Il marsupiale migratore dell’Era glaciale

Analisi geochimiche condotte sui resti di un grande marsupiale estinto hanno rivelato nuovi aspetti sul comportamento di questa specie

Nel periodo geologico del Pleistocene, tra circa 2,5 milioni e 20000 anni fa, l’antico continente Sahul (comprendente Australia e Nuova Guinea attuali) era popolato da mammiferi giganti, tra cui canguri, vombati, leoni e tapiri, tutte specie marsupiali. Come testimoniato dai numerosi resti fossili rinvenuti in diverse località del Queensland, New South Wales e Victoria, tra essi era presente Diprotodon optatum, il più grande marsupiale fino ad ora noto, emblema della megafauna del continente durante l’era glaciale. Questo animale possedeva un corpo tozzo e massiccio, simile a quello di un rinoceronte attuale, ma la sua taglia era ancora maggiore: la lunghezza oltrepassava i 3 metri, l’altezza al garrese era di poco inferiore ai 2 metri e il peso raggiungeva le 3 tonnellate. Inoltre, come suggerisce il nome generico Diprotodon, che significa “due denti davanti”, questo animale era caratterizzato da una coppia di incisivi sporgenti e a crescita continua, similmente a quanto si osserva nei roditori odierni.

 

Come pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, le ricerche condotte su un incisivo superiore di D. optatum, datato circa 300000 anni fa e conservato presso il Queensland Museum Fossil in Australia orientale, ha fornito nuovi indizi sull’ecologia di questa specie, inclusi gli spostamenti compiuti durante l’ultimo anno di vita. In particolare l’analisi geochimica dello smalto dentario ha rivelato variazioni cicliche regolari nei rapporti isotopici di alcuni elementi, come stronzio, carbonio ed ossigeno. Ciò può essere spiegato dal fatto che mentre i denti anteriori crescevano, incorporavano elementi in traccia presenti nell’acqua e nel cibo assunto dall’animale. Poiché il rapporto isotopico di questi elementi varia da luogo a luogo, la composizione chimica dei denti di Diprotodon rappresenta una vera e propria traccia degli spostamenti che esso aveva compiuto nell’ultimo anno di vita.

I risultati ottenuti hanno permesso di ipotizzare che questo grosso erbivoro migrasse stagionalmente per circa 200 chilometri attraverso le pianure alluvionali del Sahul orientale. Inoltre, la regolarità nella variazione dei rapporti isotopici ha suggerito che quasi sicuramente D. optatum non vagasse casualmente da un sito all’altro, bensì fosse solito effettuare lo stesso percorso in entrambe le direzioni ogni anno, seguendo i cambiamenti stagionali della vegetazione e delle precipitazioni. Gli scienziati ritengono che queste migrazioni servissero a ottimizzare l’assunzione di acqua e cibo durante l’arco dell’anno, similmente a quanto si osserva attualmente nei mammiferi placentati di grossa taglia dell’Africa orientale, come ad esempio zebre e antilopi.

Come afferma Stephen Wroe, paleoecologo presso l’Università del New England di Armidale (Australia), al momento sembra che D. optatum fosse l’unico tra tutti i marsupiali estinti ed attuali a compiere migrazioni stagionali a lunga distanza. Infatti, le dimensioni ridotte e la dieta più generalista degli organismi odierni hanno diminuito notevolmente la loro necessità di compiere spostamenti su lunghe tratte.

Questo studio è un esempio di come le analisi geochimiche possano essere utilizzate nella ricostruzione del comportamento di una specie estinta. La loro applicazione su fossili di altre specie coeve permetterà agli scienziati di chiarire l’andamento delle antiche dinamiche migratorie, altrimenti difficilmente interpretabile.


Riferimento:
Price G. J., Ferguson K. J., Webb G. E., Feng Y.-x., Higgins P., Nguyen A. D., Zhao J.-x., Joannes-Boyau R., Louys J., 2017. Seasonal migration of marsupial megafauna in Pleistocene Sahul (Australia–New Guinea). Proceedings of the Royal Society B 284: 20170785. http://dx.doi.org/10.1098/rspb.2017.0785

Immagine: By Nobu Tamura (Own work) [GFDL], via Wikimedia Commons