Il mondo fino a ieri

La prerogativa di Homo sapiens è la capacità di sopravvivere negli ambienti più diversi, di trasformarli ai propri fini, di riadattarsi molto rapidamente a nuove nicchie ecologiche, ben prima che i geni abbiano il tempo di adeguarsi al cambiamento. L’apprendimento individuale e sociale, la diversità fra popolazioni e la cultura fanno tutti parte di questa strategia evolutiva indubbiamente di successo.

Ci sono libri che passano dalla libreria allo scaffale dei libri che ho letto in pochi giorni e altri che impiegano anni, perché frutto di un incauto acquisto o perché stroncati da pessime recensioni. “Il mondo fino a ieri” di Jared Diamond ricade in questa seconda categoria e leggere che l’ultimo libro di Diamond è “banale, ripetitivo, pieno di stereotipi e pregiudizi più o meno impliciti e privo di valore scientifico” (come affermato da alcuni antropologi culturali italiani) non mi aveva certo invogliato a leggerlo. 
L’idea (assolutamente preconcetta!) che mi ero fatto è che il libro potesse ricadere nella categoria “Eden perduto” in cui si invoca il ritorno al passato perché (come diceva sempre mia nonna) si stava meglio quando si stava peggio oppure fosse la riproposizione del selvaggio cattivo che potrà essere salvato solo dalla civilizzazione. Avendo letto gli altri libri di Diamond, ero più propenso a scommettere sulla prima ipotesi, anche se molte recensioni avevano trovato nel libro terreno fertile per la riproposizione della seconda.
Nelle settimane scorse ho deciso che era giunto il momento di affrontare questo volume e, contrariamente a quanto scritto su molti siti e giornali, il libro di Diamond è stata una lettura interessante e affascinante. Indubbiamente è criticabile il fatto che le società tradizionali siano la dimostrazione di come vivevano i nostri antenati, ma il libro di Diamond non è solo questo, ma si configura piuttosto come un percorso che guida il lettore alla scoperta delle tante possibili evoluzioni delle civiltà umane. L’aspetto che mi ha affascinato maggiormente è legato al fatto che per Diamond ogni cultura rappresenta un esperimento naturale, una delle possibilità in cui si poteva costruire una società umana. Troviamo quindi elementi comuni ed elementi propri della storia di ogni singola popolazione, comprese anche abitudini nate da eventi assolutamente contingenti che si sono poi fissate indelebilmente nella storia di una popolazione.
Il quadro che emerge nel racconto di Diamond è che nelle diverse società umane (dalle tribù agli stati nazionali) evoluzione biologica e culturale si intrecciano in modo unico anche grazie alla contingenza, per cui comportamenti umani alquanto bizzarri o inspiegabili (si prenda l’esempio dello strangolamento rituale delle vedove) si sono fissati senza che fossero dettati da impellenze ambientali o da moduli adattativi innati. Quello che colpisce del libro di Diamond è quindi la rilevanza che acquisisce la componente storica che Diamond racconta senza speculazioni preconcette.
L’evoluzione delle società umane ricalca quindi l’evoluzione delle forme umane, così come noi non siamo un risultato obbligato dell’evoluzione, in modo analogo la struttura della nostra società non è l’unica possibile e necessaria, ma semplicemente una delle tante realizzabili. Come scrive Telmo Pievani (in Evoluti e abbandonati, pag. 227): “La prerogativa di Homo sapiens è la capacità di sopravvivere negli ambienti più diversi, di trasformarli ai propri fini, di riadattarsi molto rapidamente a nuove nicchie ecologiche, ben prima che i geni abbiano il tempo di adeguarsi al cambiamento. L’apprendimento individuale e sociale, la diversità fra popolazioni e la cultura fanno tutti parte di questa strategia evolutiva indubbiamente di successo”.
A differenza di quanto lo stesso Diamond afferma in alcune parti del libro, l’immagine che emerge è che Diamond sappia benissimo che i popoli indigeni sono sia culturalmente che “biologicamente” moderni e che il suo obiettivo non sia tanto la “filogenesi” delle società umane quanto un programma di ricerca basato su esperimenti naturali di storia analizzati con un approccio puramente comparativo. L’obiettivo che ne emerge non è il confronto tra il presente e il passato, ma tra esperimenti sociali diversi, in cui ogni modello sociale ha punti i forza (che meriterebbero di essere imitati) e punti di debolezza.
Quello che io ho trovato nel libro di Diamond è quindi un magnifico esempio di scienza integrata per lo studio del comportamento umano, in cui biologia, cultura e storia si sono intrecciate secondo traiettorie imprevedibili e da cui sono derivate le caleidoscopiche forme delle società umane. 

Mauro Mandrioli