Il piede ‘umano’ di Lucy

Uno dei fossili più famosi e meglio conosciuti al mondo è senza dubbio quello di Lucy, la piccola Australopithecus afarensis vissuta 3,2 milioni di anni fa. Lucy è stata una preziosa miniera di informazioni riguardo al passato evolutivo della nostra specie e all’origine di numerose strutture anatomiche che si ritrovano nell’uomo moderno. Di una cosa, però, Lucy non ci ha


Uno dei fossili più famosi e meglio conosciuti al mondo è senza dubbio quello di Lucy, la piccola Australopithecus afarensis vissuta 3,2 milioni di anni fa. Lucy è stata una preziosa miniera di informazioni riguardo al passato evolutivo della nostra specie e all’origine di numerose strutture anatomiche che si ritrovano nell’uomo moderno. Di una cosa, però, Lucy non ci ha mai parlato: della sua andatura. Sebbene, infatti, sia da sempre stato ipotizzato che Australopithecus afarensis fosse in grado di spostarsi con una postura eretta, in molti ritengono che questa non fosse particolarmente elegante e che questi nostri antenati trascorressero parte della loro vita sugli alberi.

A colmare parzialmente questa lacuna è intervenuto, nel giugno dello scorso anno, Kadanuumuu, un grosso maschio della stessa specie, battezzato dagli scopritori ‘il nonno di Lucy’, in quanto la sua datazione è più antica di 400.000 anni (Pikaia ne ha parlato qui). Sulla base delle proporzioni degli arti e sulla forma e dimensioni del bacino, gli autori avevano concluso che questa specie fosse perfettamente in grado di camminare, ma mancava ancora la prova definitiva.

Uno studio pubblicato sull’ultimo numero di Science potrebbe aver messo la parola fine alla vicenda. Un gruppo di ricercatori della University of Missouri ha infatti analizzato l’anatomia del quarto metatarso completo di Australopithecus afarensis, rinvenuto recentemente in Etiopia.

Le analisi mostrerebbero come il piede di questo nostro progenitore fosse molto simile al nostro: sembra infatti che fosse dotato di arco plantare, una struttura fondamentale per una confortevole camminata eretta. E’ infatti grazie all’arco plantare che il piede è in grado di assorbire gli urti meccanici e di generare la leva propulsiva necessaria alla deambulazione. L’evoluzione di questo elemento ha rappresentato un momento cruciale nel corso dell’evoluzione umana, in quanto ha consentito la perdita dell’alluce prensile, utile ad una specie ancora legata alla vita arboricola per afferrare i rami, e il passaggio ad una vita sul terreno.

Australopithecus afarensis aveva dunque un piede funzionalmente adatto all’andatura bipede ed era in grado di camminare comodamente sugli arti inferiori, avendo così la possibilità di coprire lunghe distanze e di esplorare gli spazi aperti in cerca di cibo.

Andrea Romano


Riferimenti:
C. V. Ward, W. H. Kimbel, D. C. Johanson. Complete Fourth Metatarsal and Arches in the Foot of Australopithecus afarensis. Science, 2011; 331 (6018): 750 DOI: 10.1126/science.1201463

Immagine:
Credit: Carol Ward/University of Missouri