Intervista impossibile al DNA

“Intervista impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità”, l’utlimo libro di Giovanni Destro Bisol e Marco Capocasa, edito da Il Mulino


Titolo: Intervista impossibile al DNA
Autori: Giovanni Destro Bisol,Marco Capocasa
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2018
Pagine: 217 p., Brossura
EAN: 9788815274878

Scheda del libro


DNA, su nessun’altra parola della scienza si è scritto tanto. Non è certo un caso. Tra tutte le biomolecole è l’unica ad avere significati tanto diversi tra loro quanto importanti: trasmissione dell’informazione genetica, archivio inesauribile di conoscenze sul nostro passato ed elemento in grado di determinare la durata e la qualità della vita. Era quindi difficile pensare qualcosa che desse a chi scrive l’ebbrezza di esplorare aspetti originali e a chi legge qualche nuovo stimolo di riflessione. Noi c’abbiamo provato, a costo di un’operazione un po’ spericolata. Abbiamo immaginato il materiale ereditario non solo alla stregua di un’occasione per parlare delle più recenti scoperte in biologia, ma anche come un compagno di viaggio nella nostra incessante ricerca del senso umano delle cose. Così, ci siamo resi conto che il DNA è in grado di prenderci per mano e portarci attraverso territori inattesi dentro e fuori di noi, dagli spazi infinitesimali delle cellule a quelli incommensurabili della nostra mente. E di suggerirci nuove angolazioni da cui guardare le scoperte scientifiche, il loro contesto storico e i loro significati. Fino a far sentire la sua voce.



PARTE PRIMA – DNA, LA VITA IN TRE LETTERE

Come tutto ebbe inizio (se scienza e mito non fossero poi così lontani?). Scienza e mito sono il prodotto di sensibilità e approcci molto diversi. La scienza parte dall’esplorazione dei fatti empirici cercando di dedurne le cause e ricostruire i processi che li hanno determinati, avendo come guida le “leggi” della fisica e della chimica. Il mito compie, per certi versi, un percorso opposto: conosce già le cause che determinano le vicende umane, perché legate a un disegno superiore che facciamo nostro con un atto di fede. Ma non per questo le dimensioni del mito e della scienza devono essere viste come opposte e inconciliabili, anzi. Lo straordinario potere del DNA di penetrare nei nostri pensieri e far risuonare dentro di noi qualcosa di molto profondo dipende proprio dalla sua capacità di assumere le sembianze fascinose e mistiche di un mito.

Attenti a quei due (la scoperta della struttura del DNA e il gusto della conoscenza). Le vicende che hanno accompagnato la scoperta della struttura del DNA da parte di James Watson e Francis Crick negli anni ‘50, e in particolare il trattamento che i due grandi scienziati riservarono a Rosalind Franklyn, ci lasciano una lezione importante: sarebbe un errore quello di idealizzare, fosse anche per riconoscenza o ammirazione, le figure di coloro che hanno cambiato il nostro modo di guardare il mondo attraverso le lenti della scienza. Non perdere mai di vista la dimensione umana anche nell’impresa scientifica, questo ci sembra un insegnamento da tenere sempre ben presente, per apprezzare appieno il gusto della conoscenza.

Il senso di Francis per il dogma (la sintesi delle proteine sensu Crick). Perché Francis Crick volle usare proprio quel termine dall’innegabile connotazione teologica, il dogma, per definire quella che poteva essere vista come una semplice ipotesi: “una volta che l’informazione si è trasformata in proteina non può più tornare indietro”. Noi immaginiamo che egli fu pervaso dalla sensazione di aver rivelato al mondo una conoscenza il cui significato andava molto al di là della sfera puramente scientifica. Qualcosa che era non solo fondamentale per comprendere la biologia di tutti gli esseri viventi, ma anche in grado di connettere la dimensione materiale della vita con quella immateriale delle “funzioni superiori”, con l’essenza dell’esistenza secondo il significato che le attribuiamo noi umani. Una visione tanto abbagliante da dover essere accettata come una rivelazione. Fino ad assumere il valore e il senso di un dogma.



PARTE SECONDA – ESSERI UMANI

La storia siamo noi (leggere il passato attraverso il DNA). La storia umana e il DNA hanno in comune tre proprietà: tengono traccia di fatti avvenuti nel corso di molte generazioni, ci parlano del nostro presente senza perdere di vista il passato, possono dare forza alle nostre esistenze. Il senso profondo di queste analogie può essere compreso ripercorrendo alcuni passaggi fondamentali dell’evoluzione della nostra specie, Homo sapiens. Il legame inscindibile tra funzione, diversità e storia che si realizza attraverso il nostro materiale ereditario permette di cogliere il senso profondo della famosa frase del grande genetista Theodosius Dobzhansky: “Nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione”. Così come, aggiungeremmo noi, “Nulla ha senso per noi umani se non alla luce del nostro passato”. Un altro modo per dire: “la storia siamo noi”.

Il tempo e il DNA (DNA, dinosauri e neandertaliani). Ripercorrendo le false speranze che la ricerca sul DNA ci ha regalato, ci interroghiamo su quale sia la parola che condensi ciò che rende una persona, oltre all’intelligenza e alla creatività, un vero scienziato. La migliore risposta possibile è quella del fisico americano Alvin Weinberg nel suo libro del 1978 “Gli obblighi della cittadinanza nella Repubblica della Scienza”: “Di tutti i tratti che qualificano uno scienziato come cittadino della repubblica della scienza, la responsabilità è la più importante. Un ricercatore può essere brillante, creativo, attento a ogni minimo dettaglio o visionario, ma non sarà mai un vero scienziato se non è responsabile”. Responsabilità, è questa la parola giusta.

