Il tramonto di Ida

 Quando per la prima volta fu dato l’annuncio che Ida, ovvero Darwinius masillae, avrebbe cambiato il nostro modo di ricostruire l’albero filogenetico dei nostri antenati in molti si erano mostrati scettici per un motivo in particolare: la mancanza di un confronto col record fossile rendeva i dati contenuti nell’articolo poco o per nulla adeguati a supportare le tesi ambiziose che

 

Quando per la prima volta fu dato l’annuncio che Ida, ovvero Darwinius masillae, avrebbe cambiato il nostro modo di ricostruire l’albero filogenetico dei nostri antenati in molti si erano mostrati scettici per un motivo in particolare: la mancanza di un confronto col record fossile rendeva i dati contenuti nell’articolo poco o per nulla adeguati a supportare le tesi ambiziose che hanno accompagnato il “lancio” (termine adatto, visto che si è trattato anche di una potente operazione di marketing) della piccola adapide. A onor del vero gli stessi autori assicuravano che sarebbero seguiti altri paper dedicati proprio a colmare questa lacuna, ma ad oggi ancora non si è visto niente. Fortunatamente ogni disciplina scientifica, e la paleontologia non fa eccezione, si fonda sulla competizione tra gruppi di ricercatori e, dopo l’importante scoperta del fossile di Afradapis (di cui Pikaia ha parlato qui), ora un altro gruppo di ricercatori ha detto la sua sulla questione del posto degli adapidi (il gruppo a cui appartiene anche Ida) nell’albero filogenetico dei primati. Il lavoro in questione è stato pubblicato sul Journal of Human Evolution da Williams, Kay, Kirk e Ross.

Per poter essere considerata una delle specie nostre antenate, o perlomeno vicina ad esse, Darwinius masillae dovrebbe presentare inequivocabili tratti da Haplorrina: se paragonata solo alle scimmie viventi alcune delle sue caratteristiche fanno nascere il dubbio, ma solo il record fossile può dirimere appieno la questione permettendo di distinguere le somiglianze dovute a convergenza evolutiva dagli eventuali indizi di stretta parentela. In particolare questo articolo si concentra sui tratti che fanno di Ida una Strepsirrhina come lemuri, lori e galagoni, e quindi una pessima candidata per rappresentare gli antenati delle scimmie antropoidi. Un buon esempio è il setto postorbitale, una struttura ossea che nelle Haplorrhine è presente dietro l’occhio e serve a isolarlo dai muscoli masticatori, che non solo è un tratto presente in tutte le Haplorrhine presenti e passate, ma è un bell’esempio della maggior importanza della vista rispetto all’olfatto che appare progressivamente in questo gruppo di primati; Ida manca di questo tratto fondamentale. Andando a vedere invece uno degli elementi più consistenti che erano stati portati a favore della tesi “Ida antenato dell’uomo”, ovvero alla fusione delle due ossa della mandibola o sinfisi mandibolare, una rapida occhiata al record fossile basta per notare una semplice verità: se anche questo tratto è ubiquo nelle Haplorrhine viventi, le prime esponenti di questo gruppo ne sono invariabilmente sprovviste, chiaro segno che in questo caso si tratta di convergenza evolutiva.

Questo nuovo paper forse non porta dati totalmente nuovi, ma ha una notevole importanza nel dirimere ancor di più la vicenda: un secondo gruppo di ricercatori, indipendentemente dagli scopritori di Afradapis, fa notare in maniera documentata come il gruppo degli adapidi , e Ida con essi, rappresentino un ramo, peraltro ormai non più rappresentato, dell’evoluzione delle Strepsirrhine e da lì non possano essere spostati, nemmeno con tutta la pubblicità del mondo.

Marco Michelutto
 

Riferimenti:
Williams, B., Kay, R., Christopher Kirk, E., & Ross, C. (2010). Darwinius masillae is a strepsirrhine–a reply to Franzen et al. (2009) Journal of Human EvolutionDOI: 10.1016/j.jhevol.2010.01.003