Il senso del cane per la simpatia

L’intensa interazione sociale fra cani e umani, a cui siamo ormai abituati, è frutto in realtà di secoli di selezione guidata, che ha gradatamente plasmato il comportamento dell’animale e, sotto sotto, anche quello umano. Chi non sarebbe pronto a giurare, infatti, che il proprio cane non solo è più intelligente degli altri cani (e di questo i subdoli animali sono


L’intensa interazione sociale fra cani e umani, a cui siamo ormai abituati, è frutto in realtà di secoli di selezione guidata, che ha gradatamente plasmato il comportamento dell’animale e, sotto sotto, anche quello umano. Chi non sarebbe pronto a giurare, infatti, che il proprio cane non solo è più intelligente degli altri cani (e di questo i subdoli animali sono bravissimi a convincerci), ma anche e soprattutto che il proprio cane capisce perfettamente il nostro linguaggio, i nostri stati d’animo, le nostre emozioni e i nostri comportamenti?

Anche se sarebbe molto interessante studiare come il processo di addomesticazione del cane abbia finito per addomesticare anche l’uomo, gli scienziati amano analizzare più che altro la componente canina di questa relazione sociale e un nuovo studio di un gruppo di ricercatori del Max-Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Leipzig, in Germania, pubblicato su PloSOne, fornisce alcuni spunti inediti su questo tema.

Il riconoscimento della “reputazione” è una componente molto importante nella cooperazione umana ed è stato osservato anche negli scimpanzé, che sono in grado di giudicare la reputazione di un componente del gruppo anche attraverso esperienze indirette dei suoi comportamenti. Il fatto che il cane sia stato addestrato, nel corso del tempo, a riconoscere alcuni segnali comunicativi da parte degli umani e che sia in grado di capire quando un umano gli dedica attenzione, potrebbe indurre a pensare che i cani siano in grado di predire il comportamento umano basandosi su un esperienza anche indiretta, ad esempio selezionando fra due persone quella più propensa a interagire con loro.

Per testare questa ipotesi, il gruppo ha condotto due esperimenti con due gruppi di cani domestici: nel primo esperimento il cane veniva posto a contatto prima con una persona che gli dedicava attenzione, giocava con lui, lo coccolava e gli parlava, poi con una persona che invece lo ignorava completamente. Successivamente, il cane veniva posto nella stessa stanza con entrambe le persone e se ne osservava il comportamento per capire se avesse sviluppato o meno una predilezione per lo sperimentatore “simpatico” rispetto a quello “antipatico”. Nel secondo esperimento, il cane aveva invece un’esperienza indiretta del diverso comportamento dei due sperimentatori: veniva infatti messo dietro uno schermo di plexiglass da cui poteva osservare prima una persona che giocava con un altro cane, poi una persona che ignorava completamente l’altro cane nella stanza.

I risultati sono affascinanti e mostrano che i cani sono in grado di tenere in considerazione l’esperienza diretta, quando possono scegliere fra i due sperimentatori. Questo è dimostrato dal fatto che il cane, messo nella stessa stanza con i due sperimentatori appena osservati, passava mediamente più tempo nei pressi dello sperimentatore “simpatico”, rispetto a quello “antipatico”. Dal secondo esperimento emerge invece che, nonostante il cane fosse in grado di apprezzare la differenza di comportamento fra i due sperimentatori (quando lo sperimentatore “simpatico” giocava con l’altro cane, il soggetto abbaiava e cercava di superare la barriera di plexiglass per unirsi ai giochi), quando poi si trattava di stare nella stessa stanza con i due sperimentatori, il cane non mostrava nessuna preferenza particolare per quello “simpatico” rispetto a quello “antipatico”.

Nelle conclusioni dell’articolo gli autori discutono i propri risultati, in relazione a quelli di altri studi simili, formulando alcune ipotesi sul perché in alcuni esperimenti sembra i cani tengano in considerazione l’esperienza indiretta, mentre in altri, come questo, sembra che sia esattamente il contrario. Una cosa è certa, studi come questo sono molto interessanti perché ci aiutano a capire meglio come si sviluppino le interazioni sociali fra uomo e cane, ma nessuno studio, per quanto scientificamente valido, potrà mai convincere il padrone di un cane che il suo non sia il cane più intelligente del mondo.

Silvia Demergazzi

Riferimenti:
M. Nitzscher, A. P. Melis,J. Kaminski, M. Tomasello . Dogs (Canis familiaris) Evaluate Humans on the Basis of Direct Experiences Only. PloSOne 2012; 7(10): e46880

Immagine da Wikimedia Commons