In memoria di Irenäus Eibl-Eibesfeldt (1929-2018)

In ricordo del fondatore dell’etologia umana, scomparso a inizio giugno 2018


Qualche volta accade che un fondatore sia il maestro di un altro fondatore. É un evento raro ma non del tutto imprevedibile. 
Konrad Lorenz, che fu uno dei padri fondatori di quel campo di ricerca chiamato etologia, lo studio del comportamento animale, ebbe un allievo che, a sua volta, fu uno dei fondatori dell’etologia umana. Irenäus Eibl-Eibesfeldt era il nome di questo giovane.

“Renki”, così lo chiamavano amici e colleghi, si è spento il 2 giugno 2018, due settimane prima del suo novantesimo compleanno nella sua casa a Starnberg-Soecking, in Bavaria. Il suo lascito è enorme. Circa 600 pubblicazioni scientifiche, due imponenti libri e la più lunga collezione di filmati sulle interazioni sociali di numerose società tradizionali.

Irenäus dedica la prima parte della sua vita all’etologia. Da Otto Koenig apprende le basi dell’approccio scientifico ed etologico annotando – siamo negli anni 40 -, le prime accurate osservazioni sul comportamento degli anfibi. Nel 1948, quando Lorenz, reduce dalla Russia, ritorna a Vienna i due si incontrano, dando inizio a un periodo di collaborazione e amicizia che durerà una vita. In questo periodo Renki alleva scoiattoli, ratti e un piccolo tasso. Osserva che ratti allevati in assenza di conspecifici manifestano lo stesso comportamento di costruzione del nido tipico della specie.

Durante una spedizione in Venezuela, nei pressi delle isole Los Roches osserva l’interazione tra una grande cernia e piccoli pesci che, indisturbati, perlustrano con dedizione il corpo del loro massiccio ospite in cerca di crostacei parassiti di cui cibarsi. Irenäus li definisce “pulitori” e chiama “simbiosi di pulizia” questa curiosa interazione tra specie.

Negli anni 60, in concomitanza con la pubblicazione de I fondamenti dell’etologia (Adelphi, 1976), che costituisce una sintesi delle conoscenze etologiche del tempo (testo che i suoi colleghi chiameranno “Il vecchio testamento”), Renki vira verso lo studio del comportamento umano. I lunghi viaggi organizzati insieme al collega e amico Hans Hass lo porteranno a riprendere il comportamento della nostra specie in Africa, Brasile, California, Hawaii, Messico, Giappone, Cina, Samoa e Nuova Guinea. I due scienziati osservano che le similitudini comportamentali osservate nelle diverse società umane non potevano essere spiegate solamente su base ecologica. Un passo importante verso l’etologia umana è rappresentato dal lavoro con i sordociechi.

Eibl-Eibesfeldt dimostra che bambini non vedenti e non udenti dalla nascita, a causa di un’infezione virale contratta dalla madre durante la gravidanza, mostrano le stesse espressioni di gioia, tristezza o angoscia osservabili nei loro coetanei in grado di vedere; è la prova che alcuni aspetti del comportamento non richiedono input esterni o forme di apprendimento per potersi manifestare.

Nel 1972, fonda, insieme a Daniel G. Freedman e William Charlesworth, la International Society of Human Ethology. Le fondamenta della nuova disciplina si sviluppano attorno alle tematiche dell’attaccamento infantile, delle emozioni, delle relazioni sociali, della comunicazione non verbale, del corteggiamento. Nel 1984 esce in “Nuovo Testamento”: Etologia umana, un monumentale testo di mille pagine tradotto in numerose lingue.

L’amicizia e i comuni interessi scientifici lo portano, tra il 1984 e il 1988, lungo le sponde del lago Tanganica dove si trovano la riserva di Gombe e la sua principale rappresentante, Jane Goodall. Qui ha occasione di documentare in modo estensivo il comportamento degli scimpanzé in libertà. Eibl-Eibesfeldt dimostra come l’osservazione comparata del comportamento possa chiarirne gli aspetti funzionali anche nella nostra specie.

Nelle parole di Irenäus, nei video che ha girato e nelle interviste che ha rilasciato, ogni frammento del suo lascito brilla di affetto e curiosità per le creature viventi, un’emozione che accompagna i grandi scienziati per tutta la vita.


Immagine: By Christoph A. Hellhake (Foto wurde mir vom Autor per email übermittelt) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons