In marcia verso la de-estinzione

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E’ possibile resuscitare una specie estinta mediante clonazione? I primi risultati su una rana australiana del Progetto Lazzaro

Grazie a procedure altamente sofisticate di ingegneria genetica, il genoma di una specie recentemente estinta torna parzialmente a vivere e ad attivarsi dopo essere stato impiantato in un uovo fresco di una specie donatrice. Questo è il primo risultato del Progetto Lazzaro, promosso da alcuni ricercatori della University of New South Wales, in Australia, per riportare in vita Rheobatrachus silus, una rana australiana dichiarata estinta alcuni anni fa (qui la sua classficazione nella Red List dell’IUCN). Questa specie era nota per essere l’unica, insieme all’affine Rheobatrachus vitellinus, ad incubare le uova nel proprio stomaco, all’interno del quale veniva compiuta la metamorfosi della prole che, una volta completata, veniva portata alla luce dalla bocca (immagini).
In una serie di esperimenti durati ben 5 anni, i ricercatori hanno trasferito il materiale nucleare di cellule somatiche di Rheobatrachus silus, ricavate da tessuti conservati dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso a basse temperature, in cellule uovo non fecondate di Mixophyes fasciolatus. Questa tecnica, chiamata somatic-cell nuclear transfer, consiste nel rimuovere il nucleo della cellula donatrice e sostituirlo con quello della cellula di cui si desidera lo sviluppo embrionale. I risultati, che sono in via di pubblicazione (qui il comunicato stampa), indicano che alcune delle uova hanno iniziato spontaneamente a dividersi e crescere, ma solo fino ai primi stadi di sviluppo embrionale. Sebbene nessun embrione così costituito abbia completato con successo l’embriogenesi, test genetici hanno dimostrato che il materiale genetico delle cellule in fase di divisione era proprio della specie estinta.
Secondo i biologi ci sono quindi buoni motivi per essere ottimisti su futuri sviluppi positivi di questa vicenda, dal momento che problemi in cui finora è incappato il Progetto Lazzaro sono perlopiù di natura tecnologica, piuttosto che biologica. Il processo di de-estinzione di questa unica specie sembra ben avviato e potrebbe essere applicato a tutte le numerose altre specie di anfibi, sia in spaventoso declino demografico che già estinte, di cui sono conservati capioni biologici in tutto il mondo. 
Andrea Romano