Il clima (e i “bisogni fisiologici”) separavano i rettili-mammiferi dagli altri rettili sulla Pangea

Se avessimo avuto la fortuna di osservare la Terra dallo spazio nel triassico superiore, la sua superficie sarebbe apparsa ai nostri occhi come un’unica grande massa continentale (la Pangea) circondata da un immenso oceano primordiale (la Pantalassa). Era una Terra più giovane e incontaminata, in quanto non aveva ancora conosciuto (qualcuno direbbe: per fortuna!) la presenza umana, un mondo nel


Se avessimo avuto la fortuna di osservare la Terra dallo spazio nel triassico superiore, la sua superficie sarebbe apparsa ai nostri occhi come un’unica grande massa continentale (la Pangea) circondata da un immenso oceano primordiale (la Pantalassa). Era una Terra più giovane e incontaminata, in quanto non aveva ancora conosciuto (qualcuno direbbe: per fortuna!) la presenza umana, un mondo nel quale i dinosauri cominciavano a farsi largo tra gli abitanti che avevano colonizzato il pianeta prima di loro.

La Pangea era già da tempo sotto l’indiscutibile dominio dei rettili, che erano andati incontro ad un’ampia radiazione adattativa. Considerato che il “super-continente” era privo di barriere geografiche quali catene montuose e calotte polari, ci si aspetterebbe che le faune avessero una distribuzione continua ed omogenea sul territorio. Tuttavia, uno studio recentemente pubblicato su PNAS ci illustra un’immagine ben diversa ed inattesa della biogeografia del triassico superiore.

Gli autori si sono focalizzati sull’investigazione della distribuzione geografica di due gruppi di rettili rappresentativi delle faune di quel remoto periodo geologico. Da una parte un gruppo di rettili-mammiferi, appartenente al taxon dei cinodonti (dal greco: “denti da cane”), lo stesso che comprenderebbe secondo la maggioranza dei tassonomisti anche i moderni mammiferi: erano quindi parenti stretti dei nostri lontani antenati. Si tratta, nello specifico, dei traversodonti, un gruppo di cinodonti ben adattato per una dieta strattamente erbivora. Dall’altra, i procolofoni , assai diversi morfologicamente e filogeneticamente, in quanto anapsidi e secondo alcuni imparentati con le tartarughe. Questi rettili sono però accomunati ai traversodonti per le corrispondenti abitudini alimentari: una simile dieta erbivora che li rende sostanzialmente equivalenti dal punto di vista ecologico.

Contro ogni attesa, rettili ecologicamente simili viventi su un super-continente privo di barriere geografiche, abitavano in realtà zone ben delimitate e nettamente separate fra loro sulla Pangea. L’interpretazione dei cicli di Milankovitch ha lasciato intendere che con ogni probabilità sarebbero stati motivi climatici a influenzare la distribuzione dei due gruppi di rettili. I rettili-mammiferi colonizzavano soprattutto le aree equatoriali, interessate da due intensi periodi di precipitazioni nel corso dell’anno, un po’ come avviene nelle zone attualmente sottoposte ai regimi monsonici. Viceversa, i procolofoni prediligevano le regioni tropicali e subtropicali, caratterizzate da un’unica stagione umida durante l’anno. La ragione delle diverse preferenze dei due gruppi di rettili è probabilmente da ricercare nella differente fisiologia dell’apparato escretore. I sinapsidi (che includono mammiferi e rettili-mammiferi) sono ureotelici, e hanno mantenuto la condizione primitiva sorta con i primi tetrapodi in cui l’urea veniva diluita con una grande quantità d’acqua. Al contrario, praticamente tutti i sauropsidi, essendo uricotelici, producono acido urico, e con ogni probabilità anche gli estinti procolofoni non erano da meno. L’acido urico consente un efficiente risparmio idrico, che garantisce agli attuali sauropsidi (lucertole e uccelli compresi) un considerevole vantaggio per la sopravvivenza negli ambienti secchi.

Non sono sempre le barriere geografiche a limitare gli areali degli animali. il clima è una forza potente che agisce incessantemente in orchestra con le altre plasmando la biogeografia. E in certi casi l’impatto più forte grava sulle funzioni “meno nobili”, ma non per questo meno importanti degli organismi. Noi mammiferi, proprio come gli antichi cinodonti prima di noi, siamo fortemente limitati da un apparato escretore ben poco parsimonioso, e siamo in partenza svantaggiati di fronte ai rettili e a agli uccelli negli ambienti più aridi. Ma l’evoluzione è una forza ancora più strabiliante: a colpi di “prove ed errori”, alla fine può trovare alla cieca vie alternative per oltrepassare gli ostacoli adattativi. All’alba del tardo triassico il mondo era sotto il dominio dei rettili, e mentre i dinosauri erano sovrani delle terre emerse per tutta la restante parte del mesozoico, i discendenti dei cinodonti riuscivano timidamente a ricavarsi delle piccole nicchie anche per loro, pur con l’atavico svantaggio fisiologico.

Ma alla fine arrivò, del tutto inaspettato, il loro grande momento: l’estinzione dei grandi rettili aprì la strada ad una straordinaria radiazione adattativa, ed è così che i mammiferi colonizzarono in poco tempo ogni angolo del pianeta, adattandosi efficacemente persino alle zone più aride, dove nessun traversodonte prima di loro aveva osato mettere piede.

Fabio Perelli

Riferimenti:
Whiteside, J. H.; Grogan, D. S.; Olsen, P. E.; D. V. Kent (2011). “Climatically driven biogeographic provinces of Late Triassic tropical Pangea”. PNAS, 108 (22) : 8972–8977 Link