetterlo in tutta onestà) la cosa è stata dal sottoscritto leggermente romanzata: non ci sono infatti evidenze che escludano che il Neanderthal abbia sofferto ancora di più. Ma abbandoniamo la compassione per andare ai fatti.

Da circa 20 anni ci si chiede quando e dove si sia evoluto l’uomo moderno. Le ipotesi sono state molteplici, ma attualmente il dibattito si è concentrato su due modelli: il modello “out-of-Africa” e quello “multiregionale”. Secondo il primo l’uomo moderno si è evoluto in Africa circa 150mila anni fa, per poi spostarsi in altre regioni del globo terracqueo; in questo modello lo scambio genico trova poco spazio. Il secondo assume invece (prego notare la strabiliante capacità lessicale alla base dello scampato “Secondo il secondo”) che gli uomini moderni si siano evoluti dai tipi ancestrali in piu’ centri: Africa, Asia ed Europa. Saremmo quindi in presenza di migrazioni e di un grande scambio genico.

Cosa si è dunque pensato in quel di Ferrara per capire quale dei due modelli rappresentasse meglio ciò che effettivamente è successo? Di confrontare il DNA mitocondriale di Neanderthal (7 campioni, provenienti tra l’altro da Spagna, Italia e Russia), Cro-Magnon (3 campioni provenienti dalla Puglia) e uomo moderno (150 campioni opportunamente selezionati), per cercare di stabilire chi si è evoluto da chi, come e quando. Secondo il metodo seguito dal team si sono dapprima definiti gli scenari demografici possibili:

1) l’uomo moderno discende dall’uomo di Cro-Magnon che discende dall’uomo di Neanderthal che a sua volta discende dall’antenato comune, che chiamerò “Il Vecchio” per semplicità;

2) dal Vecchio partono due linee filetiche: luna porta al Cro-Magnon e, per discendenza, a noi; l’altra al Neanderthal, che muore… da solo… caput;

3) dal Vecchio partono due linee filetiche: una porta direttamente a noi; l’altra porta al Neanderthal e per discendenza al Cro-Magnon, per poi interrompersi con l’estinzione;

4) stesse relazioni parentali dello scenario numero 2, ma con l’aggiunta di parametri strettamente legati al modelo “out of Africa”.

Quindi gli studiosi hanno simulato qualche centinaio di migliaia di generazioni per ogni scenario definito. Infine si è proceduto a saggiare a posteriori la probabilità dei quattro modelli. Entrambi i metodi utilizzati hanno dato un risultato inequivocabile: lo scenario delineato dal modello “out of Africa” è quello di gran lunga più probabile. Si è proceduto anche simulando una eventuale migrazione tra popolazioni di Neanderthal e Cro-Magnon, ma questa è risultata poco probabile. Secondo le stime effettuate, quindi, il DNA mitocondriale non sarebbe stato oggetto di flusso genico, e il tasso di migrazione sarebbe molto prossimo allo zero.

Ma se, come parrebbe leggendo questi dati, non c’è stata mescolanza tra Neanderthal e Cro-Magnon, come spiegare i geni in comune saltati fuori da recenti studi sul genoma nucleare? Un’ipotesi sarebbe quella secondo cui i Cro-Magnon avrebbero incorporato nelle loro comunità solo gli individui maschi, rifiutando le femmine. Parliamoci chiaro: vi sembra davvero possibile? Incontrate una nuova popolazione e la prima cosa che fate è diventare amiconi degli ometti testosteronici abbandonando invece le donnine ai loro estrogeni? E, colti da un incommensurabile senso dell’ospitalità, offrireste ai nuovi arrivati le vostre graziose pulzelle?! Siamo seri, al massimo sarebbe accaduto il contrario! Che fine avrebbe fatto Roma se Romolo avesse ordinato il ratto dei Sabini?! Le altre possibili spiegazioni al dilemma sarebbero un’incompatibilità mitocondriale tra le due specie o una particolare deriva genetica, ma entrambe appaiono poco probabili. La spiegazione più soddisfacente sembra quindi quella per cui il patrimonio genetico in comune tra Neanderthal e Cro-Magnon derivi da un comune antenato temporalmente più distante rispetto a un antenato dell’uomo di Neanderthal con le popolazioni europee e asiatiche.

Ma poiché siamo ancora a livello di simulazioni non ancora comprovate da alcun dato, queste non sono altro che speculazioni, seppur interessanti ed indicative.

Una cosa sola appare certa: alla fine, il brutto Neanderthal ha spiccato il volo, conquistando il cielo grazie alle sue candide ali piumate. E la sua scintillante aureola.

 

Luca Perri


Immagine di Luca Perri