In ricordo di Marcello Sala

Il 27 giugno si è spento Marcello Sala, amico e collaboratore di Pikaia. Il ricordo di Telmo Pievani


Marcello era un uomo rigoroso. Al limite dell’intransigenza. Con gli altri e con se stesso. Era molto attento al linguaggio e ai tranelli delle narrazioni evoluzionistiche che travisano il significato della rivoluzione darwiniana. Voleva, giustamente, che i termini con i quali raccontiamo l’evoluzione fossero precisi, sensati, privi di qualsiasi finalismo, di qualsiasi connotazione intenzionale. Aveva ragione, anche se è difficile purificare il nostro linguaggio da caratteristiche che gli sono quasi congenite, essendo il nostro modo di pensare intrinsecamente finalistico. Io lo provocavo dicendogli che persino Charles Darwin usava “selezione naturale” come se fosse un agente intenzionale: in un passaggio della sesta e ultima edizione dell’Origine delle specie il grande naturalista si scusa di questo uso colloquiale, salvo aggiungere che in fondo anche i chimici parlano (parlavano) di “affinità elettive” e i fisici di “gravità”. Sono metafore per intendersi, aggiungeva Darwin, anche se imprecise e per certi aspetti fuorvianti.

Marcello insisteva e diceva che, didatticamente, un secolo e mezzo dopo non era poi così difficile sostituire espressioni come “la selezione natura fa questo e quello, perfeziona, modifica, etc.”, con locuzioni forse meno intuitive ma più precise, come: processi selettivi, meccanismi selettivi, e così via. Questo era il suo rigore e ancora oggi quando scrivo di questi temi, praticamente sempre, ho fissi in mente i suoi moniti severi e i suoi suggerimenti preziosi, da insegnante geniale, ironico, di quelli che hanno sulle spalle un’esperienza vera e straordinaria. Per questo Marcello odiava la sciatteria di alcuni giornalisti poco esperti quando scrivevano di evoluzione, e ancor più quella degli educatori e degli animatori poco preparati nei contesti informali di didattica e divulgazione scientifica. Li criticava aspramente e li correggeva implacabilmente punto per punto. Lo ha fatto a più riprese anche qui su Pikaia.

Marcello era un uomo creativo. Aveva una fantasia e un’inventiva davvero eccezionali, soprattutto nella progettazione di laboratori scientifici per ragazzi. Era un talento. Ha escogitato situazioni e percorsi laboratoriali interattivi unici al mondo. Riusciva a spiegare tutti i concetti complessi della biologia evoluzionistica – come variazione genetica, selezione naturale, deriva genetica – ai bambini della scuola primaria, con risultati concreti e ricorrendo a materiali poverissimi. Senza effetti speciali o astruserie, gli bastavano fogli di carta e molta immaginazione da condividere. I 46 splendidi laboratori di didattica dell’evoluzione raccolti nella sezione apposita di Pikaia sono un patrimonio ricchissimo, a disposizione gratuitamente per tutti gli insegnanti italiani, insieme a quelli che Marcello ha descritto nei suoi libri (“Il volo di Perseo”, “L’arte di (non) insegnare”, “Evoluzione a scuola”).

Marcello era soprattutto un docente formidabile. Il suo modo di interagire con i bambini e con i ragazzi era unico. Lui era non a parole, ma nei fatti, il maestro batesoniano che ascolta, che non si impone, che non dà le soluzioni, che fa emergere i temi, che suscita e intesse le domande, che coordina le relazioni in una riflessione di gruppo, che fa emergere la struttura che connette idee, scoperte, osservazioni e concetti, che non banalizza mai ma problematizza, che evita la complicazione e coglie la complessità delle questioni. La sua ipotesi che il pensiero dei bambini fosse unico e irripetibile per profondità sistemica non era teorica, era pratica quotidiana. Questa era la sua “arte di (non) insegnare”.

Insieme a Emanuele Serrelli avevamo scritto un lavoro sulla scoperta tra scienziati e bambini, giocando sui parallelismi e sugli strani insospettabili contatti tra la creatività degli scienziati e quella dei bambini che si auto-organizzano attorno a un problema di ricerca, esplorano possibilità interpretative, formulano ipotesi, condividono punti di vista differenti, si lanciano in metafore ardite e analogie rivelatrici, proprio come se fossero ricercatori nati. Se è così, l’educazione, ci diceva Marcello, deve procedere più per sottrazione che per aggiunta, deve essere rispettosa, priva di sovrastrutture imposte, connettiva e moltiplicatrice di curiosità. Deve essere un’ecologia delle idee.

Il 27 giugno scorso Marcello Sala se n’è andato per sempre. Con lui Pikaia perde un amico sincero, un’anima critica indispensabile per chi si occupa come noi di scienza, un maestro di spirito critico di quelli che ti tengono sempre sveglio, un riferimento eccezionale per l’insegnamento dell’evoluzione in Italia.

A noi di Pikaia piace ricordarlo, attento e sorridente, nei tanti Darwin Day che abbiamo organizzato al Museo civico di Storia Naturale di Milano, insieme alla compianta Ilaria Vinassa de Regny, in quell’Aula Magna sempre gremita e piena di voglia di condividere il fascino e la meraviglia della conoscenza scientifica e delle storie di evoluzione.

Nel suo sito personale Marcello teneva traccia di tutte le sue attività. Leggiamolo e frequentiamolo ancora, attingendo alla sua sapienza pedagogica e al suo estro di educatore. Riascoltiamo le sue bellissime registrazioni in classe. Le voci sono quelle dei suoi innumerevoli studenti, che ora si portano dentro la sua eredità. Come tutti noi.

Ciao Marcello, Pikaia gracilens si inchina al tuo passaggio in questo mondo.