L’evoluzione inarrestabile (il nostro DNA non smette di cambiare). Molti pensano che avremmo smesso di evolverci grazie gli incessanti sviluppi della tecnologia. All’altro estremo, c’è chi vede un futuro come quello dipinto nella “macchina del tempo” di H.G. Wells: una società fatta di individui belli, eleganti e intelligenti (gli Eloy) a cui si contrapporrà un sottoproletariato formato da persone squallide o addirittura spregevoli nell’aspetto e nel comportamento (i Morlock). A quale versione del futuro dovremmo credere? Leggendo il DNA ci rendiamo conto che l’evoluzione è viva e vegeta, nonostante (ma, a volte, anche a causa di) tutto il nostro progresso e le aspettative che esso genera per il futuro. Mentre Eloy e Morlock continueranno a esistere solo nei racconti di fantascienza, il genoma dovrà continuare a confrontarsi con l’ambiente. Siamo avvertiti.

Idee che cambiano il DNA (le relazioni profonde tra genetica, cultura e società). Negli anni ’60, il famoso jazzista Sonny Rollins aveva usato nel suo disco “The bridge” la metafora del ponte per spiegare come fosse riuscito a trovare una felice sintesi tra la sua formazione giovanile, più tradizionale e il desiderio di innovazione musicale del free jazz. Anche nello studio delle relazioni tra evoluzione biologica e culturale la metafora del ponte è straordinariamente presente, come testimonia la ricerca costante di una visione unitaria degli aspetti genetici, sociali e culturali della storia umana. In fin dei conti, è solo una la finalità che perseguono i diversi studiosi del nostro passato: conoscere nella sua interezza l’avventura umana sul pianeta Terra.


PARTE TERZA – NEL BENE E NEL MALE

I geni, il genio e la sregolatezza (il DNA e il senso profondo del nostro agire). Gli studi sul ruolo del DNA nell’influenzare il comportamento umano hanno visto dei progressi davvero notevoli negli ultimi venti anni. Tuttavia, né la genetica né la psicologia, per quanti ulteriori passi in avanti si potranno fare, ci renderanno più consapevoli di quello che la nostra esistenza ci mostra instancabilmente ogni giorno. Sono il senso di umanità e l’empatia, il sentirci parte di una comunità di esseri senzienti, fino a saperci riconoscere e immedesimarci in chi ci sta di fronte, le condizioni necessarie per dare un significato vero e profondo ai nostri comportamenti individuali e al nostro agire sociale.

Il DNA va in tribunale (un percorso inatteso verso una mistica del DNA). Sulla spinta dei progressi scientifici e del grande risalto che i media gli attribuiscono raccontando la sua capacità di risolvere importanti casi criminali, nell’immaginario di molti il DNA ha preso le sembianze di un’entità immortale, sacra e indipendente dal corpo. In grado non solo di tracciare la nostra identità, ma anche di determinare le inclinazioni sessuali, le deviazioni della personalità e perfino le preferenze politiche. Una sorta di materializzazione del nostro “Io” più profondo. Sei, e sempre sarai, ciò che è nel tuo DNA. Un’idea che ci appare semplicistica e fuorviante, ma, al tempo stesso, un’altra chiara dimostrazione di come la nostra mente non riesca sempre a tenere separata la dimensione scientifica e razionale da quella interiore.

 

 

PARTE QUARTA – SPERANZE, PAURE, ILLUSIONI

Al di là del presente (dall’ingegneria genetica e l’editing genomico alla parabola di Siddartha). Taluni vedono nel DNA il taumaturgo che un giorno, non molto lontano, riuscirà a farci vivere per 120 anni sempre in piena salute, belli come le star di Hollywood e capaci di godere di tutti i piaceri che il mondo può offrire. A chi potrebbe non piacere l’idea di raggiungere una felicità completa e duratura? Ma, a pensarci bene, una domanda ce la dobbiamo porre: manipolando senza limiti il nostro materiale ereditario, pensiamo davvero di riuscire a “purificare” le nostre esistenze presenti e future dal dolore e dalla sofferenza? Come scrive Mark Manson “il nostro dolore e la nostra infelicità non sono un errore della nostra evoluzione, sono una sua funzione”. Saremo capaci un giorno di liberarci di questi compagni di viaggio o, come insegna la parabola di Siddartha e del rāja Suddhodana, dovremo rassegnarci ad accettarli come parte del nostro destino?

Parla con lui

L’intervista impossibile (e ora ascoltiamo il DNA!). Per poter “umanizzare” ancora di più il nostro racconto abbiamo fatto ricorso a un artificio letterario. Qualcuno ricorderà le “interviste impossibili”, pezzi della durata di 20-30 minuti trasmessi dalla rete radiofonica Rai tra il 1973 e il 1975 in cui personalità di spicco della cultura italiana, come Umberto Eco o Andrea Camilleri, immaginavano di intervistare grandi personaggi della storia, dall’uomo di Neandertal a Pablo Picasso. Visto che lo scopo di questi dialoghi surreali era offrire agli ascoltatori una finestra sul passato in cui ironia e senso dello humour convivessero con la capacità d’introspezione storica, ci siamo chiesti: perché non immaginare un’intervista con chi è in grado di raccontare la storia più lunga del mondo, quella che va dalla comparsa dei primi batteri, avvenuta miliardi di anni fa, fino ai giorni nostri? Così è nata l’idea, apparentemente stravagante, di dare voce e pensieri a una molecola. Mister “Di Enneà” ci ha ripagato mescolando sarcasmo e sensibilità, raccontandoci il suo passato e immaginando il futuro che lo (e ci) attende da un’angolazione diversa e originale. Ci troverete, e non ve ne stupite, anche un omaggio a un grande scrittore italiano, Sebastiano Vassalli.