Il primo dinosauro monodattilo

La riduzione del numero delle dita nel corso dell’evoluzione è un fenomeno comune nel regno animale ed è ben esemplificato dai dinosauri teropodi: questi organismi si originarono da un progenitore pentadattilo, come tutti i tetrapodi, ma poi persero due dita. L’arto dei teropodi presenta, infatti, tipicamente tre dita anche se ci sono delle eccezioni funzionali, come il Tyrannosaurus rex che


La riduzione del numero delle dita nel corso dell’evoluzione è un fenomeno comune nel regno animale ed è ben esemplificato dai dinosauri teropodi: questi organismi si originarono da un progenitore pentadattilo, come tutti i tetrapodi, ma poi persero due dita. L’arto dei teropodi presenta, infatti, tipicamente tre dita anche se ci sono delle eccezioni funzionali, come il Tyrannosaurus rex che si ritiene ne utilizzasse solamente due negli arti superiori e il caso degli alvarezosauridi (Famiglia Alvarezsauridae), piccoli dinosauri tridattili ma con il dito II, quello centrale, decisamente dominante sugli altri.

Un recente ritrovamento fossile in una formazione rocciosa al confine tra Cina e Mongolia porta questa riduzione delle dita degli Alvarezsauridae alle estreme conseguenze. La nuova specie è stata battezzata Linhenykus monodactylus (gen. et sp. nov.), a causa del luogo del ritrovamento, la città di Linhe, e della sua più singolare caratteristica morfologica, la presenza di un unico dito funzionale. Le due dita più esterne, infatti, si sarebbero talmente rimpicciolite da non risultare minimamente utilizzabili dal piccolo teropode, che infatti risulta possedere le falangi solamente nel dito centrale. Per questo motivo, Linhenykus monodactylus, che non superava il mezzo metro di altezza e che visse intorno a 84-75 milioni di anni fa, può essere a tutti gli effetti considerato l’unico dinosauro funzionalmente monodattilo finora conosciuto.

L’allargamento del dito centrale negli Alvarezsauridae, e la concomitante riduzione dei due laterali, è da sempre stato interpretato come un adattamento ad una vita da scavatore, anche se a questa ipotesi non sono seguiti studi biomeccanici per testare la resistenza del dito principale. Questo, sostengono gli scopritori dalle pagine della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, doveva essere con ogni probabilità lo stile di vita del piccolo Linhenykus monodactylus, che traeva il suo nutrimento catturando insetti in strette e profonde cavità del terreno.

Anche la collocazione filogenetica di questo piccolo teropode risulta di estremo interesse, in quanto si colloca in una posizione basale dell’albero evolutivo degli Alvarezsauridae. Questo indicherebbe, contrariamente a quanto si riteneva finora, che la perdita delle dita in questo gruppo di vertebrati non fu un processo graduale, con le specie più antiche dotate ancora di dita laterali funzionali, che sarebbero poi divenute vestigiali in quelle più recenti.

La presenza di tratti primitivi, come la morfologia delle falangi del dito centrale, e derivati, quali l’assenza delle dita laterali, rendono, comunque, Linhenykus monodactylus un caso esemplare di come sia stata complessa l’evoluzione delle dita nei dinosauri.

Andrea Romano


Riferimenti:
Xing Xu, Corwin Sullivan, Michael Pittman, Jonah N. Choiniere, David Hone, Paul Upchurch, Qingwei Tan, Dong Xiao, Lin Tan, Fenglu Han. A monodactyl nonavian dinosaur and the complex evolution of the alvarezsauroid hand. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2011; DOI: 10.1073/pnas.1011052108

Immagine:
Artist’s impression of Linhenykus monodactylus. (Credit: © Julius T. Csotonyi)