Il valore della biodiversità

Cos’è, a cosa serve e perché dobbiamo preoccuparcene

Qualche mese fa il (piccolo) mondo degli ecologi e dei naturalisti italiani è stato scosso da una serie di affermazioni peculiari:

L’Italia è il paese a maggior biodiversità al mondo: nello 0,5% del mondo ci sono 7000 specie di vegetali mangiabili, il secondo Paese è il Brasile con 3.300. Qualsiasi regione italiana ha più specie vegetali di qualsiasi Stato dell’Europa. L’Italia ha 58.000 specie animali, il secondo Paese al mondo è la Cina con 20.000, ma non diciamoglielo sennò si arrabbiano.

L’autore è Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly e Fico, guru delle eccellenze italiane e del lusso in cucina. È una citazione che circola ormai da qualche anno. Cosa c’è di sbagliato in tutto ciò? Come prima cosa i numeri. Sono quasi tutti sbagliati: dalla superficie dell’Italia (è lo 0,2% delle terre emerse) al numero delle specie, al confronto con le altre nazioni dell’Europa e del mondo.

Il censimento delle specie nei Paesi ad alta o altissima biodiversità non è facile, spesso sono stime, ma è sicuro che la nazione che ospita più specie animali e vegetali è il Brasile; che, per esempio, ha circa 1800 specie di uccelli, quasi 600 di mammiferi e 8715 specie di alberi. Solo gli insetti sono circa 90.000. Altre nazioni hanno un numero comparabile di specie per ettaro di superficie, e sembra che la nazione con l’indice più elevato sia il Brunei, con un indice di biodiversità sulla superficie di 18,68. Nei Paesi megadiversi non compare nessuno stato europeo, e tantomeno l’Italia. Che ospita la miseria di 527 specie.

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IMMAGINE: CARL DE SOUZA/GETTY IMAGES