In mezzo secolo si è perso un terzo dell’avifauna nordamericana

Dagli uccelli migratori ai comuni frequentatori dei giardini, l’avifauna del nord America (Stati Uniti e Canada), ha subito un tragico declino negli ultimi 50 anni, perdendo circa un terzo della popolazione totale per tutte le specie


Il declino dell’avifauna di USA e Canada è iniziato negli anni ’70 del secolo scorso. Ad oggi, la popolazione di uccelli totale (considerando tutte le specie) è stimata in circa 7 miliardi di individui, corrispondenti circa il 70% della popolazione di 5 decadi fa. Lo afferma un nuovo studio pubblicato su Science.

Le cause esatte sono difficili da stabilire, ma certamente le cause sono da imputare alle azioni sempre più invasive dell’uomo sugli ambienti naturali. Ad esempio, si pensa che un ruolo importante sia stato giocato dall’incremento di pesticidi in agricoltura, che avrebbe sterminato le popolazioni di insetti compromettendo la dieta degli uccelli che di loro si nutrono; anche la riduzione degli habitat potrebbe aver giocato un ruolo importante, soprattutto per le specie migratrici. A preoccupare gli autori, è l’evidenza che non sono solo le specie a rischio ad aver subito un forte declino. La riduzione riguarda anche specie comuni, come le specie frequentatrici di giardini privati e parchi pubblici.

I risultati della ricerca sono frutto di una laboriosa e lunga opera di citizen science (il coinvolgimento di cittadini comuni nel lavoro di raccolta dati, supervisionato da esperti), coordinata dal Cornell Lab of Ornithology della Cornell University di Ithaca, NY, USA, uno dei centri di ricerca in ecologia e ornitologia più importanti al mondo. In cinque decadi di rilevamenti, volontari e naturalisti hanno registrato un calo complessivo di circa 3 miliardi di individui nelle popolazioni residenti e migratrici, tra cui i comuni passeri, fringuelli, cince, specie comuni che spesso rivestono un ruolo chiave negli ecosistemi. Sono comunque le specie delle grandi praterie ad essere più colpite, con una riduzione del 53% di individui rilevati nel corso dello studio; i caradriiformi, uccelli marini come sterne e gabbiani, hanno visto le loro popolazioni ridursi di quasi un terzo nel perdio delle osservazione, mentre il volume delle migrazioni si è ridotto del 14% nel corso dell’ultimo mezzo secolo. I dati sono purtroppo coerenti con la tendenza globale osservata non solo per l’avifauna, ma anche per altri gruppi tassonomici quali insetti e anfibi.

Il lavoro non si è spinto ad analizzare le possibili cause del declino, ma, per gli autori, la corrispondenza con una tendenza generale globale, suggerisce che sia una concausa di eventi a guidare questa perdita di biodiversità. Tra le possibili cause, comunque, i ricercatori ipotizzano che un peso specifico maggiore possa giocarlo la degradazione degli ambienti naturali, trasformati in campi agricoli o nuovi insediamenti urbani. Un ruolo importante potrebbe essere giocato anche dal proliferare delle popolazioni di gatti domestici liberi, già noti per essere tra le specie più invasive e pericolose al mondo, dalle collisioni con mezzi aerei, così come anche l’aumento nell’uso di pesticidi e insetticidi in agricoltura potrebbe aver ridotto drasticamente il numero delle potenziali prede. Tutti  fattori che sono potenzialmente amplificati dagli effetti del cambiamenti climatico.

Questi dati lasciano poco spazio all’interpretazione. L’augurio, che parte dagli autori ma non limita di certo a loro, e che a queste ricerca seguano delle politiche efficaci per limitare il fenomeno e invertire la rotta.


Riferimenti
Rosenberg KV et al. 2019. Decline of the North American avifauna. Science, 2019; eaaw1313

Immagine: An adult Eastern Phoebe in Madison, Wisconsin, USA.  John BensonCreative Commons Attribution 2.0 Generic Via Wikimedia Commons